Appello dell’Anp: “Liberare subito i reporter rapiti”

Non è un rapimento come i precedenti avvenuti a Gaza, quello del corrispondente della Fox News Steve Centenni, americano, 60 anni e del suo cameraman neo-zelandese Olaf Wiig, 36. Né è palestinese la sigla che lo firma, le “Brigate della Santa Jihad”. O se lo è, la regia non sembra appartenere alle milizie tradizionali autoctone.
Questo sembra emergere a undici giorni dal sequestro, ed il video diffuso due giorni fa dalle finora sconosciute brigate jihadiste ne è una dimostrazione. Nel filmato che ritrae i due giornalisti seduti l’uno accanto all’altro a gambe incrociate con un drappo nero sullo sfondo (senza alcuna sigla) i rapiti si rivolgono alle loro famiglie: «Siamo vivi e stiamo bene, in buone condizioni di salute» dice Centanni, 60 anni, chiedendo «di fare tutto il possibile» per la loro liberazione. Per il rilascio dei sequestrati, le “Brigate della Santa Jihad” vogliono la scarcerazione di tutti i detenuti musulmani negli Usa entro le prossime 36 ore. Paradossale, considerate le migliaia di detenuti palestinesi imprigionati in Israele. La vicenda del sequestro imbarazza e preoccupa l’Autorità Nazionale Palestinese. Ieri il premier palestinese Ismail Haniyeh ha nuovamente condannato ed invocato l’immediato rilascio dei giornalisti, appello a cui si è associato il capo-negoziatore palestinese Saeb Erekat (Fatah).

Il portavoce del governo palestinese Ghazi Hamad (Hamas) ha ribadito ieri che il sequestro di Centenni e Wiig «danneggia la causa palestinese» e chiarito che il conflitto dei palestinesi è con l’occupazione israeliana, «non siamo in guerra con nessuno fuori dalla Palestina» ha affermato il portavoce, sottolineando che il governo dell’Anp «sta facendo tutto il possibile per ritrovare i gionalisti, liberarli, catturare e punire i loro rapitori».

I sequestri osservati finora a Gaza, circa una ventina nell’ultimo anno, sono sempre stati improvvisati piuttosto che “organizzati”, da miliziani, esponenti dei clan della Striscia e talvolta agenti delle forze dell’ordine, al fine di portare avanti rivendicazioni nei confronti dell’Autorità palestinese: solleciti di pagamento, la promessa di un lavoro, richieste di scarcerazione di congiunti.

Quest’ultima vicenda potrebbe confermare gli allarmi lanciati dall’intelligence israeliana relativi all’infiltrazione di cellule di Al Qaeda nella Striscia via Egitto. Se confermata, tale ipotesi non potrà che indebolire ulteriormente l’Anp, sia sul fronte interno che su quello internazionale.

Ieri, mentre per il secondo giorno di seguito uno sciopero motivato da rivendicazioni salariali ha bloccato l’attività ministeriale palestinese, dalle pagine del quotidiano Al Quds, il portavoce del governo Hamas, Sami Abu Zuhri, ha ridato speranza alla formazione di un governo di unità nazionale per i territori occupati annunciando la designazione un comitato di esponenti di Hamas per il proseguimento delle trattative, dichiarando che non esiste una “crisi” sulla questione.

I colloqui tra i principali schieramenti politici palestinesi sono attualmente anche al vaglio del comitato centrale di Fatah riunito ad Amman. Secondo esponenti del partito del presidente Abbas, non vi sarebbero fino a questo momento intese concrete. Ma da questo punto di vista va sottolineato che il perdurare della fase di paralisi istituzionale può solo rivelarsi un vantaggio per Fatah.

Le tre precondizioni poste da Hamas per la formazione del nuovo esecutivo (primo ministro e ministeri chiave mantenuti da Hamas, scarcerazione di ministri e deputati incarcerati in Israele) sono state definite “impossibili” da Fatah. Ieri Qais Abu Leila, deputato del Fropnte Popolare al Consiglio Legislativo Palestinese (Plc) ha dichiarato che il presidente Abbas ha informato le altre forze politiche di stare lavorando all’implementazione del “accordo del prigionieri” al più presto possibile.

Ma una nuova bufera rischia di abbattersi sull’ipotesi di formazione del nuovo esecutivo. Ieri, secondo l’agenzia palestinese Rna, il ministro della cultura del governo Hamas ha accusato, il presidente Abbas di aver sottratto dalle casse dell’autorità palestinese oltre 32 milioni di dollari per impedire al governo di pagare i salari dei dipendenti pubblici. Il denaro sarebbe stato “confiscato” negli ultimi giorni in cui al Fatah era al governo. Il ministro ha aggiunto che il suo governo disporrebbe di “prove su molti casi di corruzione” relativi al precedente esecutivo.

Sullo sfondo del confronto politico fra Hamas ed al Fatah il partito islamico radicale, Hizb al-Tahrir (Partito della Liberazione), non rappresentato in parlamento, ha annunciato l’intenzione di dichiarare oggi, nel giorno dedicato alla preghiera dei musulmani, la nascita del Califfato islamico nella Striscia di Gaza.

Il partito islamico estremista ha visto crescere la propria popolarità nelle ultime settimane sulla scia di quella che viene percepita nella regione come la vittoria in Libano di Hezbollah su Israele. Martedì scorso militanti e sostenitori di Hizb al-Tahrir avevano inscenato una manifestazione a Gaza City in occasione dell’85esimo anniversario della caduta del califfato islamico in Turchia (sostituito dallo stato laico di Moustafa Ataturk).

Tutto questo accade mentre su Gaza non si fermano le incursioni delle forze di sicurezza israeliane che ieri, nel corso di un’operazione condotta con carri armati ed elicotteri da combattimento ad Abassan, Khan Yunis hanno catturato un esponente locale di Hamas, Younis Abu Daka, uccidendo in un conflitto a fuoco il fratello e ferendo altri 4 palestinesi.