Assemblea NO WAR del 15 luglio – Intervendo di don Vitaliano della Sala

Sant’Angelo a Scala, 15 luglio 2006

Cinque anni dall’inizio della guerra in Afghanistan! Per chi soffre un’eternità. Per l’eternità un attimo. Per noi un’ulteriore occasione per riflettere sull’inutilità della guerra, per riaffermare che non esistono guerre preventive, né umanitarie, e nemmeno operazioni di polizia internazionale, ma solo guerre che producono morte e alimentano lo spirito di vendetta e il terrorismo.
La storia recente della Chiesa cattolica italiana, ci ha regalato esempi profetici di oppositori alla guerra. Don Lorenzo Milani, imputato nel 1965 di incitamento alla diserzione e alla disobbedienza militare per aver difeso gli obiettori di coscienza. Condannato ad otto mesi di carcere, invece, padre Ernesto Balducci, prese posizione in difesa di Giuseppe Gozzini, primo obiettore di coscienza cattolico, nel 1963.
Forse meno noto è don Primo Mazzolari. Prete antifascista che si rifiutò di cantare il Te Deum per lo scampato attentato a Mussolini e di andare a votare per il listone unico dei fascisti e che per le sue attività clandestine ricevette una condanna a morte decretata dalla repubblica di Salò alla quale riuscì a sfuggire per miracolo. A partire dall’esperienza bellica della prima guerra mondiale, Mazzolari diede inizio ad un percorso che lo porterà ad assumere posizioni pacifiste tuttora tra le più avanzate, non solo in campo cattolico. Sull’equivoco interventista scrive: «Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e guerre ingiuste i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, che la strage è inutile sempre, e ci avessero formati ad un’opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze. E noi, in buona fede, abbiamo creduto che bisognava finirla una buona volta coi prepotenti di ogni risma, e siamo partiti come per una crociata. Perché a noi non importava né Trento né Trieste, né questa né quella revisione di confini; a noi importava fare il punto, chiudere una sedicente civiltà cristiana e preparare una svolta umana della storia». Le idee pacifiste di don Mazzolari si trovano espresse nella Risposta ad un aviatore, che si conclude con queste parole: «Il martire che aveva coscienza di morire per Cristo ha inaugurato il regno dei figli di Dio e dei veri uomini liberi; il soldato che muore, senza sapere perché, porta al colmo il regno dei servi». Il suo libro Tu non uccidere, è il manifesto del pacifismo radicale cristiano: «Cadono le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo […]. Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire».
Ma la storia della Chiesa, contiene anche la pesante contraddizione della presenza dei cappellani militari, appartenenti e funzionali agli eserciti. Sarebbe una chiara testimonianza al “Vangelo della pace” (Efesini 6, 15), vedere finalmente i cappellani militari strapparsi le stellette, lacerare le divise e rifiutarsi di far parte del “corpo”, di essere cioè dei militari a tutti gli effetti, compresi quelli economici e di carriera. E quindi complici. Penso sia superfluo ricordarle che i cappellani, ufficiali-preti e generali-vescovi, del Salvador, del Cile, dell’Argentina, si sono macchiati di crimini al pari di altri ufficiali e generali. E per di più impartendo sui commilitoni dittatori e torturatori, assoluzioni e sante benedizioni.
In questi ultimi anni, abbiamo assistito alla contraddizione tra Giovanni Paolo II, che ha condannato con determinazione la guerra, e alcuni settori della Chiesa, tra cui i cappellani militari e quei partiti, di governo e di opposizione che dicono di ispirarsi ai valori cristiani, che invece l’hanno giustificata e vi hanno preso parte. Questa contraddizione è una schizofrenia che rende i cattolici pesantemente responsabili e poco credibili. Ma “a sinistra” le cose non vanno meglio! E la vicenda del voto per il l’ennesimo rifinanziamento della missione di guerra dell’esercito italiano in Afghanistan ne è un triste esempio. Politici che fino a pochi mesi fa gridavano contro ogni guerra “senza se e senza ma”, appellandosi all’articolo 11 della Costituzione, oggi si ritrovano a votare a favore di quello per cui solo pochi mesi fa avevano votato contro: alla faccia della coerenza! La Bibbia è lapidaria: “Un eunuco che vuol deflorare una ragazza, così è chi vuol rendere giustizia con la violenza”. (Siracide 20, 4).
