Annan in Israele: i due soldati e il blocco

«Dobbiamo risolvere la questione dei soldati rapiti molto presto. Dobbiamo occuparci del problema di togliere l’embargo – di mare, terra e aria – che per i libanesi rappresenta un’umiliazione e una violazione della loro sovranità». Con queste dichiarazioni, il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha concluso il suo viaggio in Libano per dirigersi verso Israele, dove incontrerà oggi il premier Ehud Olmert ed il ministro degli esteri Tzipi Livni, con un’agenda di richieste diplomatiche simile a quella libanese. Paradossalmente, il punto più delicato dei negoziati pare essere una rivendicazione implicita nella risoluzione 1701, in teoria già accettata da Israele: la richiesta di togliere il blocco aereo e navale che Tel Aviv continua a mantenere su un paese sovrano senza che la comunità internazionale riesca ad andare oltre gli ammonimenti verbali. Un coro di voci diplomatiche a cui ieri si sono aggiunte le dichiarazioni del ministro degli esteri siriano Walid Muallem che, in un colloquio con il suo omologo danese Per Stig, ha ribadito l’esigenza che Israele rispetti il cessate il fuoco, ritirandosi dal sud del Libano e togliendo l’embargo sul paese.
Durante la sua ultima tappa in Libano il segretario generale dell’Onu Kofi Annan si è fermato nella base Unifil di Naqura, vasta zona meridionale ancora sotto assedio israeliano, dove ha incontrato il capo della missione Alain Pellegrini e ha deposto una corona di fiori per rendere omaggio ai cinque funzionari Onu morti durante il conflitto. Il segretario generale ha anche fatto visita al villaggio di Merkaba, devastato dai bombardamenti israeliani durante i 33 giorni di guerra ed ancora semi-deserto visto che gli abitanti stentano a rientrare per paura che Israele riprenda le incursioni. Del resto, come ha dichiarato il portavoce dell’Unicef a Ginevra Michael Bociurkiw, l’intera zona è ancora pericolosa, decine di bombe rischiano di esplodere nel territorio, mentre sono state identificate 359 zone in cui l’esercito israeliano avrebbe lanciato bombe a grappolo, (in teoria vietate dalle convenzioni internazionali nelle zone abitate da civili).
Intanto il primo ministro libanese Fouad Siniora ha dichiarato ieri in un’intervista che l’esercito libanese avrebbe già sequestrato armi «importanti» nel sud del paese, promettendo che «nessun settore sarà interdetto all’esercito». Mentre non appare «interdetta» anche ad un altro esercito, quello israeliano, l’opera di distruggere i tunnel e bunker fortificati che la resistenza Hezbollah aveva costruito nel sud del Libano per ripararsi dai raid israeliani. Lo affermano fonti delle Forze speciali israeliane che starebbero smantellando sotto-terra le postazioni della resistenza.
Non è chiaro invece se anche Hezbollah stia approfittando del cessate il fuoco per riorganizzarsi. Ieri l’inviato speciale di Le Monde in Libano citava «fonti ben informate», secondo cui il Partito di dio stava tentando di «riarmarsi il prima possibile» tramite consegne provenienti dalla Siria, che l’esercito libanese «farebbe del suo meglio» per intercettare. Invece il quotidiano di Beirut The Daily Star cita fonti di Hezbollah che avrebbero confessato la volontà di nascondere gli equipaggiamenti militari del gruppo nel sud, ma senza articolare oltre. Quel che è certo è che la resistenza sciita ha smantellato parecchie postazioni militari lancia-razzi intorno alla contestata zona delle fattorie di Sheba per lasciare il posto all’esercito libanese.