ASSASSINI

Di giorno in giorno, con una tempistica sempre più allucinante ed angosciante, si allungano le vittime di questa autentica carneficina di lavoratori.

Stavolta è capitato a Molfetta, in Puglia, dove altre quattro vite umane sono state violentemente stracciate!

Di nuovo si mette in moto il collaudato copione di finta esecrazione, di vuoti appelli a non si sa bene a chi ed, ancora una volta, si produrranno le tradizionali lacrime di coccodrillo. I prossimi giorni saranno pieni di retorica ad opera di imprenditori, di sindaci, dei sindacati collaborazionisti e di tutti i responsabili di quegli istituti preposti al rispetto dei vincoli di sicurezza sul lavoro. In questa situazione fa veramente schifo la demagogia e lo spettacolo di Veltroni il quale candida al Parlamento un sopravvissuto delle acciaierie di Torino accanto a falchi della Confindustria e generali dell’Esercito.

Nei mesi scorsi i morti della Thyssen hanno – brevemente – occupato le cronache dei media ma, nel contempo, non è passato giorno che non siano deceduti altri lavoratori. Nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi, sui moli, nelle tante unità produttive diffuse sul territorio è in corso una strage quotidiana. Senza contare i tanti incidenti stradali in cui – spesso – vengono coinvolti camion e furgoni che corrono disperatamente per abbassare i tempi di trasporto e consegna delle merci.

Lor signori promettono un Decreto/Legge nel prossimo Consiglio dei Ministri di un governo fantasma; un nuovo pannicello caldo verso un fenomeno, quello degli omicidi sul lavoro, che sta diventando strutturale nelle dinamiche concrete e sempre più parossistiche del modo di produzione capitalistico.

E’ inutile, ed oltre modo falso, imputare l’aumento di questi omicidi ad una presunta arretratezza delle modalità con cui si configurano gran parte delle lavorazioni nelle imprese italiane. Al contrario l’intensificazione della produttività del lavoro, della polivalenza delle mansioni e dell’utilizzo degli impianti, lungo tutto l’arco delle 24 ore e dell’intera settimana, sono il fattore immanente delle caratteristiche dello sfruttamento in questo scorcio della mondializzazione. Ed è dentro la crescente competizione globale che il lavoro, in Italia come altrove, si trasforma in una vera e propria produzione di morte (dalle vittime quotidiane allo spaventoso aumento della nocività e del lavoro malsano) dove il capitale assume un profilo criminale e criminogeno.

L’urgenza di una risposta di massa, generalizzata ed organizzata dei lavoratori si impone con forza. Ai delegati sindacali non subalterni, alle organizzazioni del sindacalismo di base, a quanti, a vario titolo, sono attenti e sensibili alla difesa della salute, dell’ambiente e della vita il compito di determinare una risposta politica e di lotta a questa infernale spirale. La grande rabbia ed il mugugno di queste ore devono trasformarsi in consapevolezza e ribellione superando l’attuale condizione di scoramento, di disorientamento e di passivizzazione.