Allora è particolarmente bello sapere che movimenti laici e cattolici, singoli parlamentari di diversi partiti, semplici cittadini, si uniscano per dare più forza al grido di dolore che sale dall’Afghanistan e da ogni luogo di guerra, per chiedere, pretendere, che ci si adoperi con tutte le forze per la pace. E’ indispensabile farlo in un momento come questo nel quale vogliono farci credere che le armi, gli eserciti e la guerra siano l’unico modo per dare un futuro di speranza all’Afghanistan; è indispensabile che ci siano momenti di riflessione e di “interposizione” politica.
Ora i vari D’Alema e tutti quei politici che sacrificano i propri ideali di pace sull’altare della governabilità, o peggio della poltrona, daranno voce ai soliti esperti di geopolitica che ci diranno ancora tante parole su questa guerra, per giustificarla o comprenderla o darne una lettura strategica o storica; per quanto mi riguarda è squallido non dire che uccidere è una spaventosa aberrazione, sempre! sia quando si uccidevano gli infedeli dell’uno o dell’altro schieramento per conquistare Gerusalemme, sia quando si mandavano al rogo gli eretici per difendere la presunta Verità contro l’eresia, sia quando si crede che “Dio-è-con-noi” se facciamo pulizia etnica. L’umanità ha bisogno di tante cose, sicuramente non abbiamo più bisogno di altre carneficine.
Diceva Simon Weil, “sembra di trovarsi di fronte a un vicolo cieco da cui l’umanità potrebbe uscire solo per miracolo; ma la vita umana è fatta di miracoli” e in questo momento io credo, noi dobbiamo credere, ai miracoli!
Quello che sta avvenendo in Parlamento e di cui oggi stiamo parlando, è l’inizio di un “miracolo” che dovremo completare e realizzare nelle piazze, nelle strade, nelle sedi dei partiti e delle associazioni, perché la pace venga “imposta” come unica via possibile per il progresso vero dell’umanità.
“C’era una volta un villaggio di creature che vivevano nel fondo di un gran fiume di cristallo. La corrente del fiume scorreva silenziosamente su tutte le creature, giovani e vecchie, ricche e povere, buone e malvagie, in quanto la corrente seguiva il suo corso, conscia soltanto della propria essenza di cristallo. Ogni creatura si avvinghiava strettamente, come poteva, alle radici e ai sassi del letto del fiume, poiché avvinghiarsi era il loro modo di vivere, e opporre resistenza alla corrente era ciò che ognuna di esse aveva imparato sin dalla nascita.
Ma finalmente una delle creature disse: «Sono stanca di avvinghiarmi. Poiché, anche se non posso vederlo con i miei occhi, sono certa che la corrente sappia dove sta andando, lascerò la presa e consentirò che mi conduca dove vorrà. Continuando ad avvinghiarmi morirò di noia».
Le altre creature risero e dissero: «Sciocca! Lasciati andare e la corrente che tu adori ti scaraventerà rotolandoti fracassata contro le rocce, e tu morirai più rapidamente che per la noia». Quella però non dette loro ascolto e, tratto un respiro, si lasciò andare e subito venne fatta rotolare dalla corrente e scaraventata contro le rocce. Ciò nonostante, dopo qualche tempo, poiché la creatura si rifiutava di tornare ad avvinghiarsi, la corrente la sollevò dal fondo, liberandola, ed essa non fu più né contusa né indolenzita.
E le creature più a valle nel fiume di cristallo, per le quali era un’estranea, gridarono: «Guardate, un miracolo! Una creatura come noi, eppure vola! Guardate il Messia, venuto a salvarci tutte! ». E la creatura trascinata dalla corrente disse: «Io non sono un messia più di voi. Il fiume si compiace di sollevarci e liberarci, se soltanto osiamo lasciarci andare. La nostra missione vera è questo cammino, questa avventura».”
