Assemblea Nazionale “La CGIL che vogliamo” – Documento conclusivo

A quattro mesi dalla prima Assemblea del Teatro Valle di novembre e alla luce dell’andamento dei congressi fin qui svolti, la mozione La CGIL che vogliamo conferma la bontà e la necessità di un documento alternativo, ringrazia gli oltre 310.000 iscritti e iscritte che si sono espresse/i per la mozione e che rappresenterebbero oggi una ben più significativa percentuale congressuale in assenza delle tante irregolarità denunciate che rendono in molti casi inattendibili i risultati congressuali.
Tale giudizio non nasconde le difficoltà e i problemi che pure abbiamo registrato sul piano del coordinamento e dell’organizzazione al nostro interno, lacune che vanno rapidamente colmate per una gestione più efficace della nostra presenza in CGIL, a partire dal Congresso di Rimini.

La CGIL che vogliamo non si esaurisce col Congresso Nazionale.
Vanno individuate forme e modalità, sulle quali è aperto un confronto al nostro interno, che diano continuità all’ iniziativa politica della mozione.

Le vicende politiche di questi giorni non fanno che confermare il nostro giudizio: è in atto un disegno neocorporativo, organicamente perseguito nel tempo, dal Governo, da Confindustria, col sostanziale assenso di CISL e UIL, teso a destrutturare il diritto del lavoro, la contrattazione collettiva, le regole della democrazia e della rappresentanza sindacale. Tale disegno è parte organica di una più ampia offensiva neoautoritaria che va affermandosi pericolosamente nel Paese attraverso alterazione degli equilibri costituzionali, attacchi alla libertà di stampa, svuotamento del ruolo delle istituzioni.

La recente approvazione del collegato lavoro è un passaggio significativo di questo processo, in tutte le sue articolazioni, con l’odiosa riproposizione della cancellazione di fatto dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori e con l’introduzione del contratto individuale, che nei fatti svuota l’efficacia del contratto nazionale. L’intesa sottoscritta da CISL, UIL e Confindustria presso il Ministero del lavoro alla vigilia dello sciopero generale della CGIL aggrava ancor più l’efficacia di questi provvedimenti.

La gravità dell’offensiva è tale da richiedere la messa in campo di un’azione forte di contrasto e di mobilitazione che preveda, accanto al ricorso alla Corte Costituzionale, l’avvio di una campagna di massa di informazione e sensibilizzazione sui contenuti della legge, valutando attentamente anche l’ipotesi dell’indizione del referendum abrogativo.
Il buon andamento dello sciopero e delle manifestazioni del 12 marzo mostra la necessità del carattere vertenziale che l’iniziativa su fisco, lavoro, diritti e cittadinanza deve assumere. Prioritaria, dunque in questo momento, è la continuità della mobilitazione messa in campo dalla CGIL.

La CGIL che vogliamo ritiene che l’andamento di questo Congresso dimostri l’inadeguatezza delle nostre regole di democrazia interna, regole che non hanno retto alla prova di una discussione aperta e trasparente su due documenti alternativi, di fatto non consentendo in numerosissime assemblee di base né informazione diffusa né libero confronto di posizioni.

E tutto ciò al netto di conservatorismi e burocratismi di una maggioranza fortemente tesa, a qualunque costo, alla salvaguardia di se stessa per il passato e soprattutto per il futuro.
L’andamento di questo Congresso ha dimostrato inoltre tutte le distorsioni di rapporto tra la CGIL e i propri iscritti, particolarmente nelle realtà di maggiore e più antica frantumazione del lavoro. Questo ci impone una riflessione su forme più incisive di partecipazione, oggi, proprio per il lavoro disperso, in gran parte affidata ai canali del sistema dei servizi e della bilateralità. Occorre rapidamente introdurre dei correttivi, prima che la CGIL si trasformi in un grande collettore di servizi, rinunciando alla sua funzione negoziale di rappresentanza collettiva e prima che l’adesione alla CGIL stessa perda quel connotato identitario che l’ha da sempre caratterizzata. E’ nostra intenzione fare di questi temi l’asse centrale di modifiche statutarie.

Contrasto netto all’accordo separato sulla contrattazione, lotta alla precarietà, mobilitazione contro il collegato lavoro, battaglia per una legge sulla rappresentanza, nuove regole per la trasparenza e la democrazia interna all’Organizzazione sono i punti qualificanti sulla base dei quali la mozione La CGIL che vogliamo valuterà le conclusioni del Congresso di Rimini.

La CGIL che vogliamo