Arrestato giornalista iraniano in Italia

Pur non volendo e non potendo entrare in ambiti che esulano dalle nostre competenze – cronaca giudiziaria e politica italiana -, la nostra redazione ritiene interessante pubblicare una riflessione sul caso del giornalista iraniano, corrispondente di Radio Irib, arrestato in Italia, e sui “casi mancati” di spie, agenti, e quant’altro il nostro Paese a sovranità limitata e a democrazia ormai ridotta solo a parvenza, ospita e accoglie sul proprio suolo rispondendo a diktat esterni.

Dopo il viaggio di Berlusconi in “Israele”, con tanto di ministri “italiani” come Frattini e Ronchi al seguito, le provocazioni ai danni della Rep. Islamica dell’Iran non si contano più. Sono sempre più pretestuose e, con ogni evidenza, messe in atto per favorire la demonizzazione di un ostacolo di fronte all’aggressione occidentale al continente eurasiatico, cominciata proprio con l’occupazione della Palestina un secolo fa.

Di fronte a notizie come quella riguardante gli arresti per “traffico di armi”, sorge spontanea la domanda: come mai analoghe “inchieste” non vengono svolte per seguire le mene delle reti sioniste in Italia? Certo gli spunti non mancherebbero, a cominciare dai traffici di armi e di esplosivi, facili da trasportare disponendo di svariate “società di trasporti”.

Perché non si apre un’inchiesta su quei “cittadini italiani” che, in base ad un privilegio di cui godono solo loro, vanno a svolgere il servizio militare in “Israele” e magari tornano in Italia dopo aver ammazzato qualche palestinese? Macché, anzi, li si intervista davanti a un caffè (v. “Sorgenti di Vita”) per essere illuminati su quella “dura esperienza”: “Israele siamo noi”, no?

E che dire delle centrali dello spionaggio situate, con la copertura di certe “materie”, nelle università, dove vengono segnalati al vero ‘datore di lavoro’ di questi “professori” tutti coloro che risultano sgraditi?

E come considerare le spie piazzate nelle redazioni dei giornali che sono “giornalisti” come io sono un astronauta?

Fantascienza, appunto: mai verrà svolta un’inchiesta sulle reti sioniste della sovversione in Italia, operata da “italiani” ai danni della massa di italiani veri ignari della fregatura sistematica e di quei pochi (si può dire “patrioti”?) che hanno capito la dimensione dell’inganno. Un inganno gabellato per “interesse nazionale”, che per questi agenti double-face corrisponde a quello dell’Anglosionamerica e dell’UE, quindi delle banche e delle cosiddette “multinazionali”, le principali colpevoli della riduzione di noialtri – italiani, europei, mediterranei – a burattini e/o spettatori di uno “scontro di civiltà” artatamente costruito con la violenza e l’inganno.

Ma così comanda il padrone, e l’italiyano, “liberato” (*) sessant’anni fa, risponde “Zì badrone!”.

EG

(*) Si pensi alle tante basi Usa e alle bombe atomiche presenti in Italia, che lo rendono un Paese non sovrano (ndr) e in continuo rischio bellico e di distruzione.

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ROMA – Il corrispondente in Italia di Redazione italiana della Radiotelevisione della Repubblica islamica dell’Iran Hamid Masoumi Nejad è stato arrestato a Roma nell’ambito di un’inchiesta partita da Milano su un presunto traffico di armi destinato all’Iran.

Il giornalista, noto negli ambienti della stampa estera della capitale dove svolgeva la sua attività professionale, vive da lunghi anni a Roma. Stando alla Reuters, gli inquirenti avrebbero ipotizzato una sua appartenenza nientemeno che ai servizi segreti iraniani. Manca solo che Hamid Masoumi Nejad venga messo in relazione con la realizzazione di … armi di distruzione di massa. Secondo l’Ansa, l’organizzazione smantellata, di cui avrebbero fatto parte cinque italiani e quattro iraniani, voleva esportare nella Repubblica islamica sistemi di puntamento per fucili da guerra, proiettili traccianti, esplosivi provenienti dall’Europa dall’Est, prodotti che avrebbero fatto gola a un Paese che la grande propaganda presenta come avviato verso la conquista della bomba atomica.

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Ansa.it

Traffico d’armi verso l’Iran, sette arresti

03 marzo, 18:22 Sette cittadini italiani e stranieri sono stati arrestati in un’operazione della Guardia di finanza di Milano per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi e sistemi di armamento verso l’Iran © Copyright ANSA – Tutti i diritti riservati 03 marzo, 18:22 Sette cittadini italiani e stranieri sono stati arrestati in un’operazione della Guardia di finanza di Milano per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi e sistemi di armamento verso l’Iran
MILANO – Sette cittadini italiani e stranieri sono stati arrestati in un’operazione della Guardia di finanza di Milano per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione di armi e sistemi di armamento verso l’Iran, in violazione del vigente
embargo internazionale.

Tra i 7 arrestati, su 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Milano nell’ambito dell’operazione conclusa oggi su un traffico di armi e materiale ‘dual use’ (materiale civile convertibile in militare), vi sono anche due presunti appartenenti ai servizi di sicurezza iraniani. Il primo è Nejad Hamid Masoumi, 51 anni, che era accreditato come giornalista presso la sala stampa estera a Roma dove è stato arrestato dalla Guardia di Finanza.

L’altro presunto 007 iraniano è stato arrestato a Torino. Si chiama Ali Damirchiloo, di 55 anni. Sono latitanti un altro iraniano, Hamir Reza, e Bakhtiyari Homayoun, di 47 anni. In manette anche Alessandro Bon, 43 anni, originario di Vittorio Veneto, residente e Monza e ritenuto dagli investigatori il promotore dell’organizzazione tramite una società, la Antares, ubicata a Varese.

Arrestati anche la sua compagna, Danila Maffei, 40 anni, un socio di Bon, Arnaldo La Scala, 45 anni, nonché un avvocato di Torino, Raffaele Rossi Patriarca, che secondo l’inchiesta si era recato in Iran a contattare ufficiali dell’esercito per la compravendita degli armamenti. Un altro arrestato è Guglielmo Savi, 56 anni, titolare di una società di telecomunicazioni, la Sirio srl.

Oltre 200 ‘ottiche’ destinate al puntamento per fucili da guerra sequestrate in Romania. Altre 100 ottiche sequestrate all’aeroporto londinese di Eathrow, per una fornitura che doveva essere di 1.000 ottiche in totale, destinate, tramite incroci internazionali che coinvolgevano Dubai, all’Iran. Questo uno degli esiti dell’operazione Sniper, dall’inglese cecchino, effettuata dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano e coordinata dal procuratore aggiunto della Repubblica di Milano Armando Spataro.

Agli indagati, nove in tutto i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere (due iraniani sono latitanti), sono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata all’illecita esportazione verso l’Iran, in violazione del vigente embargo internazionale, di armi e sistemi militari di armamento, con l’aggravante della transnazionalità.

Secondo quanto illustrato dagli investigatori è stata bloccata anche l’esportazione in Iran di un ingente quantitativo di proiettili traccianti, di esplosivi provenienti dall’Est Europa e una miscela di materiale chimico, altamente infiammabile e ad alto contenuto di energia termochimica usata nel settore militare come munizionamento, innesco esplosivo o per bombe incendiarie.