“Atomiche su Teheran, Israele fa i preparativi”

I preparativi per un eventuale blitz israeliano contro le maggiori infrastrutture nucleari dell’Iran sono iniziati. Gli aerei da combattimento israeliani simulano la lunghissima missione verso gli impianti di Natanz, Isfahan e Arak volando fra la base di Tel Nof (Neghev) e Gibilterra e ritorno, senza tappe intermedie.
Lo ha appreso il settimanale britannico Sunday Times da un pilota israeliano che afferma di aver partecipato ai preparativi: «Non possiamo accontentarci del 99%, la missione deve essere perfetta, al 100%, oppure è meglio non condurla affatto».
Il progetto nucleare iraniano assieme con le minacce del presidente Mahmud Ahmadinejad di cancellare lo Stato ebraico dalle mappe inducono Israele a seguire con la massima attenzione il pericolo. Secondo i suoi esperti le sanzioni internazionali difficilmente avranno effetto e dunque entro pochi anni, forse già nel 2009, l’Iran potrebbe dotarsi di ordigni nucleari. Per Israele, con il suo territorio ridotto (a nord di Tel Aviv, fra il mare e la Cisgiordania sono appena 20 chilometri) si tratterebbe di una minaccia esistenziale.
Nello scenario messo a punto dal Sunday Times (che a Gerusalemme è stato qualficato «pura fantasia») per distruggere le superprotette centrifughe di Natanz – dove avviene l’arricchimento dell’uranio – Israele agirebbe in due fasi. Prima aprirebbe una breccia negli strati protettivi di cemento con bombe convenzionali guidate da raggi laser, per poi usare una bomba tattica nucleare, della potenza di un kiloton. Esplodendo nel ventre della terra le radiazioni sarebbero contenute, spiega il giornale che rileva che si tratterebbe del primo attacco atomico dopo Nagasaki e Hiroshima.
Progetti genuini, oppure una fuga di notizie nel contesto di una guerra psicologica? In Israele i commentatori hanno accreditato in genere la seconda ipotesi. «Spero proprio che nessuno stia davvero pensando di ricorrere ad armi nucleari contro l’Iran», ha esclamato il dottor Reuven Pedtzur, un esperto di strategia militare. Ma a Teheran il lungo e dettagliato testo del Sunday Times (firmato anche da Uzy Mahanaymi, figlio di un ex dirigente dell’intelligence israeliana) è stato letto con la massima attenzione anche perché solo il mese scorso, in quello che fu definito «un lapsus», il premier Olmert ha confermato per la prima volta che Israele ha un potenziale nucleare. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha avvertito che «ogni aggressore dell’Iran si pentirebbe molto presto delle proprie azioni». Un riferimento implicito ai razzi Shihab-3 che sono in grado di colpire l’intero territorio di Israele.