«Attenti a Tangentopoli». Scontro nei Ds campani

Il presidente della Regione sotto tiro nel partito. I vertici nazionali convocano una riunione per i prossimi giorni De Luca a Bassolino: rischio clientele. Gli uomini del governatore: Fassino ci difenda

«Ecco, noi ci saremmo aspettati, e ci aspettiamo, una risposta forte a livello nazionale, rispettosa di un gruppo dirigente che da 13 anni ha dato un contributo importante al partito, e ora comincia a sentire puzza di bruciato». La situazione dev’essere davvero grave, a Napoli e nella sinistra campana, se una voce che il Riformista (giornale edito e diretto da due napoletani) definisce «autorevole e molto vicina a Bassolino» chiama in causa il segretario Ds, per arbitrare una questione che va molto oltre la decennale rivalità tra Bassolino e l’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, ora parlamentare diessino. È lui che, alla chiusura del festival campano dell’Unità ad Agropoli, ha sparato a zero sulla questione morale: «Accendiamo i riflettori o avremo una nuova Tangentopoli». Accuse ripetute il giorno dopo – in una discussione sollecitata da Giorgio Napolitano – nella direzione nazionale Ds, seguite dalla replica del segretario regionale Gianfranco Nappi (che ha espresso un malumore già emerso dopo le critiche estive di Cesare Salvi) e dal silenzio dei vertici (che però hanno annunciato una prossima riunione dedicata alla Campania).
De Luca e Bassolino non si amano, e non da oggi. Ma i segnali sono altri. L’Espresso che torna a mettere in copertina i mali della città. Il sindaco Rosa Russo Iervolino che se la prende con «la stampa che non sa leggere le cose positive di Napoli», ma intanto annuncia che «quasi sicuramente» l’anno prossimo non si ricandiderà. Pino Daniele che dice al Corriere: «Ora che Bassolino ha abbracciato Gigi D’Alessio in piazza Plebiscito io posso finalmente abbracciare Fini o Alemanno. Un sogno si avvera. Non ci sono più confini tra idee diverse, né limiti al buongusto», dove l’abbraccio con D’Alessio diventa quasi simbolo del compromesso con una Napoli eterna agli antipodi dello «spirito del ’93».
Sul palco di Agropoli, Bassolino ha citato i dati elettorali: «La Campania è l’unica regione in cui il centrosinistra dal ’93 in poi ha sempre vinto. E io sono l’unico politico ad aver aumentato i voti ogni volta che si è ripresentato. È successo prima al Comune, poi alla Regione». Una replica che non convince De Luca, anzi: «Questi sono gli argomenti con cui vent’anni fa ci rispondevano i democristiani. Noi parlavamo di sistema di potere Dc, proprio così, sistema di potere, e loro scrollavano le spalle dicendo: voi parlate, e noi abbiamo i voti. Sarebbe ridicolo non riconoscere le vittorie di Bassolino e il ruolo di aggregazione che i Ds hanno avuto in questi anni. Ma sarebbe sbagliato anche dimenticare che in Campania abbiamo avuto il parlamentare più votato al mondo, Alfredo Vito, uomo da 200 mila preferenze. In politica esistono anche le clientele. Così come si tengono congressi in cui la platea congressuale non è un numero ma un calcolo probabilistico. L’argomento dei voti non è esaustivo. A ben vedere, poi, la Campania è anche l’unica regione in cui la Margherita supera i Ds e con l’Udeur sfiora il 30 per cento, con i Ds al 15,3. Io resto sostenitore della lista unitaria, ma questi numeri rischiano di rafforzare piuttosto il progetto di contrapposizione tra popolari e socialdemocratici caro a De Mita». Quando De Luca paventa una «nuova Tangentopoli» indica quattro punti: camorra, sanità, rifiuti. E corruzione. «Chi ha responsabilità di governo deve controllare anche le seconde file. Invece vedo un delirio di onnipotenza, un senso di impunità, una tendenza oggettiva verso questa deriva. Premetto che per me chi utilizza la questione giudiziaria nella lotta politica è un farabutto. E non rinnego lo spirito del ’93, anzi, vorrei che lo ritrovassimo. Perché allora Bassolino a Napoli e nel mio piccolo io a Salerno abbiamo fatto un’esperienza straordinaria, ricostruendo un’identità civica distrutta. Però oggi, dopo tredici anni, abbiamo il dovere della verità. Non condivido i toni di autocelebrazione, di propaganda, con cui si tenta di occultare problemi drammatici. Mi correggo: non problemi; disastri. Come l’emergenza rifiuti, sempre più grave. E dopo che si è stati per un decennio commissari straordinari, non si può minimizzare o gridare al complotto».
