Attenti a Schioppa

Non puoi ottenere di essere invulnerabile, meglio che tu lo sappia e ti prepari, ammoniva Seneca. Tradotto in volgare contingenza dell’oggi, meglio sapere che ci si può aspettare la grandine dal governo di centrosinistra sulla condizione del lavoro e del vivere sociale. E così è stato – come traspare dall’allarme dei leader sindacali convocati ieri sera dal ministro Padoa Schioppa per essere «informati», in extremis, su quali saranno le linee del Documento di programmazione economico finanziaria. Ossia come e dove, si pensa di cavare i soldi per «sanare» i conti pubblici. Pur nella scrittura sibillina del Dpef – dove si elencano solo «grandezze macroeconomiche » – si può sempre leggere in controluce quali siano le intenzioni diungoverno: e quel traspare non lascia molti dubbi, si vede «un’accentuazione dei tagli sociali», o addirittura una linea «non diversa da quella di Berlusconi » – commentano a caldo Cgil e Cisl. Oltre all’attitudine di «metodo», mailmetodo è anche sostanza, inaugurato dal governo Prodi colmettere tutti davanti al fatto compiuto: prima il governo decide, e poisemmai sipuò«trattare ». Un modello già collaudato con il decreto sulle «liberalizzazioni», ripetuto con i rappresentanti ufficiali di lavoratori e pensionati: convocati mentre già oggi il Dpef è varato dal consiglio deiministri. Accentuazione dei «tagli sociali»? Sì, e addirittura sembra un eufemismo, di fronte al «disastro» sociale che si profila. L’allarme più pesante è sulle pensioni, lo spauracchio è la ventilata operazione «strutturale» sulla previdenza. E in questo davvero il governo attuale non pare molto diverso da quello di Berlusconi (ma neppure, aggiungiamo, dai precedenti di centrosinistra). Anche il grimaldello è il consueto pretesto demografico, per incidere pesantemente su una qualche garanzia per la tarda età deimilioni di donne e uomini prestatori d’opera che pure hanno pagato personalmente per un’ipoteca positiva sul loro futuro. Si diceva, nel programma dell’Unione, che va abolito lo «scalone» del ministro leghista Maroni – che pure cercava di procrastinare nel tempo qualche intervento più radicale sui pensionati. Bene, abolire lo «scalone », che aveva come posta un risparmio di 4 miliardi,implica dire chiaramente da dove, altrimenti, si «risparmia ». Si vuole alzare tout court l’«età pensionbile»? Si pensa di cancellare per il presente e il futuro «diritti» di sopravvivenza, di dignità di vita, conquistati con non poche lotte – e soldi versati – con l’imperativo di fare cassa, «sanare » i conti pubblici? Si potrà mai far apparire questo come un colpo al cerchio e un colpo alla botte – una sorta di bilancino tra lo scontro con le «corporazioni», e lo scontro con chi eventualmente difenda i diritti del lavoro e del vivere sociale – in nomedell’ideologia diun supposto «interesse generale» di cui il governo si farebbe arbitro? Costruzione ardita, anche perché i «capitoli» da tagliare enumerati da Padoa Schioppa colpiscono tutti: le pensioni, ma anche «enti locali, pubblico impiego, sanità». Si può solo sperare che i sindacati non si pieghino qui alla «riduzione del danno» – il leit motiv inaugurato dal governo dell’Unione su un’altra questione bruciante: l’Afghanistan, l’accettazione della guerracomepratica corrente.