Ancora non nasce, ed è già verifica

Che la Cosa rossa (“la Sinistra-FArcobaleno”) nasca oggi, tecnicamente, ancora non si può dire. Ma che almeno provi a mettersi in cammino, questo sì. Gli stati generali della sinistra che si svolgono questo fine settimana a Roma saranno, innanzi tutto, un tentativo di partire uniti e, perché no, di rianimare le truppe dopo un periodo certo non facile per la sinistra dell’Unione: «Va che è una meraviglia. Ci sarà una marea di gente da tutta Italia. Questo è il fatto politico» afferma il deputato di Sd Carlo Leoni. Eppure, per essere un battesimo vero e proprio, c’è ancora qualcosa di più di un’incertezza: su tutte, non si sa ancora se il simbolo che verrà presentato (quello con l’arcobaleno) sarà usato alle prossime amministrative. Per ora viene definito un «segno grafico», non politico. Non solo. Non si sa neppure se quello elettorale, una volta ufficializzato, sarà presentato ovunque o, come sembra, valutando caso per caso. E poi, ad oggi, la Carta dei valori non scioglie né il nodo della collocazione internazionale dei soggetti costitutivi (il Prc rimarrà nella Sinistra europea, Sd nel Pse, i Verdi con il gruppo ambientalista, il Pdci nella Sinistra unitaria europea) né la forma organizzativa, visto che i vari partiti dovranno svolgere, su questi temi, i propri congressi. Fin qui nome e carta d’identità.
Se queste sono le premesse, oggi Prc, Pdci, Verdi e Sd cercheranno soprattutto una spinta a intraprendere un cammino, il più unitario possibile. Per andare dove? Questo è difficile da prevedere, ma una cosa sembra assai probabile: l’annunciata verifica di governo rappresenterà – paradossalmente ma non troppo -una sorta di verifica anche della nascente Cosa rossa. In che senso? Rifondazione vuole una verifica «vera», il cui esito è tutt’altro che scontato, dal momento che l’incrocio tra legge elettorale e confronto con Prodi rappresenta un passaggio assai stretto. E gli alleati? Sd balbetta, il Pdci valuterà i singoli provvedimenti ma non vuole rompere e i Verdi fanno quadrato attorno al Prof anche a costo di uscire dalla Cosa rossa. Ma Rifondazione, sul punto, non cede. Spiega Alfonso Gianni: «Così non si può andare avanti ed è evidente che bisogna decidere cosa fare per la parte restante della legislatura. Le priorità della verifica devono essere i temi della precarietà e la questione salariale. Sul primo punto bisogna ad esempio modificare la norma della legge 30 sulla cessione dei rami d’azienda. Sul secondo vanno prese misure, si chiamino fiscal drag o abbassamento delle aliquote, che portino più soldi nelle tasche dei lavoratori. D’altronde sono anche le proposte dei sindacati. Il governo deve battere un colpo». Tradotto: rispetto all’intervista di Bertinotti il giudizio su Prodi, dalle parti di Rifondazione, non è mutato.
Nella consapevolezza che i numeri sono incerti (vai alla voce: Senato) il Prc proverà ad alzare l’asticella per ottenere qualcosa che considera più realistico: farà battaglia sul disegno di legge Alleva contro la precarietà per ottenere ritocchi alla legge 30. E ancora, chiederà una diversa strategia per l’Afghanistan per ottenere un taglio alle spese militari. E proverà a far approvare la Ama-to-Ferrero. La permanenza al governo, dicono in via del Policlinico, è subordinata a questi obiettivi. Ma la questione principale è la legge elettorale. Afferma Gianni: «Il problema è sul tappeto nonostante i nervosismi di Prodi e Pecoraro Scanio. Noi insistiamo sul modello tedesco. Se dura Prodi bene altrimenti serve un governo istituzionale per le riforme».
Di tutt’altro parere i Verdi, che all’asse col Prof proprio non rinunciano e che, nonostante abbiano incassato l’arcobaleno nel nome e nel simbolo, qualcosa di più di un retropensiero sulla Cosa rossa lo mantengono. Il capogruppo alla Camera Angelo Bo-nelli dice: «La verifica? Per noi questo governo va sostenuto, certo va anche rilanciato ma se dovesse cadere non appoggeremo governi istituzionali. L’alternativa sono le elezioni anticipate. E aggiungo che ovviamente non parteciperemo alla consultazione che promuoverà Rifondazione per decidere se rimanere o meno al governo». Poi chiarisce la proposta dei Verdi: «Il bipolarismo va mantenuto e il modello di legge elettorale cui facciamo riferimento è quello delle regionali, sia pur riveduto e corretto. Il che significa dichiarazione delle alleanze prima del voto e premio di maggioranza».
E Sd? La capogruppo alla Camera Titti Di Salvo sulla verifica mette i paletti: «Non si può negare la crisi politica in atto. E per questo dobbiamo, come maggioranza, chiarirci le idee e ristabilire le priorità programmatiche a partire dal lavoro e dalla lotta alla precarietà. L’ottica però è rafforzare il nostro rapporto col paese. Non vogliamo decretare la morte di Prodi e nemmeno andare verso un esecutivo istituzionale». Oggi comincia la verifica nella Cosa rossa. A gennaio quella col governo.