Armi chimiche su Falluja

Non li ha uccisi un’arma, perché sul corpo non ci sono segni di proiettile. Non li ha uccisi il fuoco, perché i vestiti, spesso sintetici, sono ancora intatti. Eppure i morti di Falluja portano i segni di una fine atroce. I lineamenti straziati dal calore e il corpo mummificato, fuso da un fuoco che ha dell’innaturale, ma con una spiegazione scientifica chiara: armi chimiche e in particolare il fosforo bianco. E’ la conferma di un sospetto che rimbalza da anni soprattutto sulla stampa anglofona e che ora, nell’inchiesta mandata in onda questa mattina alle 7.35 su Raitre e confezionata da Maurizio Torrealta e Sigfrido Ranucci (il titolo è La strage dimenticata), si poggia su documenti pesanti come pietre. Il portavoce del Pentagono Todd Vician in serata ha smentito nettamente i contenuti del servizio sostenendo che quella dei giornalisti italiani è «la stessa tecnica di disinfomazione usata dai terroristi». Ma contro di lui c’è un documento del governo inglese (presentato nell’inchiesta) in cui si afferma che gli Usa «almeno in alcuni casi» hanno usato armi chimiche.

Ad uccidere i cittadini di Falluja, la città irachena bombardata fino allo strazio un anno fa, oltre ai proiettili sparati anche su civili sono state delle armi chimiche: l’Mk 77, una bomba simile al napalm, e il fosforo bianco, appunto.

Il fosforo è un’arma da guerra. C’era nei bombardamenti di Guernica e c’era anche nei bombardamenti di Saddam Hussein contro i curdi negli anni `80. In piccolissime quantità c’è anche nelle armi «convenzionali», usato come come «tracciante» nei proiettili di uso militare. Che il fosforo bianco sia stato usato in grandi quantità su Falluja l’hanno raccontato diversi ex militari, alcuni anche sulle pagine di questo giornale. Rainews24 ne ha intervistati due e uno di loro, Jeff Garrett, che ha partecipato all’assalto della città irachena si dice sicuro: «Ho sentito via radio il comando di usare il Willy Pete, il nome con cui noi chiamiamo il fosforo bianco».

C’è anche una immagine inequivocabile che racconta l’uso massiccio di fosforo bianco sulla città irachena. Sono pochi istanti, chiarissimi, trasmessi attraverso il circuito internazionale: «pioggia di fosforo bianco» dice la didascalia che accompagna il breve filmato.

«In grandi quantità il fosforo bianco è una vera e propria arma di distruzione di massa di tipo non convenzionale», dice Domenico Leggiero ex rappresentante del Cocer dell’esercito e per un certo periodo «ispettore internazionale al controllo degli armamenti»: «Innesca una reazione a catena che da fuoco all’ossigeno. Non è come il napalm che brucia quello che tocca, ma è un effetto a microonde , una specie di fuoco neutronico, capace di bruciare tutti gli esseri viventi in un edificio lasciandone intatta la struttura. E’ per questo che i corpi appaiono più bruciati sulla bocca, perché lì c’è una maggiore presenza di ossigeno».

A confermare che i corpi delle vittime di Falluja sono stati bruciati dal fosforo bianco era stato Mohamad Tareq al-Deraji, direttore del centro studi per i diritti umani di Fallujah, una ong nata durante i bombardamenti americani sulla città. Al-Deraji aveva portato la sua denuncia al parlamento di Strasburgo nel giugno scorso. Nell’intervista di Ranucci lo vediamo mostrare una foto shockante: una donna col volto completamente fuso dal calore e i vestiti perfettamente intatti.

Il ricordo del Vietnam, dove fu massiccio l’uso sia di napalm che di fosforo bianco, convinse le Nazioni unite a siglare nel 1980 una «Convenzione sulla limitazione e divieto delle bombe incendiarie», che limitava la possibilità di usare il napalm ai soli obiettivi militari, e nel 1997 a scrivere un nuovo testo sulla «proibizione di sviluppo, produzione, stoccaggio e uso di armi chimiche e sulla loro distruzione». E’ anche grazie a quei documenti che gli Usa hanno giustificato l’intervento contro Saddam, come ha ricordato Pino Arlacchi, ex direttore dell’ufficio Onu su droga e criminalità.

Il documentario «La strage dimenticata» è già uscito dal palinsesto-ghetto in cui era stato piazzato. Elettra Deiana del Prc ha presentato una interpellanza urgente al ministro Martino e una interrogazione analoga è stata presentata dal senatore Luigi Malabarba. Ma il resto dell’opposizione hanno chiesto che il governo riferisca in parlamento.