Anp, Fatah non entra nel governo

«Si considera un ostaggio degli israeliani» il segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) Ahmed Saadat, che martedì è stato prelevato con la forza dalla prigione palestinese di Gerico, assieme ad altri cinque detenuti, durante una massiccia incursione dell’esercito israeliano. L’avvocato Mahmud Hassan che ha potuto visitarlo in prigione a Gerusalemme, ha aggiunto che Saadat non intende cooperare con gli israeliani, né in un eventuale processo. Il leader del Fplp ha precisato di essersi rifiutato di rispondere alle domande rivoltegli dai servizi di sicurezza, molte delle quali si riferivano all’uccisione all’inizio della seconda Intifada del ministro del turismo Rehavam Zeevi rivendicata dal Fplp. I palestinesi intanto denunciano l’atteggiamento di Washington e Londra che, dopo aver di fatto favorito il blitz israeliano a Gerico (con l’improvviso ritiro delle guardie britanniche e americane che sorvegliavano su Saadat) intendono impedire l’ adozione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza di condanna dell’operazione israeliana. Al termine di una riunione dei 15 membri del CdS, il rappresentante palestinese, Riyad Mansur, ha riferito che Usa e Gb hanno fermato l’approvazione di «un testo molto conciliante», che avrebbe chiesto «la liberazione dei prigionieri portati via dal carcere di Gerico». Il governo israeliano da parte sua spinge per processare Saadat in relazione all’omicidio di Zeevi ma diversi esperti avvertono che sarebbe illegale. Tra questi anche il noto Natan Lerner che, intervistato giovedì dalla radio statale, ha sottolineato che Israele aveva accettato l’accordo internazionale sul caso-Saadat e con esso la condanna da parte di un tribunale palestinese del leader del Fplp. «D’altronde le stesse autorità governative hanno dichiarato che il raid di Gerico ha avuto il fine di impedire l’eventuale scarcerazione di Saadat. La pena che stava scontando invece andava bene a Israele, quindi perché si dovrebbe processarlo una seconda volta per lo stesso reato?», ha domandato Lerner. Intanto alla vigilia della presentazione – prevista questa mattina – del nuovo governo guidato da Hamas, in casa palestinese continua il dibattito sul futuro di un Anp sempre più debole e sul ruolo del presidente che dovrebbe rivestire Abu Mazen. Diversi alti esponenti di Fatah hanno chiesto al leader palestinese di dimettersi e di sciogliere la stessa Anp, a quanto ha riferito l’agenzia di stampa Maan. Una richiesta senza precedenti che ben sottolinea la frustrazione in seno a quello che per decenni è stato il partito palestinese egemone e che ora sarà all’opposizione avendo respinto l’offerta di Hamas di entrare nel nuovo esecutivo. Lo scioglimento dell’Anp, dicono alcuni di questi dirigenti di Al-Fatah, sarebbe una protesta contro gli sforzi americani e israeliani di mettere da parte Abu Mazen. Sarebbe stato Tayeb Abdel Rahim, uno dei consiglieri del presidente, a proporlo durante la riunione del comitato centrale di Fatah. «Perché dovremmo accettare continui colpi contro il presidente Abbas che tutto il mondo dice di sostenere?», ha detto Abdel Rahim. Abu Mazen da parte sua ha risposto che avrebbe preso in considerazione la proposta. Non si arrestano nel frattempo le manifestazioni di pacifisti israeliani e palestinesi contro la costruzione del muro di separazione in Cisgiordania. Ieri a Bilin e Beit Sira, almeno dieci manifestanti sono stati feriti dai proiettili rivestiti di gomma sparati dai soldati israeliani. L’esercito israeliano da parte sua ha confermato che il soldato rimasto ucciso giovedì, durante un’incursione a Jenin, è rimasto vittima di «fuoco amico» e non di colpi sparati da palestinesi. Uno dei militari che partecipava al raid ha riconosciuto di aver sparato per errore in direzione di Shapira.