Appello degli Ulema: fermate gli squadroni della morte

Un drammatico appello all’opinione pubblica internazionale è stato lanciato ieri dall’Associazione degli ulema musulmani, in rappresentanza della comunità sunnita, perché intervenga presso il governo americano e quello iracheno per porre fine alle violenze settarie portate avanti dagli squadroni della morte sciiti filogovernativi composti in gran parte da reparti delle nuove forze di sicurezza addestrate dai paesi della coalizione. Ieri mattina per le strade di Baghdad sono stati trovati i corpi di altre 45 persone «scomparse» dopo essere state arrestate dalla polizia e dai reparti speciali del ministero degli interni controllati dalle Brigate «al Badr» del Consiglio Supremo per la rivoluzione islamica in Iraq e da vari gruppi facenti riferimento ai partiti «al Dawa» e all’Esercito del Mahdi di Moqtada al Sadr. In molti quartieri della capitale, in previsione delle preghiere del venerdi gli abitanti, soprattutto dove ancora c’è una popolazione mista, hanno barricato le strade per impedire eventuali attacchi da parte di non meglio specificati «terroristi». Il tentativo Usa di affidare la repressione della resistenza, particolarmente forte nelle aree sunnite, alle forze dei partiti sciiti governativi arruolandone i miliziani nelle nuove forze di sicurezza, se da una parte ha contribuito ad innnescare varie, incrociate, pulizie etniche, dall’altra è sfuggito ad ogni controllo al punto da ricompattare la popolazione e l’intera opinione pubblica irachena e araba – soprattutto dopo l’uccisione di Saddam Hussein – contro gli occupanti stessi e le forze che appoggiano il governo iracheno. Particolare scalpore da questo punto di vista hanno scuscitato le campagne delle nuove forze di sicurezza per ripulire da ogni presenza sunnita Baghdad orientale, quelle contro i docenti universitari contrari all’integralismo sciita, ma non solo, e quelle contro gli ex ufficiali dell’esercito nazionale considerati in blocco, pur essendo in gran parte sciiti, collaborazionisti del passato regime. A tale proposito, un paio di settimane fa, un piccolo gruppo di una ventina di ufficiali e sotto-ufficiali dell’esercito iracheno si sono presentati nella banca Rafidayin nel quartiere sciita di Khadimiya per ritirare la pensione ma appena arrivati sono stati sequestrati, torturati e uccisi sul posto da una banda sciita locale filo-governativa. Una strategia questa che vede lavorare di concerto non solo i gruppi sciiti filo-iraniani e filo-occupazione arruolati nelle forze di sicurezza ma anche i gruppi suniti che fanno riferimento alla galassia del defunto abu Musab al Zarqawi. Queste ultime, ad esempio, hanno inviato in questi giorni diverse lettere minatorie agli abitanti sciiti del quartiere a maggioranza sunnita di Yarmouk, a Baghdad ovest, intimandogli di lasciare le loro case per far posto alle migliaia di famiglie sunnite cacciate dalla parte orientale della città dalle forze di polizia goverrnative. Il progetto Usa di irachizzare il conflitto spostandolo all’interno della popolazione irachena ha suscitato fortissima preoccupazione tra i principali gruppi della resistenza al punto che il nuovo segretario del Baath, l’ex vicepresidente Izzat Ibrahim, nominato al posto di Saddam Hussein, ha lanciato due giorni fa un appello per concentrare ogni azione della resistenza contro le forze Usa e un invito ad uscire dalle organizzazioni che, genuine o manovrate, compiono attentati contro la popolazione sciita. In particolare Izzat Ibrahin, sul cui capo pende dal 2003 una taglia di dieci milioni di dollari, ha invitato i soldati e gli ufficiali sciiti del vecchio esercito ad entrare nella resistenza nazionalista per difendere il paese «dall’invasione americano-sionista-persiana» e combattere contro gli occupanti e ogni forma di divisione settaria. L’esponente del Baath si è anche appellato «agli eroici combattenti» perché rispettino «la sicurezza e le proprietà della popolazione espellendo qualsiasi forma di terrorismo». Che la situazione sia ormai sfuggita di mano e che di questo passo Usa e Gb saranno sempre più ostaggi delle milizie filo-iraniane -viste dai neocon likudnik comunque con favore in quanto non arabe – sembra essere all’origine delle «rivelazioni» venute ieri da Londra secondo le quali agenti iraniani addestrerebbero in Iraq gli squadroni della morte delle Brigate al Badr, il braccio armato del principale partito al governo, il Consiglio Supremo per la rivoluzione islamica in Iraq di Abdel Haziz al Hakim (ricevuto a dicembre alla Casa Bianca).