Associazioni, sindacati e movimenti: 10 proposte per l’Unione

Cambiare si può. Con questa parola d’ordine esponenti dell’associazionismo, dei sindacati e dei movimenti sociali hanno presentato nei giorni scorsi la campagna che si propone di raccogliere un milione di firme a sostegno di dieci proposte per il programma dell’Unione. Abbiamo deciso di promuoverla perché sentiamo di dover fare la nostra parte nella fase delicata che il paese sta affrontando. Quattro anni di governo delle destre ci restituiscono un’Italia più povera e insicura, delegittimata sul piano internazionale, colpita dalla crisi economica e sociale, indebolita nell’etica pubblica, nella credibilità e nella solidità delle sue istituzioni democratiche. Un paese che ha bisogno di vedere nuove prospettive, ritrovare fiducia nel futuro. Non basterà la sola alternanza nel governo del paese, servirà un progetto di economia, di società, di vita democratica realmente alternativo, nei valori e nelle scelte concrete.
Siamo convinti che le energie per imboccare una strada nuova ci siano. Devono arrivare dallo sforzo unitario di tutto il centrosinistra, ma neppure questo è sufficiente. I partiti da soli non ce la fanno se non entra in campo la società, ancora troppo spesso spettatrice passiva di una politica che fa fatica ad ascoltare, coinvolgere, mobilitare. I movimenti sociali emersi in questi anni – nell’opposizione alla guerra e al neoliberismo, nelle battaglie per i diritti sociali e del lavoro, per la difesa della costituzione e della democrazia – esprimono nuove energie di cittadinanza e una nuova domanda di partecipazione politica. Hanno prodotto un patrimonio di esperienze, elaborazioni, proposte concrete che oggi possiamo spendere nella costruzione del cambiamento.
Abbiamo provato ad elencare queste proposte nel «decalogo» di quelli che riteniamo i primi passi irrinunciabili per un vero progetto di alternativa. A partire dalla difesa della Costituzione: bisogna bloccare la controriforma della destra anche preparandoci al referendum popolare, ma occorre anche innovare la democrazia, allargare gli spazi pubblici di partecipazione. E poi i grandi temi dell’economia e del lavoro: combattere la precarietà, abolire la legge 30, ampliare la democrazia sindacale, difendere la previdenza pubblica, avviare politiche di sostegno ai redditi più bassi. Chiediamo di rafforzare e qualificare le politiche di welfare sacrificate in questi anni, di destinare alla spesa sociale maggiori risorse anche attraverso l’effetto redistributivo di una equa politica fiscale che colpisca rendite speculative e grandi patrimoni.
Chiediamo di fermare le privatizzazioni dei servizi pubblici, la difesa dei beni comuni e dei servizi di interesse generale dall’aggressione del mercato, insieme ad una seria politica per l’ambiente. E poi ancora il tema della libertà di scelta e di coscienza, dell’affermazione dei diritti civili a partire dalla legge sui Pacs; la difesa della scuola pubblica, politiche a sostegno dei diritti culturali e della formazione permanente, la difesa e l’innovazione del servizio radiotelevisivo pubblico, il pluralismo dell’informazione.
Poniamo l’esigenza di nuove politiche per l’immigrazione, con l’abolizione dei cpt, il varo della legge sul diritto di asilo, la cittadinanza di residenza e il diritto di voto. Vogliamo difendere l’autonomia della magistratura dal potere politico ed una giustizia che tuteli i cittadini più deboli e non sia strumento di repressione e criminalizzazione del dissenso. Infine, ribadiamo con forza il rifiuto di tutte le guerre e del terrorismo; chiediamo che la pace sia principio ispiratore di una nuova politica estera basata sulla prevenzione dei conflitti e sulla promozione dei diritti e della democrazia globale.

Su questi punti vogliamo promuovere nel paese il confronto e la discussione, ed aprire una serena e trasparente vertenza democratica perché trovino spazio nel programma dell’Unione. La nostra iniziativa non intende polemizzare con i partiti né interferire nella competizione delle primarie. Guarda oltre, si rivolge a tutta l’Unione nel suo complesso e alle scelte che dovrà operare per il suo programma. Mira a costruire su quelle proposte consensi e mobilitazione civile dal basso, nella società. Siamo infatti convinti che ci sia bisogno di far vivere uno spazio autonomo e permanente della mobilitazione sociale, in grado di interagire oggi con la scadenza elettorale ma anche di vivere oltre le elezioni, per garantire anche nella futura legislatura la spinta, lo stimolo critico e la vertenzialità diffusa della mobilitazione sociale, cose di cui un vero progetto riformatore tanto più avrà bisogno.

Per maggiori informazione sulla campagna: ww.cambiaresipuo.it.
*presidente nazionale Arci