«Attenti al Giappone, se crolla lui sarà depressione mondiale»

Intervista all’eurodeputato Lucio Manisco

D – Siamo o no in una fase recessiva dell’economia? Nel nostro paese i pareri sono contrastanti, anzi a Cernobbio qualcuno si lascia andare ad un certo ottimismo.

R – Quando parliamo di economia è doveroso prima di ogni altra considerazione ricordare chi non è più con noi e sono tanti, sono milioni e milioni di scomparsi e di dimenticati.

D – Di chi stai parlando?

R – Di chi tutto ha sacrificato, tutto ha dato ed ora viene rimosso dalla memoria collettiva: credo proprio che sia giusto il momento di erigere un monumento in memoria dell’investitore ignoto. Negli Stati Uniti si calcola che questi caduti senza un fiore o una decente sepoltura siano saliti quest’anno a 22 milioni. Molti di meno in Italia per via delle dimensioni ristrette del nostro mercato azionario; per il momento si tratterebbe di qualche decina di migliaia di piccoli risparmiatori. Il governatore della Banca d’Italia, uno dei principali responsabili di questa che non è ancora un’ecatombe, ma che diventerà tale nel giro di pochi mesi, dovrebbe trovare il tempo di commemorarne la scomparsa invece di pregare solo per i caduti papalini di Porta Pia.

D – A dire il vero anche Gianni Agnelli ha detto che sarà un miracolo se la crescita del Pil arriverà al 2,5 per cento.

R – Sarà un miracolo se la crescita scenderà a zero e non sotto. L’avvocato comunque pensa solo a far saltare l’art. 18 in piena sintonia con la banda dei Berlusconidi: l’obiettivo di spazzar via quello che è rimasto dello stato sociale è diventato quanto mai incalzante ora che la recessione è un dato di fatto, checché ne dicano i Fazio, i Tremonti & Co.

D – L’Italia per via dell’Euro potrebbe avvertire meno i colpi della recensione mondiale?

R – Potrebbe avvertirli con un certo ritardo ma poi con effetti più devastanti di quelli che colpiranno le altre economie europee: questa almeno è la previsione formulata dal Financial Times e dall’Economist per non parlare delle anticipazioni più sommesse dall’Ecofin. In questo frangente parlare di crescita del 3 per cento e di riprese a sei mesi, vuol dire essere in mano a dirigenti da repubblica delle banane, con buona pace di Gianni Agnelli. Guarda cosa è accaduto oggi negli Stati Uniti: la Dow Jones mentre ti sto parlando crolla di 200 punti e mancano ancora due ore alla chiusura di Wall Street, la Nasdaq continua a registrare perdite e il dipartimento del lavoro Usa ha annunziato un impennata della disoccupazione al 4,9 per cento, la più alta degli ultimi quattro anni anche nei termini truffaldini dei rilievi statistici americani. L’esplosione della bolla speculativa sta travolgendo non solo la nuova economia ma tutti i settori produttivi ed i servizi della repubblica stellata.

D – Ma anche oltre atlantico l’ondata generale di pessimismo lascia qualche spiraglio di speranza a medio termine.

R – E’ una speranza da ultima spiaggia: fino a quando riusciranno ad arginare e a frenare il riflusso all’estero dei capitali stranieri – un riflusso che è già in corso e che spiega la modesta ripresa dell’Euro – potranno continuare a dare un po’ di ossigeno al mercato creditizio interno. Ne va escluso che Alan Greenspan possa ricorrere al trucco del 1987, ad inondare di liquidità banche e mercati. Un trucco questa volta di breve durata che potrà fermare per una o due settimane il crollo in borsa e l’ondata di panico. Quello che preoccupa maggiormente la Federal Reserve e il suo direttore per il momento è il tonfo del Giappone. la Moody si accinge ad abbassare ulteriormente la graduatoria rischio dell’Impero del Sol Calante, da Aa2 a Aa3, perché il debito in yen è il più elevato di qualsiasi altro paese industrializzato e in alcuni settori non appare più redimibile. E se il sistema bancario giapponese va in tilt, non si parlerà più di recessione ma di depressione economica mondiale. E’ l’incubo del 1929…