Assemblea NO WAR del 15 luglio – Intervento di Raul Mordenti

I sostenitori del voto per rifinanziare la nostra missione di guerra in Afghanistan adducono un solo argomento; lo fanno in modo prepotente, arrogante, con il sostegno massiccio dei mass media, e tuttavia il loro è un solo argomento.

Io vorrei brevemente discutere proprio questo argomento.

Nessuno, neppure Emilio Fede, sostiene più che le nostre truppe siano lì per motivi umanitari, per distribuire il latte o cambiare i pannolini ai bambini afgani; se si vuole far opera umanitaria si dia retta a chi ha i titoli per dirci cosa fare, a Vittorio Strada e ai suoi compagni; e ormai nessuno, neppure Capezzone, sostiene più che siamo lì per togliere il burka alle donne afgane; d’altra parte nessuno, neppure Bush, sostiene più che la guerra in Afghanistan serva a catturare il suo ex-amico e socio Bin Laden, se è vero come è vero che il nucleo americano apprestato per questo scopo è stato sciolto.

Dunque il dibattito non è più sulla natura della missione, che ormai si presenta con ogni evidenza come finalizzata a segnare una presenza militare occidentale in una zona strategica dal punto di vista geo-politico ed economico (siamo dunque del tutto fuori, e contro, la Costituzione). E l’ONU serve solo da copertura, ammesso che esista ancora, mentre io oso dire che la stessa NATO non c’entra, dato che la NATO ha ben precisi confini geografici, cioè è appunto limitata geograficamente all’asse Europa-Nord Atlantico (come recita il nome stesso della NATO, e come Moro e Fanfani non si stancavano di ripetere per dire no ad una presenza italiana in Vietnam: ricordate?).

L’argomento dei sostenitori di un voto del centrosinistra che prosegua la politica del Governo Berlusconi è dunque un altro, ed è uno solo; esso dice: “E’ necessario per non far cadere il Governo Prodi e non far tornare al Governo Berlusconi”. E l’argomento si presenta a prima vista come assai forte, perché tutti noi popolo della pace non vogliamo che tornino al Governo Berlusconi e la sua banda. Questo è l’unico argomento vero, da discutere dunque.

Ora a me pare che questo argomento sia del tutto inconsistente, sia dal punto di vista della politica che da quello della logica, per il semplice motivo che questo argomento è reversibile; si può cioè ragionevolmente sostenere che, data la presenza di forze pacifiste nella coalizione dell’Unione, per non far cadere il Governo Prodi sia assolutamente necessario proprio NON votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan; si può sostenere che la volontà di D’Alema (tanto per non far nomi) di spingere il Governo a un atto politico assolutamente inaccettabile per una parte consistente della coalizione che lo sostiene rappresenti un gesto finalizzato a far cadere il Governo Prodi.

Si noti che nessuna delle sue posizioni (né quella degli aspiranti prosecutori della politica estera di Berlusconi né la nostra) è legittimata dal programma dell’Unione, al contrario di quanto accade per il ritiro dall’Irak che è espressamente previsto da quel programma. E dunque non si vede perché mai dovrebbe considerarsi una rottura della maggioranza il nostro NO alla guerra e non invece il loro Sì alla guerra. Questa vicenda peraltro ha un valore emblematico: se lasciamo passare il principio che per far vivere il Governo Prodi la sinistra del centrosinistra debba accettare di votare contro se stessa, contro i propri principi più fondamentali e (direi) contro la propria natura, ecco che si apre una strada terribile che porta alla catastrofe non solo la sinistra del centrosinistra ma la stessa coalizione, la quale smetterebbe di essere la coalizione che ha vinto le elezioni e diverrebbe un monocolore Margherita-destra DS, più alcune appendici di comodo ma politicamente nulle e perciò destinate a morire. Domani “per non far cadere il Governo Prodi” dovremo votare il taglio della sanità e delle pensioni; dopodomani, sempre “per non far cadere il Governo Prodi” dovremo votare la precarizzazione del lavoro, o la TAV, o i soldi alle scuole private, o altre mostruosità, e così via.

Dunque la vera domanda politica è quella che poniamo oggi noi; e la domanda è: “Come risolvere i casi in cui all’interno della stessa coalizione di manifestano DUE diverse opzioni politiche?”; e a questa domanda la risposta non può certo essere quella di D’Alema, che dice: “Semplice! Basta che voi rinunciate alla vostra posizione e ubbidiate a noi”.

Una prima risposta ragionevole mi sembrerebbe invece essere un referendum fra gli elettori del centro-sinistra. Personalmente sono stato assai critico delle cosiddette “primarie”, che rivelavano una brutta cultura presidenzialista e anticostituzionale, ma non di questo si tratta. Si tratta di far pronunciare gli elettori del centrosinistra su una questione precisa, che diventerà sempre più cruciale (il numero dei morti cresce di giorno in giorno, e in quel paese ci hanno lasciato le penne sia la Gran Bretagna imperiale sia l’URSS!). Si tratta di verificare che su una questione come la guerra i rapporti di forza nel popolo della sinistra sono ben diversi dai numeri del Governo e dei Parlamentari. Non saremo fra masse solo 8 senatori coraggiosi contro tutti gli altri! Noi scommettiamo, in prima istanza, su questa ipotesi.

E nel frattempo, è chiaro, non si può votare niente a favore della missione di guerra da parte del centrosinistra. E’ chi forza il gioco per ubbidire ad impegni di servilismo assunti oltre Oceano (ahimé: la storia si ripete!) che mette in pericolo al coalizione; non certo chi, come noi, nella coalizione anti-berlusconiana vuole starci, ma con tutta la propria diversità, che io credo possa essere e sia addirittura maggioritaria nel popolo della sinistra.