Assassinato a Dubai leader di Hamas: il partito islamico accusa Israele

“Mabhouh è morto da martire. Promettiamo a Dio, al sangue dei martiri e a tutta la nostra gente che continueremo il impegno per il jihad e per il martirio. Vendicheremo questo crimine sionista al momento opportuno”. Il comunicato, stringato, sul sito del movimento islamico di Hamas ha i toni minacciosi di queste occasioni, ma retorica a parte la morte di Mahmoud al-Mabhouh, esponente di spicco della formazione, è un duro colpo per il movimento.

Dinamica incerta. Secondo quanto ricostruito dalla versione di Izzat al-Rishaq, membro dell’ufficio politico della delegazione di Hamas in esilio a Damasco, in Siria, “Mabhouh è stato assassinato il 20 gennaio scorso, in circostanze misteriose, il giorno dopo essere arrivato a Dubai proveniente da Damasco”. Al-Rishaq non ha voluto fornire dettagli sulla vicenda, sostenendo che la notizia è stata rivelata solo dieci giorni dopo per ragioni di opportunità. “La vicenda rende necessaria un’inchiesta congiunta tra noi e le autorità degli Emirati Arabi Uniti. Qualsiasi rivelazione comprometterebbe l’indagine e, nei giorni scorsi, avrebbe potuto favorire la fuga degli agenti del Mossad – i servizi segreti israeliani ndr – coinvolti nell’attentato”. Sul mandate e sull’esecutore materiale dell’omicidio, infatti, Hamas non ha dubbi: Israele. Il governo di Tel Aviv, secondo una consolidata tradizione inaugurata nel 1987, quando in Tunisia venne assassinato Abu Jihad, responsabile delle operazioni militari dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), non commenta mai questo genere di operazioni all’estero. Anche per sfuggire dalle pressioni della comunità internazionale che non ha mai gradito Dal canto suo, il governo degli Emirati, non ha commentato e non ha assunto nessuna posizione ufficiale rispetto a quanto accaduto.

Vecchi conti. Qualche dettaglio sull’assassinio di Mabhouh lo ha fornito il fratello, Fayed al-Mabhouh, intervistato da al-Jazeera. “Lo hanno ucciso con un apparecchio elettrico, applicato sulla testa, nella sua stanza d’albergo. Un laboratorio di Parigi ha confermato che la morte è avvenuta per uno choc dovuto a una scarica elettrica”, ha dichiarato Fayed. Ma chi era al-Mabhouh? Mahmoud Abdul Raouf al-Mabhouh, 50 anni, è stato uno dei fondatori delle brigate Izz al-Din al-Qassam, braccio militare di Hamas, che prendono il nome da un religioso siriano attivo contro la presenza militare britannica in Palestina negli anni Trenta. Secondo la ricostruzione dei quotidiani israeliani, al-Mabhouh era il responsabile di tante operazioni contro civili ed esercito israeliano, ma in particolare a lui vengono addebitati i rapimenti e gli omicidi di Avi Sasportas e Ilan Sa’adon, due soldati israeliani, in due momenti differenti nel 1989. Inoltre la stampa israeliana lo ritiene una figura chiave del contrabbando di armi che, dall’Iran, permette il sostegno delle attività di Hamas che riceve gli armamenti iraniani attraverso Libano, Siria ed Egitto.

Vita da profugo. Hamas, pur salutandolo come un leader, non è entrata nello specifico del suo curriculum di combattente. Quello che è certo è che al-Mabhouh ha una storia di un profugo, simile a quella di milioni di palestinesi. Nato nel campo profughi di Jabalya, nella Striscia di Gaza, sarà sepolto venerdì nel campo profughi di Yarmouk, in Siria. Nel mezzo tanto carcere. L’ultima volta era stato rilasciato nel 1989 e, da allora, viveva in Siria, come prima di lui Imad al-Mughniyeh, l’armiere di Hezbollah, assassinato a Damasco a dicembre 2008. Il governo israeliano ha sempre declinato ogni responsabilità, gettando un’ombra nuova sulle relazioni tra la Siria e l’Iran. Il presidente siriano Assad, infatti, sta sempre più seguendo il cammino del colonnello Gheddafi, pronto a suon di dollari e di euro a diventare un partner affidabile per l’Occidente dopo essere stato una punta di diamante del cosiddetto Asse del Male. Al di là di chi abbia ucciso al-Mughniyeh e di chi abbia venduto il viaggio di al-Mabhouh a Dubai (altra zona sottoposta a pressione internazionale per i suoi legami economici con l’Iran), la Siria sembra non essere più un posto sicuro per Hamas.
In tutta la regione, dal Libano agli Emirati, molte cose si muovono, ma la vita da profugo di al-Mabhouh finisce qui.