Arte spirituale nel nuovo millennio

Le mostre di Francesco Clemente (napoletano, classe 1952) e del brasiliano Iran do Espirito Santo (classe 1963), al MAXXI di Roma fino al 30 aprile, affrontano con linguaggi, tecniche e angolazioni visuali del tutto diverse lo stesso tema: quello della spiritualità nell’arte. Nel caso di Francesco Clemente, attraverso la realizzazione di dipinti e pastelli molto densi e insistiti, quasi al limite dell’iconografica etnica; in quella di Iran do Espirito Santo con opere che tendono alla sintesi, all’essenza, alla purezza estrema.
Il tema dell’extra-sensoriale, del trascendente, di ciò che è oltre l’esperienza fenomenica è ricorrente nella storia dell’arte che non casualmente ha impregnato di sé l’iconografia delle religioni, in particolare di quella cattolica. Non è chi non veda come l’educazione artistica nel mondo occidentale, in Italia in particolare, sia fortemente condizionata dalla fruizione dell’arte all’interno dei luoghi dello spirito. Non è chi non veda, aggiungiamo, come questo rapporto fra spiritualità e arte sia stato molto spesso, nel corso dei secoli, veicolo di messaggi molto poco spirituali.

Si pensi, ad esempio, all’influenza del Barocco nella celebrazione dei fasti della Chiesa quando essa intendeva imporre il suo primato su Lutero. Il testo di Kandinskij, teorico e pittore fra i padri insigni dell’Astrattismo, non per caso si intitola Lo spirituale nell’arte e tende a svelare della spiritualità la funzione evocatrice e motrice della creatività. Clemente e do Espirito Santo si cimentano quindi con un tema non nuovo (la cura è di Paolo Colombo, cataloghi Electa).

L’artista napoletano presenta dodici tele filosoficamente radicate nell’iconografia indiana (la serie Tandoori Satori) e quattordici inediti pastelli sanguigna e nero, Valentine’s keys, di recente realizzazione e diretta derivazione dalla iconografia cristiana. I quadri della serie Tandoori Satori raccolgono gli insegnamenti di una simbologia plurale e stratificata alla quale in Occidente fa riferimento l’iconografia dei tarocchi e delle carte divinatorie. Pressoché in ogni opera, il simbolo raffigurato include il suo doppio. Comune denominatore dei quadri è una materia pittorica densa, rimarcata, che indulge, a tratti, a una espressività fortemente connotata in senso etnico-esotico, con le suggestioni ma anche i limiti che questo comporta. Le quattordici sanguigne ospitate nell’altra sala del MAXXI dedicata a Clemente raccontano di parabole cristiane apocrife, veicolando una spontaneità espressiva e una freschezza che si distende fra il naif e il citazionismo religioso.

Il brasiliano, dal nome che sembra scelto apposta per l’occasione, Iran do Espirito Santo, presenta sculture, installazioni e quadri. Le opere tridimensionali rappresentano oggetti domestici come candele, lampade o scatole. I materiali utilizzati sono l’acciaio, l’alluminio, il granito, il vetro. L’essenzialità delle forme simboleggia la natura irriducibile degli oggetti, la loro forma universale. Una sottile linea di ironia tende ad alleggerire una ricerca estetica che punta al bello attraverso l’equilibrio delle forme e l’esasperazione semplificatoria. Secondo do Espirito Santo, l’uomo intuisce la realtà prima di percepirla sensorialmente. In questo senso si intravede un legame con le tematiche della Gestalt psychologie, con particolare riguardo alle riflessioni di Rudolf Arnheim contenute nel suo celeberrimo Arte e percezione visiva. La supremazia che l’artista, platonicamente, attribuisce al mondo delle idee è testimoniata da una freddezza espressiva rivolta a far prevalere l’attenzione sui principi statutari e fondativi delle cose, piuttosto che sulla rappresentazione del caos. Anche in questo caso una prerogativa, ma anche il limite espresso da un esasperato e algido razionalismo estetico.

Insieme a Clemente e a do Espirito Santo, il MAXXI ospita “Mollino Fragments”. La mostra attraverso immagini, disegni, fotografie e video racconta le imprese dell’eclettico architetto: Carlo Mollino (per la cura di Cecilia Bolognesi e Maurizio Navone). Nell’ambito dell’appuntamento Net Web Art, “Net Archives: Arte e identità virtuale”, a cura di Elena Giulia Rossi ed Eleonora De Filippis, presenta sei lavori che affrontano, con approcci diversi, il tema dell’alter ego virtuale.