Annan: Israele via dal Libano. Hezbollah liberi i soldati rapiti

Al governo israeliano ha chiesto di fermare le incursioni su Gaza e di risolvere la questione dei detenuti palestinesi, partendo dalla liberazione di ministri e deputati. Al presidente palestinese Abbas ha chiesto un impegno per una rapida soluzione della vicenda del rapimento del caporale israeliano Shalit e per fermare il lancio dei razzi da Gaza verso Israele. Queste, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, sono le basi da cui muovere per dare una scossa positiva all’attuale fase acuta della crisi israelo-palestinese. Annan, che ha ieri terminato la visita nei Territori palestinesi occupati ed in Israele, per recarsi in Giordania dopo il giro di consultazioni in Medio Oriente che ha avuto inizio lunedì scorso a Beirut, e che proseguirà in Siria, Turchia, Qatar, Arabia Saudita, ed Iran, si aspetta in questo senso sia dal governo Olmert che dalla leadership palestinese una prova «di buona volontà» in questo senso. Impegno che, almeno sul fronte palestinese non sembra esclusivamente nelle mani della leadership politica, ostaggio dell’insubordinazione delle fazioni armate. Anche ieri il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) ha duramente criticato i miliziani che continuano a lanciare razzi Qassam contro Israele, denunciando che il prezzo per iniziative slegate da una strategia comune di lotta all’occupazione israeliana vengono pagate dal popolo palestinese con sangue e distruzioni. Affermazioni avanzate durante un discorso rivolto alle migliaia di dipendenti palestinesi che anche ieri, come il giorno precedente hanno manifestato contro il mancato pagamento degli stipendi e chiesto le dimissioni del premier Ismail Haniyeh, chiedendo al Presidente di usare i suoi poteri costituzionali per trovare una soluzione alla crisi che li ha portati «sull’orlo del collasso». La manifestazione dei lavoratori del settore pubblico, politicamente lagati a Fatah, si è tenuta presso il quartier generale dell’Anp a Ramallah e, sede dell’incontro tra Abbas e Kofi Annan.
Durante la conferenza stampa congiunta tenuta al termine del colloquio con il Segretario Generale dell’Onu, Abu Mazen ha elencato quelle che per il popolo palestinese rappresentano le condizioni imprescindibili per pervenire ad una fase di stabilità e sicurezza in Medio Oriente, ovvero l’applicazione delle risoluzioni internazionali, la creazione di uno stato palestinese indipendente e sovrano con Gerusalemme est capitale e la soluzione della questione dei rifugiati.

Per Kofi Annan, che martedì sera ha incontrato i familiari dei soldati israeliani ancora sotto sequestro in Libano e a Gaza, la guerra tra Hezbollah e Israele non deve distogliere l’attenzione del mondo dalle sofferenze del popolo palestinese. A tale proposito il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha invocato la fine del blocco su Gaza e la riapertura dei valichi della Striscia, ma ha anche esortato i palestinesi a superare i contrasti interni. In questa direzione, Annan ha espresso parere favorevole sulla formazione di un nuovo governo di unità nazionale palestinese, basato su «un programma realistico e comune». A conferma dell’urgenza dell’implementazione di uno dei punti fondamentali del cosiddetto “documento dei detenuti” ideato nel carcere di Haradim dal Segretario Generale di Fatah in Cisgiordania e parlamentare palestinese Marwan Barghouti trasferito martedì dal carcere di Haradim (Tel Aviv) in una diversa struttura carceraria nel Neghev, ovvero la formazione del nuovo esecutivo, ormai indispensabile di fronte alla paralisi politico-istituzionale palestinese, il direttore del Pam (programma alimentare mondiale) nei territori occupati, Arnold Vercken ha lanciato ieri un nuovo allarme sulla sempre più precaria situazione economica nella Striscia di Gaza.

Secondo il direttore dell’agenzia Onu nei territori palestinesi, la condizione di questi ultimi rischia di passare in secondo rispetto alla questione libanese su cui è attualmente concentrata l’attenzione internazionale. “L’economia di Gaza sta precipitando”, ha avvertito Vercken. “Industrie come quella agricola ed ittica che una volta costituivano l’ossatura dell’economia di Gaza, risultano soffocate dall’attuale situazione”.

Secondo le informazioni diffuse dal Pam a luglio nessun prodotto agricolo prodotto a Gaza è stato esportato, non esistono aiuti per la ripresa della coltivazione, in un contesto in cui in seguito alle recenti operazioni militari israeliane sono stati distrutti 400 ettari di terra adibita a coltura. Il 70% della popolazione della Striscia sarebbe dunque oggi priva di sicurezza alimentare. “L’aumento della povertà” ha detto ancora Vercken, “è visibile ovunque, dalle strade vuote e silenziose ai negozi e mercati aperti e senza acquirenti.

Nel corso dell’operazione “piogge d’estate”, scattata in seguito al rapimento del soldato Shalit, durante la quale sono morti 225 i palestinesi (di cui 62 bambini) e 900 sono rimasti feriti oltre alla distruzione di centrali elettriche, ponti ed abitazioni, sono stati distrutti terreni agricoli ed alberi. I pochi rimasti su una striscia di terra lunga appena quarantotto chilometri e larga otto su cui vivono stipati un milione e quattrocentomila palestinesi. Le barche, anche quelle a remi, sono rimaste ferme per tutta l’estate. L’unica attività di pesca osservata durante l’estate era quella dei pescatori (disoccupati) che tiravano a riva le reti, con poco e niente, dal bagnasciuga.

Nel corso degli incontri con gli esponenti del governo Israeliano, che hanno preceduto la tappa di Ramallah, Annan ha auspicato un rapido ritiro di Tsahal dal sud Libano il più presto possibile, data la presenza della forza multinazionale dell’Onu, che dispone già in questo momento di 2.500 uomini che diventeranno 5000 entro prossime settimane. Il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha ribadito all’esecutivo israeliano la propria convinzione sull’urgenza della revoca del blocco aereo-navale israeliano sul Libano debba essere revocato al più presto.

Olmert ha ribattuto che ogni eventuale diminuzione della pressione sui porti e lo spazio aereo del Libano dipende dal fatto che la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite entri pienamente in vigore, stessa condizione per il ritiro delle truppe israeliane dal territorio libanese.

Annan espresso comprensione verso il timore di Israele per un riarmo di Hezbollah “ma, ha affermato, posso assicurarvi che le autorità libanesi sono molto serie a questo proposito e hanno già preso alcune misure” per impedire l’ afflusso di armi alla milizia islamica sciita.