«Apriamo un’inchiesta»

L’articolo di Dinucci «Prove di guerra high-tech»(Manifesto 1 agosto 2006) solleva un problema di enorme importanza ed attualità. Mi ha colpito in particolare il riferimento a feriti da schegge nei quali si manifesta una rapidissima necrosi dei tessuti, che si estende anche dopo l’amputazione degli arti colpiti. Il ricordo va agli esperimenti condotti sotto il comando del colonnello giapponese Ishi in Manciuria nel corso della seconda guerra mondiale: prigionieri di guerra statunitensi, britannici, australiani e neozelandesi vennero esposti all’esplosione di piccoli ordigni contaminati con batteri patogeni per mettere a punto proiettili che producessero veloce sviluppo della cancrena in ferite non-letali, in modo da uccidere comunque la persona colpita. Le ricerche sulle armi biologiche sono continuate nel dopoguerra ed hanno avuto ulteriore sviluppo negli ultimi decenni. I progressi della ricerca biologica hanno portato sulla scena le BDBS (Biologically Derived Bioactive Substances), ossia sostanze derivate del metabolismo di specifici organismi (come ad esempio le tossine), con effetto letale o incapacitante su altri organismi, e le ADBMS (Artificially Designed Biological-Mimicking Substances), ovvero prodotti di sintesi simili a quelli naturali, in grado di colpire in modo «biologico» il bersaglio. Sia le BDBS che le ADBMS, pur avendo effetti biologici, sono assimilabili ad armi chimiche e rientrano quindi in una categoria già bandita dalla legge internazionale. Non risulta che armi di questo tipo siano state ancora usate in un conflitto, mentre è molto probabile (ed in qualche caso e’ anche stato documentato) che siano state usate per assassini mirati. E’ quindi estremamente importante che i dati raccolti dai medici negli ospedali libanesi vengano sottoposti ad attenta analisi da una commissione di specialisti per fare al più presto chiarezza sul possibile uso «sperimentale» di nuovi armamenti nel conflitto in corso. Per questo, il coinvolgimento di medici e biologi, di ONG che operano sul teatro dei combattimenti e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mi sembra urgentissimo. Il Manifesto può farsi promotore dell’ iniziativa?

* Professore di Biologia, Università di Padova