Annan: l’Unifil non verrà a combattere

I “Caschi blù” dell’Unifil «non sono qui per combattere né per cercare armi casa per casa», ma «se attaccati si difenderanno, a prescindere da chi siano gli eventuali aggressori». Da Beirut, Kofi Annan puntualizza il senso e i compiti della missione della for-
za multinazionale in procinto di dispiegarsi in Sud Libano. In una conferenza stampa congiunta con il premier libanese Fuad Siniora, il segretario generale delle Nazioni Unite aggiunge che «nel mandato dell’Unifil non figura il suo dispiegamento al confine con la Siria» e che il disarmo di Hezbollah dovrà essere conseguito «tramite il dialogo nazionale» in Libano. «Non prendiamoci in giro, i gruppi armati non possono essere disarmati con la forza», rileva Annan, sottolineando che nel Sud Libano dovrà comunque esserci «una sola legge, una sola autorità e una sola arma».
Dopo aver sorvolato a bassa quota la periferia sud devastata da 34 giorni di bombardamenti, Kofi Annan è sbarcato ieri a Beirut – prima tappa della sua delicata missione in Medio Oriente – e ha rivolto un appello a Israele per la «fine immediata» del blocco aeronavale che continua a soffocare il Libano. Ma da Beirut, dove ha incontrato il premier Fuad Siniora e i ministri del suo governo, compreso il capo della delegazione ministeriale di Hezbollah, il segretario generale dell’Onu ha voluto anche lanciare un chiaro messaggio sulla missione dell’Unifil, la forza Onu in Libano, che entro il 2 settembre – sottolinea – potrà già contare su 3.500 «caschi blu», grazie all’arrivo dei primi 1.200 soldati italiani di rinforzo. Una missione che vedrà anche la partecipazione della Turchia: un impegno ufficializzato ieri dal governo di Ankara. Il Parlamento deciderà il 19 settembre. Nella conferenza stampa congiunta con il premier Siniora che ha chiuso la sua prima giornata di colloqui in Libano, dove oggi visiterà il comando dell’Unifil nel porto meridionale di Naqura, Annan ha ribadito al necessità di una «piena attuazione» della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza che ha imposto la cessazione delle ostilità. «L’assenza della sua piena attuazione potrebbe far ripartire la guerra», ammonisce, insistendo sulla necessità di arrivare al disarmo di Hezbollah, (richiesta sostenuta dal 51% dei libanesi, secondo un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano in lingua francese L’Orient le Jour) – seppure in sede di «dialogo nazionale» tra forze politiche libanesi. Un argomento che non ha suscitato obiezioni da parte di Mohamed Fneish, ministro dell’Energia e capo della delegazione ministeriale di Hezbollah nel gabinetto Siniora, con il quale Annan ha avuto ieri un incontro separato, dopo la serie di colloqui con il premier, il presidente del Parlamento e leader sciita Nabih Berri e poi l’intero governo libanese.
Ai suoi interlocutori, il numero uno del Palazzo di Vetro ha ribadito la richiesta del rilascio dei due soldati israeliani catturati il 12 luglio nell’incursione oltre confine dei guerriglieri Hezbollah che ha acceso le polveri dell’ultima guerra dei 34 giorni con Israele. I due soldati, dice Annan, possono essere consegnati al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), al governo libanese o a una «parte terza». «Da parte nostra, siamo pronti a offrire i nostri servizi», aggiunge il segretario generale dell’Onu che in serata è stato contestato dalla folla, che innalzava ritratti di Sayyed Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, durante la sua visita alla periferia sud di Beirut, la roccaforte del Partito di Dio ridotta ad un ammasso di macerie dagli incessanti bombardamenti israeliani.