Aprile, il mese più nero per gli americani

Un soldato americano è stato ucciso ieri da un ordigno esploso al passaggio dell’automezzo sul quale si trovava a nord di Baghdad. Un altro è deceduto per le ferite riportate in un precedente attentato. L’Aprile del 2006 con 70 caduti americani, tre italiani, un inglese e un australiano sta diventando il mese più nero per le truppe di occupazione dall’inizio dell’anno: nei primi mesi i caduti americani erano stati 33 a marzo, 58 a febbraio e 64 a gennaio. In tutto i soldati Usa sacrificati sull’altare della politica mediorentale di Bush dall’inizio dell’invasione sono stati 2398, ai quali vanno aggiunti 104 britannici e 110 di altri paesi. Senza contare alcune centinaia di «contractors» e mercenari vari. E soprattutto le migliaia e migliaia di iracheni uccisi sotto le bombe, nelle sparatorie, nelle esecuzioni sommarie degli squadroni della morte.
Come se queste cifre non fossero sufficienti a testimoniare il totale disastro dell’occupazione abbiamo poi quelle, rese note ieri da fonti del Senato Usa, relative alle enormi spese sostenute per la guerra e per tenere sotto controllo l’Iraq che, alla fine dell’anno fiscale 2006, arriveranno a oltre 250.000 milioni di euro. Il tutto a fronte di un costante peggioramento delle condizioni di vita della popolazione:la produzione del petrolio è inferiore a quella pre-invasione l’energia elettrica è un bene assai raro, l’acqua potabile non raggiunge che il 32% degli iracheni, la benzina è spesso introvabile, nessuno conta più i disoccupati, la sicurezza è del tutto assente.
Disastro economico (non certo per le fabbriche di armi e le multinazionali Usa) e distrato militare. Basti pensare che nonostante lo sforzo bellico e logistico dell’esercito Usa che ha oltre 138.000 uomini, coadiuvati da oltre 250.000 uomini delle varie forze di sicurezza e milizie locali, la resistenza irachena si è andata via via rafforzando ed estendendo il suo raggio d’azione, aiutata anche dagli squadroni della morte dei partiti filo-iraniani che in molti quartieri l’hanno trasformata in una sorta di esercito di difesa territoriale della popolazione locale.
I comandi Usa sono ad esempio molto preoccupati per quanto avvenuto venerdì a Baqouba dove almeno 500 guerriglieri hanno investito varie postazioni delle forze di sicurezza irachene e sono stati respinti solamente dopo l’intervento dei mezzi corazzati e degli elicotteri americani. I morti rimasti sul terreno tra resistenti, miliziani e civili sarebbero almeno una cinquantina. Ad essere attaccati, oltre al comando, situato nel centro della città, i fortini situati alle entrate sud, ovest e sud-ovest di Baquba (80 km. a nord-est di Baghdad) e quelli nelle limitrofe zone di Delli Abbas, Muqdadiya, Qarra Tebba, Nahrawan e Buhruz.
Nuvole nere si stanno intanto addensando sulla testa degli abitanti di Ramadi, la capitale della ribelle regione di al Anbar a ovest di Baghdad, una delle roccaforti della resistenza. La stessa dove, secondo gli «esperti» Usa sarebbe stato girato il recente video di Zarqawi. Le forze di occupazione, in preparazione di una nuova offensiva generale per riprendere la città, hanno tagliato ieri mattina acqua e luce agli abitanti, chiuso l’ospedale, trasferito il reparto di maternità nella vicina Falluja, intimato agli abitanti di alcuni quartieri adiacenti al palazzo del governatore e alle basi americane di evacuare entro 24 ore le loro case. A Ramadi, sarebbero state chiuse anche tutte le pompe di benzina mentre tiratori scelti Usa avrebbero preso posizione sui tetti di 14 edifici nei quartieri di Gass, Iskan e Mualimin e nella zona centrale del mercato. Numerosi sarebbero i profughi che si stanno allontando dalla città di Ramadi temendo un altra Falluja.