Angius: non siamo votati al martirio

«Subito un chiarimento nell’Unione, grotteschi gli attacchi a Unipol e ai Ds»

«È stato un grave errore politico aver sollevato una questione morale nei confronti dei Ds». Per questo, secondo Gavino Angius, ora «è necessario un chiarimento all’interno dell’Unione». Il capogruppo della Quercia al Senato era in Germania nei giorni in cui montava l’offensiva contro i Ds e Piero Fassino, reo di aver avuto colloqui telefonici con il presidente di Unipol Giovanni Consorte. «Stamattina – racconta appena tornato in Italia – ho ammirato a lungo alla Gemäldegalerie di Berlino il San Sebastiano del Botticelli, un’opera bellissima. Legato al palo e trafitto da sei frecce: ho pensato a noi. Solo che noi non abbiamo la vocazione al martirio. E neanche l’intenzione di porgere l’altra guancia».
Senatore Angius, che idea si è fatto di questa vicenda?
«Siamo stati colpiti da un attacco inatteso e immotivato. C’è stata una campagna indegna, con insinuazioni volgari da parte di settori falliti del capitalismo italiano e da parte di alcune forze politiche dell’Unione. Noi oggi siamo accreditati come il primo partito italiano. Mi domando se sia questo ciò che dà fastidio».
Ancora ieri Willer Bordon criticava la reazione di Fassino e ribadiva che la questione morale è un tema reale, che va affrontato.
«Vorrei far notare che questa questione morale nei nostri confronti la si è agitata dopo che Claudio Petruccioli è diventato presidente della Rai – addirittura accusandolo di avere fatto ottenere a Mediaset, non so con quali poteri, i diritti della Rai sul campionato di calcio – e dopo che Unipol ha lanciato l’Opa su Bnl. Lo ha fatto in particolare Arturo Parisi, e ora allude in pratica a queste due cose anche il capogruppo della Margherita al Senato Bordon. Tra l’altro, domanderei a Parisi perché non ha chiesto subito le dimissioni di Petruccioli, avendo fatto a lui un’accusa così infamante, e perché non abbia sollevato la stessa questione morale quando Francesco Pizzetti è stato nominato, nello stesso modo in cui è stato nominato Petruccioli, presidente dell’Authority per la privacy».
Ha ragione Bordon a dire che la questione morale esiste?
«Mi dispiace dover constatare che Bordon non è preciso sulla esistenza di questa questione morale: dove esiste? Chi coinvolge? Quali partiti e in quale modo? Attraverso quali episodi? Io so che il conflitto di interessi di Berlusconi ha sollevato una questione morale gigantesca, che ora sembra essere passata in secondo piano. E so che esistono in Italia organizzazioni che mischiando religione, politica e affari condizionano pesantemente la vita politica italiana, eleggendo sindaci, presidenti di Regione, deputati, senatori e anche presidenti di banche. E nessuno solleva una questione di questo genere, viene considerato morale e normale. A me è qualcosa che ripugna la mescolanza di religione, affari e politica, la considero altamente immorale. Quindi bisogna essere cauti nell’usare questa materia. In ogni caso, per quanto mi riguarda, la respingo in radice».
Chi la solleva, lo fa facendo riferimento all’operazione di Unipol sulla Bnl e all’atteggiamento dei Ds, vicini al mondo delle cooperative, in questa vicenda.
«I Ds non hanno non dico compiuto scorrettezze, ma anche molto più banalmente mescolato valutazioni di carattere politico con opportunità di scelta di queste organizzazioni. La distinzione di compiti e di funzioni è chiara e netta. Sono stati sollevati grotteschi interrogativi, ma io più prosaicamente mi domando: cos’è che dà fastidio? Dà fastidio che nella crisi devastante del capitalismo italiano Unipol produca ricchezza e lavoro con i guadagni trasparenti e le risorse accumulate? Perché non dovrebbe tentare di avere una banca, come avviene per chiunque operi nel campo della finanza? Cos’è meglio, mantenere Bnl nelle mani del Banco di Bilbao e ridurla a quel mezzo cadavere che era fino adesso? La vicenda dell’Opa su Bnl è chiara, è tutta alla luce del sole. Si può condividere o meno, si può motivare un dissenso, una contrarietà, come è stato fatto da diverse autorevoli personalità. Ma da qui a sollevare una sorta di questione morale come se si trattasse di un malaffare, questo è assolutamente inaccettabile. Come mi sembra intollerabile che con questa campagna mediatica sia finita in secondo piano la ben diversa vicenda di Antonveneta e quanto accaduto a Bankitalia, questioni che vanno assolutamente riportate in primo piano».
C’è secondo lei una responsabilità anche da parte degli organi di informazione?
