Anp, Fatah attacca Hamas: «Vuole la guerra civile»

Polemica al calor bianco fra il leader massimo di Hamas Khaled Meshaal e il presidente dell’Anp, Abu Mazen, sulla discussa questione di una “polizia parallela”: si innalza così pericolosamente nei territori palestinesi, ma soprattutto nella striscia di Gaza, il conflitto tra Al Fatah e Hamas, di pari passo – o di riflesso – con l’acuirsi del dualismo, e dunque del contrasto di poteri, tra presidenza dell’Anp e governo. Niente di nuovo naturalmente: quanto sta avvenendo era facilmente prevedibile fin dall’indomani del risultato elettorale del gennaio scorso. Tutto era rimasto un po’ come in sospeso, in attesa dei risultati anche delle elezioni israeliane e delle reazioni della comunità internazionale, in particolare degli sponsor della Road map (Usa, Russia, Europa, Onu); e d’altro canto le due parti, ben consapevoli delle loro differenze, avevano cercato di dare verso l’esterno una immagine di unità, almeno in prospettiva e soprattutto a livello istituzionale, poiché a livello popolare, di base, gli animi erano ovviamente più accesi e le reazioni più epidermiche.
La necessità comunque di affrontare i problemi concreti dell’azione di governo era destinata a far venire prima o poi i nodi al pettine. E questo è accaduto con la decisione – per certi versi obiettivamente provocatoria – del ministro degli interni Said Sijam di creare una nuova forza di sicurezza “volontaria” reclutata fra i militanti dei gruppi armati vicini ad Hamas e di fatto contrapposta agli altri apparati di polizia, che dipendono direttamente da Abu Mazen e sono composti in gran parte da elementi di Fatah. Abu Mazen, come sappiamo, non ha esitato – né poteva fare altrimenti – a mettere il veto definendo la decisione «illegale e incostituzionale». A questo punto lo scontro era inevitabile, come era altrettanto inevitabile che si trasferisse subito dal vertice alla base, come è avvenuto ieri a Gaza dove si è anche sparato fra sostenitori delle due parti.

Ad aprire le ostilità è stato appunto Khaled Meshaal, che da Damasco ha sferrato contro il presidente dell’Anp – sia pure senza mai nominarlo esplicitamente – un attacco senza precedenti, accusandolo addirittura di «complottare» contro il governo con l’aiuto degli Stati Uniti e di Israele allo scopo di «reintegrare il potere» (evidentemente di Fatah). «Quello che avviene in Palestina – ha detto Meshaal – è una politica realizzata da un governo parallelo, un contro-governo che ci priva delle nostre prerogative e dei diritti del nostro popolo. Una certa fazione trama contro di noi e segue un piano prestabilito che mira a demolirci». E per non lasciare dubbi sul destinatario (nonché anonimo) di questa requisitoria, il leader di Hamas ha aggiunto che la decisione del ministro degli Interni è «legale» perché il governo «ha diritto di formare gruppi per la protezione della patria». Di conseguenza il governo ha fatto sapere che ignorerà il veto del presidente.

Per ora Abu Mazen non parla, evita di gettare benzina sul fuoco, e ha mandato intanto un suo consigliere a Gaza per cercare una via d’uscita e comunque per trattare con i massimi esponenti del governo, confinati da Israele nella Striscia ma parla, e ad alta voce, il partito del presidente. Il Consiglio rivoluzionario di Al Fatah ha accusato Meshaal di voler «fomentare la guerra civile» nei Territori e ha mobilitato i suoi militanti a sostengo di Abu Mazen. Sullo sfondo c’è ovviamente la consapevolezza che uno degli scopi della “milizia parallela” sarebbe quello di «riportare l’ordine» a Gaza, di fatto neutralizzando o mettendo in riga gli oppositori di Hamas. E così ieri migliaia di militanti e sostenitori di Al Fatah sono scesi in piazza sia a Ramallah che a Gaza; qui le due parti si sono affrontate prima con una sassaiola, poi con armi da fuoco e bombe incendiarie, fortunatamente con un bilancio di soli tre feriti. Poi è tornata (per ora) la calma, ma la situazione resta appesa a un filo.