Andrea e Riccardo, due vite a tempo determinato

Le due salme sono nell’obitorio di Suzzara. La devastazione è tale che non le fanno vedere a nessuno, nemmeno ai familiari più stretti. La data dei funerali non è fissata, bisogna attendere l’autorizzazione del magistrato che dovrà ricostruire il come e il perché
della tragedia avvenuta lunedì nella cooperativa «La Redenta» di Pegognaga, azienda di servizi agricoli, una quindicina di dipendenti-soci, affiliata a Legacoop. Ma intanto, il «fronte di guerra» del lavoro si è portato via altre due vite. Riccardo Azzoni aveva 19 anni, famiglia di origine contadina, viveva con i genitori e la sorella Valeria. «Per lei, fresca di laurea, c’era appena stata festa grande in casa», sospira la zia Vanna. Riccardo, invece, si era diplomato l’anno scorso, perito agrotecnico: «Un ragazzo solare. Aveva una fidanzata, desiderava comprarsi un’auto, non voleva pesare sui genitori. Diceva che ogni giorno bisogna fare nuovi progetti».
Per guadagnare qualche soldo, prima di entrare nella cooperativa in agosto, Riccardo aveva fatto il pizzaiolo. Attorno al silos maledetto, i colleghi sembrano ancora increduli. «Lo conoscevamo da quando è nato – ricordano il direttore Vanni Vincenzi e la responsabile amministrativa Zaira Quaglia – Ha insistito molto per venire qui. In genere, preferiamo prendere chi ha già qualche esperienza». All’inizio, assunzione a tempo determinato. «Ma dopo un anno – dice Vincenzi – sarebbe diventata definitiva».
Andrea Guaita di anni ne aveva 32. Abitava insieme al padre, aveva frequentato l’istituto agrario, però senza concludere gli studi. Prime esperienze di lavoro nella azienda agricola di famiglia, poi nel trasporto. Nell’ottobre del 2005 l’ingresso nella cooperativa agricola. «Proprio in questi giorni – ripetono i colleghi – doveva essere assunto a tempo indeterminato». Cristian Odini, consigliere delegato e compagno di scuola di Andrea, ricorda che il padre non aveva visto di buon occhio la scelta di Andrea: «Ma con lui il rapporto è sempre stato ottimo. Era addetto alla movimentazione del mais: caricava il camion, faceva le consegne. Ma svolgeva anche altre mansioni, come tutti quelli che lavorano qui».
Andrea era già esperto, Riccardo stava facendo pratica. «Affianchiamo i più giovani a chi è più esperto – spiega il direttore Vincenzi – proprio per aiutarli ad imparare». E anche a non correre rischi: il lavoro agricolo, dicono le statistiche, è uno di quelli più funestati da incidenti. «Noi abbiamo sempre messo al primo posto la sicurezza» si dispera Odini.
Eppure, l’altro giorno, Riccardo e Andrea sono andati a morire. Nessuno si spiega cosa sia accaduto: l’impianto di essiccazione è stato inaugurato meno di due anni fa, il silos era quasi vuoto, non c’era motivo per cui le pale che li hanno straziati dovessero essere in movimento. Anche il sindaco diessino Marco Carra allarga le braccia: «A me risulta che in quella azienda le procedure anti-infortunistiche siano rispettate seriamente… ». In verità, un precedente esiste: l’anno scorso, un altro giovane si ferì con un forcone, durante la movimentazione di rotoballe. Però, dalla successiva inchiesta, non emersero omissioni o responsabilità.
«Nemmeno il sindacato ha rilevato problemi di sicurezza alla Redenta – commenta Fabrizio Bruni, della Flai Cgil – Resta il fatto che, anche nel mantovano, gli incidenti sul lavoro assomigliano a un bollettino di guerra. Per questo abbiamo deciso di proclamare uno sciopero nella giornata dei funerali». Prodi ha inviato un messaggio di cordoglio alle famiglie, Fassino lo ha fatto tramite il sindaco. In paese ci sarà il lutto cittadino. «Riccardo e Andrea? Lavoratori seri, sempre disponibili, ragazzi d’oro», dicono tutti. Quanti altri, dopo di loro?