Questa fiaba descrive molto bene la situazione in cui la politica italiana si trova: una politica cristallizzata come il fiume della fiaba, nella quale spesso l’unico modo per sopravvivere è starsene avvinghiati alle cose vecchie presentate come novità, alle sciocche certezze, alle vuote consuetudini, ad una specie di talebanesimo politico che fa gridare allo scandalo ogni volta che si tenta di percorrere, o solo proporre, nuove strade e nuovi cammini. Spesso si resta semplicemente e squallidamente avvinghiati alla poltrona, alla sedia o allo strapuntino conquistato a fatica. Non si può restare fermi ad aspettare che il “Messia”, un capo o un partito prenda la situazione in pugno. L’Italia sarebbe decisamente migliore se invece che stare a pensare alla governabilità, cominciassimo tutti ad impegnarci in pratiche concrete di lotta, ed impegnassimo le nostre energie nei luoghi dove è possibile costruire politiche dal basso, rifiutando una politica della ritualità codina, dell’ossequio vile, dei salamelecchi ipocriti, dei voti incoerenti.
Occorre riaffermare con forza, anche nel centrosinistra, soprattutto nel centrosinistra, che un’altra politica è possibile. Bisogna che le forze sane della nostra politica, quelli che non accettano una politica vuota e ipocrita, lontana dai problemi reali della gente, emergano sugli altri. Un’altra politica è veramente possibile; è indispensabile: una politica che tenti di dare risposte ai problemi veri delle persone; una politica che chieda il ritiro immediato, non in autunno, delle truppe italiane dall’Iraq, che pretenda un futuro non militare per l’Afghanistan, che proponga la chiusura e la riconversione delle fabbriche di armi e si impegni a far osservare l’articolo 11 della nostra Costituzione che obbliga l’Italia a ripudiare la guerra; una politica che si impegni ad abolire immediatamente la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e a chiudere i Centri di permanenza temporanea, i famigerati Cpt dove illegalmente vengono rinchiusi i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti; una politica che si occupi subito dei problemi legati alle carceri e ai detenuti, si impegni per un’amnistia generalizzata e per la depenalizzazione dei reati sociali (ci sono circa 10.000 compagni sotto processo semplicemente perché hanno manifestato, come tantissimi tra noi, per la pace o hanno disobbedito a leggi ingiuste); dobbiamo proporre e appoggiare una politica che si occupi concretamente di povertà, di precariato, di lavoro, di difesa dell’ambiente.
Viviamo nell’era della globalizzazione, e ci rendiamo sempre più conto che alla mondializzazione dei mercati corrisponde la mondializzazione dell’impoverimento, l’esclusione sistematica e programmata di centinaia di milioni di esseri umani dai “benefici” del mercato, non solo in Africa, ma anche in Italia. Io non credo che esistano soltanto le due tradizionali categorie di comunismo e liberismo: quest’ultima vincente e l’altra di cui seppellire finanche i più miseri resti, come si augura qualcuno che ha avuto la tessera del Pci in tasca. Credo che tra di esse si insinuino, con la forza di cunei, le donne e gli uomini in carne ed ossa, il cui numero si conta in miliardi, che vivono ricacciati ai margini del sistema mondiale e a cui non è stata riservata alcuna possibilità di futuro. Tra attuali liberisti ed ex comunisti convertiti di fresco al cosiddetto “neoliberismo dal volto umano”, queste donne e questi uomini sono la parte con la quale stare, per la quale schierarsi. E schierarsi per i poveri significa scegliere la loro causa, i loro interessi; ed escludere, perciò, necessariamente gli interessi conservatori dei ricchi, il loro stile di vita (che è un insulto ai poveri), i loro privilegi, i loro profitti, la loro gestione parziale del potere, i loro sfruttamenti.
Penso sia ormai chiaro a tutti che Berlusconi non è più “biosostenibile”, è da cacciare definitivamente fuori dalla politica italiana, ma occorre anche che chi si propone di sostituirlo sia, con chiarezza, politicamente diverso e proponga una politica concretamente alternativa.

Il Signore benedica il vostro lavoro e il vostro impegno per la pace.

* parroco rimosso di Sant’Angelo a Scala