Lo stesso vale per la camorra, dice De Luca. «Si sente sempre il solito ritornello: la situazione è difficile però ce la faremo, la città ha energie positive… certo che ci sono energie positive. Però dovremmo innanzitutto avere il coraggio di dire che la battaglia contro la camorra è perduta. Che dobbiamo ricominciare da capo. Se si arresta il boss Di Lauro e 48 ore dopo l’uomo che l’ha fatto arrestare viene torturato e ucciso, non rimane che riconoscere: abbiamo perso. L’altra notte un altro morto, a un passo da piazza del Plebiscito. Manca una mobilitazione anche nazionale, un clima generale che dia coraggio: oggi non c’è un padre di famiglia disposto a denunciare lo spaccio e la violenza quotidiana nel suo quartiere». C’è il rischio dell’infiltrazione della camorra nella politica? «Più che il rischio, la certezza. La camorra continua a fare affari con la cosa pubblica, ad esempio con le discariche speciali. E in una sezione periferica del genio civile si pagavano tangenti per riempire una cava con “terreno vegetale”, in realtà materiale inquinante. Per questo dico: facciamo luce, si muova la politica, non solo la magistratura».
Ricominciare da capo, dice De Luca. «C’è stato un abbassamento della guardia. Ci limitiamo a dire quel che pensiamo si debba fare. E la gente ci risponde: siete al potere da un sacco di tempo; fatelo. Accomodarsi a logiche di contrattazione politica significa tradire noi stessi». Un altro esempio è la sanità. «Dobbiamo imporre alla coalizione criteri rigorosi per sottrarre la salute al mercato della politica. Invece per conquistare un posto da primario si sono umiliati centinaia di medici. Professionisti di valore costretti a fare anticamera dai politici, cui io avverto il bisogno di chiedere scusa».
De Luca fa riferimento a un fatto noto, che riguarda il responsabile Sanità dei Ds Giuseppe Petrella, accusato di pressioni sul direttore dell’Asl di Napoli 2 Pierluigi Cerato per la nomina di un direttore sanitario, ma anche a episodi e personaggi rappresentativi dell’epoca. «Vedo troppi cafoni arricchiti, anche nel nostro partito». Si segnala tra questi come simbolo dell’abbassamento della guardia «il manager che ci hanno mandato all’ospedale San Leonardo di Salerno, la seconda struttura sanitaria della Campania. Si è presentato in sandali. Camicione aperto su petto villoso, catena e medaglione d’oro. Occhiali scuri Ray Ban, che fanno tanto tono. Pareva uscito da una sceneggiata di Mario Merola. Invece è tutto vero. E magari riuscirà a smantellare l’emodinamica, un reparto all’avanguardia aperto 24 su 24, che ha chiesto mezzi e medici; ma quello se ne infischia e nemmeno risponde». Il “supercafone” di Salerno non sarà mica colpa di Bassolino. «D’accordo. Però Bassolino è stato per un ciclo politico una figura di riferimento. L’uomo su cui si è fatto il più grande investimento politico in Italia. Che ha avuto i maggiori poteri».