Arriva il prelievo «forzoso» del dna

Ci sono cose che il tempo cambia. Un anno fa l’Unione si battè fino all’ultimo emendamento perché il parlamento non approvasse alcun provvedimento dedicato al prelievo forzoso del dna. Alla fine la legge passò solo nel decreto antiterrorismo voluto dal ministro degli interni Giuseppe Pisanu e solo, appunto, per i reati legati al terrorismo e comunque con il voto contrario dell’opposizione.
Ieri invece il consiglio dei ministri ha approvato con qualche stretta di mano una norma per il prelievo forzoso del dna, proposta dal ministro della giustizia Clemente Mastella, addirittura più larga e invasiva di tutte quelle avanzate dalla destra nei passati cinque anni e sponsorizzata anni fa dal generale pidduista Serafino Liberati (tessera 1729). I sei articoli del disegno di legge sono molto chiari: potranno essere sottoposti a prelievo forzoso del dna tutte le persone arrestate in flagranza di reato per qualunque tipo di crimine punito con pene superiori nel massimo a tre anni oppure con l’ergastolo. Per intenderci, la resistenza a pubblico ufficiale ha come massimo cinque anni di pena.
Secondo il testo approvato, l’arrestato verrà invitato a sottoporsi al prelievo e in caso di rifiuto il pm potrà chiedere al giudice di disporre il prelievo coatto oppure ordinarlo purché la decisione sia convalidata entro le successive 48 ore. L’esame, che non potrà mai avvenire attraverso il prelievo del sangue (riguarderà saliva, capelli ecc.), potrà essere effettuato attraverso incidente probatorio e quindi alla presenza di un avvocato difensore. Dopo l’esame i campioni prelevati verranno distrutti ma i risultati del test finiranno in una «banca dati centrale» del dna che raccoglierà anche i dati prelevati sul luogo del delitto e la cui istituzione è prevista entro le prossime due settimane.
Quando la maggioranza di oggi era opposizione aveva osteggiato la norma considerando di dubbia costituzionalità i prelievi sul corpo di un indagato e rischioso anche dal punto di vista della privacy raccogliere dati il cui successivo utilizzo è tutt’altro che chiaro. E presentò un’emendamento che garantiva all’indagato il diritto di rifiutare il prelievo: se per scoprire l’autore del reato la prova del dna fosse stata considerata decisiva il rifiuto sarebbe stato «valutato». Alla fine non passarono né la legge né gli emendamenti.
Ieri invece Mastella si è detto particolarmente orgoglioso di una norma che sarà «un modo per garantire la sicurezza e infliggere una sorta di paura più forte contro quelli che ritengono di farla franca». Opposta l’opinione di Giuliano Pisapia che attualmente guida la commissione di riforma del codice penale istituita dal ministero: «Credo sia stato grave decidere in consiglio dei ministri dimenticando il dibattito sulla questione».