Aoun, Hezbollah, Sidone «No ai progetti Usa»

«L’instabilità del Libano sta aumentando progressivamente con le pressioni e le ingerenze internazionali su questioni interne o bilaterali come il disarmo della resistenza libanese e palestinese, il caso Hariri, i rapporti con la Siria, la sicurezza interna, e con il tentativo del governo Siniora di farsi forte del sostegno di cui gode a livello internazionale, in particolare da parte di Usa e Francia, per imporre un’agenda che sta mettendo a dura prova l’unità stessa del paese e le condizioni di vita della popolazione». Osama Saad, deputato progressista di Sidone del movimento nasseriano – figlio di Maaruf Saad ucciso nel 1975 durante una manifestazione dei pescatori della città – non nasconde la sua amarezza e le sue preoccupazioni per la politica della maggioranza del governo «unitario» di Fouad Siniora (da sempre al fianco dello scomparso Rafiq Hariri) che a suo parere anteporrebbe un’agenda «americana» alla stabilità del Libano. Una maggioranza (Hariri Inc., Forze Libanesi di Geagea, falangisti di Gemayel, Walid Jumblatt) che a suo parere «sta spingendo il Libano verso una posizione di isolamento dalla realtà araba circostante contro la realtà e la storia» e quindi «votata al fallimento».
Osama Saad ci riceve nel suo studio alla periferia di Sidone, l’unica città sunnita non controllata dalla Hariri Inc e da sempre in ottimi rapporti con la resistenza palestinese: «Come possiamo affidare la sicurezza agli americani se questi sono alleati di Israele che organizza – continua Osama Saad – gruppi terroristici nel nostro paese? Com’è possibile avere un Libano stabile senza tener conto dei legami storici, politici e sociali con la Siria? Chiedere il disarmo della resistenza libanese impegnata a liberare il paese e a difenderlo dagli attacchi israeliani? Affrontare il drammatico problema dei profughi palestinesi a cominciare dal loro disarmo invece che dai loro diritti individuali e nazionali?
Pensa quindi ad una crisi di governo?
La priorità assoluta, oggi come oggi, è quella di fronteggiare queste pericolose ingerenze Usa nel nostro paese e, in prospettiva, avviare una profonda riforma politica per il superamento del confessionalismo. Per questo cercheremo di cambiare la politica del governo senza ricorrere a nuove elezioni, per evitare salti nel buio, e chiederemo la formazione di un vero governo di unità nazionale.
Non le sembra che l’opposizione ai progetti Usa sia uscita dal silenzio…
Non c’è dubbio, il panorama politico del paese è cambiato profondamente nelle ultime settimane a cominciare dalla storica intesa tra Michel Aoun (l’ex generale cristiano maronita protagonista della «guerra di liberazione» dalla Siria nel 1989-90 ndr.) con il segretario generale del movimento Hezbollah, Nasrallah e dall’affollatissimo incontro qui a Sidone (città sunnita ndr.) tra i nostri partiti e il Movimento patriottico libero (di Michel Aoun). A questo nuovo fronte vanno poi aggiunti i coordinamenti facenti riferimento a Tripoli a Omar Karame (sunnita pro-Siria ndr.) e a Zghorta a Suleiman Franjie (cristiano maronita). Tutti elementi che configurano un’opposizione multiconfessionale che è già maggioranza.
Che ne pensa della politica dell’Italia?
L’Ue e l’Italia negli ultimi anni si sono appiattite sulle posizioni degli Usa e di Israele che pretendono di imporci il disarmo della resistenza, la rottura con la Siria e l’abbandono dei palestinesi. Politiche dalle quali solo gli islamisti hanno qualcosa da guadagnare. Sarebbe invece importante che il nuovo governo italiano, facendosi paladino della stabilità regionale, sostenesse -contrariamente al precedente – i palestinesi, il dialogo interno al Libano, e quello tra Beirut e Damasco.