Anno nuovo, vecchie ricette

Traduzione a cura della redazione di http://www.lernesto.it

*Ângelo Alves è membro della Commissione Politica del Comitato Centrale del Partito Comunista Portoghese

L’anno 2010 comincia con una serie di avvenimenti particolarmente chiarificatori del momento storico che stiamo vivendo. Le professioni di fede nella cosiddetta “ripresa economica” e nella “fine della crisi” non riescono a nascondere la realtà, segnata dagli effetti devastatori della profonda crisi del capitalismo. Una crisi che ha colpito e continua a colpire non il grande capitale – i dati sui profitti del capitale finanziario a livello mondiale e la “ripresa” dei movimenti speculativi in questo inizio d’anno dimostrano la sua “buona salute” – ma bensì le condizioni sociali e di vita di immense masse lavoratrici e popolari.
I livelli storici della disoccupazione, della povertà e di vari altri fenomeni di regressione sociale ed anche di civiltà non diminuiscono l’ingordigia del profitto capitalista. La spirale di sfruttamento e di oppressione continua con rinnovate offensive antisociali e antidemocratiche indirizzate contro gli stessi di sempre. Nell’Unione Europea, dopo il “balletto” dei sostegni milionari al grande capitale, riprende vigore la vecchia litania della “responsabilità”, allo scopo di attaccare i salari e i diritti del lavoro in nome dell’ “equilibrio dei conti pubblici”, come è risultato ben evidente con il lancio della nuova versione della Strategia di Lisbona – la Strategia 2020 – , con la discussione sulla “Strategia per l’uscita dalla crisi” e con il rilancio della “dittatura” del Patto di Stabilità.

Quando l’ “Eldorado” degli affari ambientali – il nuovo paradigma di dominazione economica del capitalismo nel secolo XXI che non ha niente a che vedere con una reale difesa dell’ambiente – sembrerebbe rinviato con la sconfitta dei tentativi di USA e Unione Europea a Copenhagen, i discorsi sul “cambiamento” che hanno segnato il 2009 e le già dimenticate riunioni del G20 hanno lasciato il passo a una nuova ondata di privatizzazioni, fusioni e acquisizioni e persino lo “screditato” FMI rientra in scena per imporre alla “fallita” Grecia la vecchia ricetta di ancor più neoliberalismo, privatizzazioni e sfruttamento.

E’ il modo con cui il sistema reagisce alla propria crisi e che, naturalmente, viene accompagnato dall’intensificazione della sua componente militarista, bellicista e repressiva. In Afghanistan il pantano militare si estende fino al Pakistan con l’invio di più tecnologia e soldati nella regione; in Palestina riprendono gli attacchi alla Striscia di Gaza e Israele si lancia nella costruzione di un nuovo muro, questa volta alla frontiera con l’Egitto, facendoci ricordare quanto falsa e fugace sia stata la determinazione di Obama a raggiungere un accordo di Pace; in tutta la regione del Medio Oriente, Asia Centrale, Mar Rosso e Golfo di Aden si progettano nuove forze militari, come nello Yemen e in Somalia e le ONG convenienti al sistema, come l’OXFAM, mettono in guardia sul “rischio”di “disintegrazione” del “gigante” Sudan, segnalando il Nord Africa come una priorità. Il “terrorismo” e la paranoia securitaria tornano a riempire le pagine dei giornali e le “agenzie” – CIA, MI5 e Mossad – assumono il ruolo di avanguardia del rilancio della guerra e della “cooperazione” transatlantica. “Episodi” – come l’attacco ad una base della CIA perpetrato da un “informatore” delle “agenzie” che non è stato perquisito all’entrata; l’attentato “fallito” realizzato dal figlio di un banchiere nigeriano “amico” delle “agenzie” o l’imprigionamento di supposti sospetti terroristi nei più diversi angoli del mondo – completano la strategia di guerra dell’amministrazione Obama e della NATO, con argomentazioni che ricordano la strategia di Bush della guerra senza quartiere al terrorismo.

In realtà, non esistono discorsi o premi che possano nascondere ciò che è evidente in questo inizio d’anno: come dimostra il recente assassinio di uno scienziato iraniano, la violenza, la guerra, il militarismo e la repressione sono nuovamente all’ordine del giorno dell’agenda internazionale dell’imperialismo. Ed è alla luce di questa analisi che devono essere letti tutti questi avvenimenti ed altri come l’inclusione di Cuba tra i paesi patrocinatori del terrorismo, le provocazioni militari contro il Venezuela e la nuova offensiva anticomunista contro il Partito Comunista di Boemia e Moravia nella Repubblica Ceca.