«Ci sono stati gruppi del capitalismo italiano che hanno a freddo deciso di lanciare una campagna tesa a colpire Unipol e assestare un colpo ai Ds. Da questo punto di vista ci sono stati organi di informazione che hanno sicuramente avallato e sostenuto questa campagna. Il modo in cui sono state pubblicate le conversazioni telefoniche, alcune anche assolutamente banali, lo testimonia».
Questa pagina l’ha aperta Parisi, che secondo diversi commentatori ha detto quello che Prodi voleva ma non poteva dire.
«Vorrei dire una cosa a Parisi, che è un raffinato politologo: secondo me rischia di aprirsi in Italia una vera questione morale, che però è una questione democratica, e che consiste nella pretesa di comandare, di dettar legge e imporre il proprio punto di vista da parte di chi non ha il consenso democratico, da parte di chi, magari, non si è mai neanche presentato alle elezioni. Questa è una forma intollerabile di disprezzo della democrazia, e rischia di essere un cancro per il bipolarismo. Ora è stato commesso un errore politico grave sollevando una questione morale nei confronti dei Ds. E io ritengo necessario su questo punto un chiarimento politico nell’Unione».
Fassino ha già risposto alle accuse.
«Con parole totalmente condivisibili ed equilibrate. Però le risposte date a Fassino sono state insufficienti. Si è parlato, in queste settimane, di codice morale da scrivere. Per chi? Io ho già un codice morale e non ho bisogno di aderire né oggi né domani a codici morali scritti da altri. Ognuno lo scriva per sé se lo vuole scrivere. Penso invece che sono stati portati all’interno dell’Unione problemi politici molto seri sollevando questa questione. È stato dato un colpo alla nostra credibilità come forza di governo».
“Nostra” dei Ds?
«No, parlo della credibilità di tutta l’Unione. Non è un caso che su questo polverone ci si siano buttati a pesce i nostri avversari. E non nascondo preoccupazione anche per le primarie che abbiamo davanti. Trovo incomprensibili alla mente umana le candidature di chi sostiene che Prodi vada bene come premier».
Teme il ripetersi di episodi come questi?
«Temo per la tenuta dell’Unione. All’Italia, in questo mese di agosto, è stato dato un messaggio sbagliato, che ha messo a rischio la nostra credibilità come forza di governo. Oggi siamo a un passaggio molto delicato, e questa azione di sciacallaggio è nei nostri confronti ma non colpirà i Ds. Noi abbiamo la nostra forza, ci difenderemo, e lo sappiamo fare. Noi i nostri voti ce li zappiamo, non tutti fanno altrettanto. Noi rispondiamo di tutto agli elettori. In vacanza mi è capitato di essere fermato da diverse persone che volevano spiegazioni su dichiarazioni rese da altri leader dell’Unione. Ho sempre detto che non potevo rispondere di ciò che facevano altri. Così però non si va da nessuna parte, c’è un limite a tutto. Cosa si vuole? Colpire la nostra forza, la nostra funzione, racimolare qualche voto in più?»
Qual è il punto?
«Io penso seriamente che l’Italia è a un passaggio storico. Dopo il fallimento della destra davvero può nascere una nuova classe dirigente. Ma il rapporto nuovo tra società e istituzioni lo determina anzitutto una classe dirigente all’altezza del compito, capace di trasmettere fiducia e speranza, capace di essere portatrice di una idea politica che si dota di un grande progetto di governo, al cui centro vi sia la credibilità dell’Italia, un’idea moderna della sua crescita, un senso di giustizia per tutti. Ora si avverte invece l’inadeguatezza di questa discussione politica agostana. Abbiamo di fronte una crisi internazionale tesissima, la guerra all’Iraq, la minaccia del terrorismo fondamentalista. Siamo un grande Paese rimasto senza guida, con un governo che non sa cosa fare a fronte di una crisi economica senza precedenti. Da cinque anni abbiamo lo stravolgimento delle regole istituzionali e una profonda crisi morale. Ora abbiamo la Casa delle libertà allo sbando, si mette in discussione, apertamente ormai, la leadership di Berlusconi, crolla un progetto politico, fallisce nel disastro un’esperienza di governo. E noi? Per tutto il mese abbiamo discusso di una questione morale che investirebbe il maggiore partito della coalizione. Come ha detto Franco Marini è una follia».
Lei parla di Cdl allo sbando: a Casini che chiedeva “discontinuità” Berlusconi ha risposto che il leader del centrodestra è lui e non c’è molto da discutere.
«La solita risposta arrogante, che secondo la mia opinione è segno di una debolezza, non di una forza. È tipica di chi non si misura con una crisi di consenso crescente, di chi vede la sconfitta vicina, di chi dice in sostanza “muoia Sansone con tutti i filistei”. Ma al di là di questo, io non so come adesso la Casa delle libertà affronterà la Finanziaria e tutte le prossime scadenze che abbiamo di fronte».