Ancona 12 Settembre – Notizie e cronaca dal Seminario dell’Associazione Marx XXI

Domenica 12 settembre, si è tenuto in una casa di campagna su una collina che guarda il mare, messa a disposizione da una famiglia di compagni e ribattezzata per l’occasione “Casa Marx XXI”, il primo seminario provinciale in Ancona dell’Associazione politico-culturale “Marx XXI”. Vi hanno partecipato circa cinquanta compagni e compagne, di Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani e senza partito, nello spirito dell’Associazione che opera per l’unità dei comunisti, per un forte partito comunista e la ricostruzione di un pensiero critico rivoluzionario all’altezza delle sfide che la fase impone nel nostro Paese e nel mondo.

“Per l’unità dei comunisti. Per il rilancio di un Partito comunista di quadri e di massa”: era il titolo – politicamente e progettualmente inequivocabile – del Seminario che si è tenuto ad Ancona domenica 12 settembre. Il Seminario, organizzato dall’Associazione politico culturale “Marx XXI” (Associazione di carattere nazionale, che sta organizzando seminari volti al rilancio della cultura politica marxista e comunista in tutta Italia e ad un’accumulazione di forze – politiche e intellettuali – funzionale al rilancio di un Partito comunista di lotta e di massa nel nostro Paese) si è tenuto in una casa di campagna del Ghettarello, casa del compagno Franco Alessandrini che, mostrando sia generosità che consapevolezza politica, ha affermato che la casa sarà, anche per il domani, a disposizione dei comunisti e delle comuniste.

Al Seminario hanno partecipato una cinquantina di “quadri” e militanti comunisti/e di Ancona e provincia, compagne e compagni del PRC, del PdCI e “senza partito”, una “composizione” che, già in sé, ha parlato della necessità, dell’urgenza e dei concreti processi in corso volti all’unità dei comunisti.

In un ambiente davvero “caldo”, familiare, antiburocratico (che ha contribuito alla riuscita dell’iniziativa e alla costruzione di rapporti più forti e fraterni tra i compagni e le compagne) si sono svolte – di fronte ad un’attenzione vera, non simulata, partecipe, che non ha subito, dalle ore 15.00 sino alle ore 20.00, cadute di interesse – ben cinque relazioni tematiche.

La prima relazione è stata svolta dal compagno Alberto Sgalla, militante del PRC e docente di diritto; Sgalla ha messo a fuoco il nesso che s’è costituito tra l’attacco alla Costituzione nata dalla Resistenza e l’attacco generale al lavoro portato duramente dal grande capitale. “Dobbiamo lavorare per rendere chiaro a tutti – ai giovani, ai lavoratori – che il progetto del capitale di abbattere i diritti e comprimere oltremisura i salari passa anche, e in buona misura, attraverso il disegno di stravolgere il senso della nostra Carta Costituzionale, che ha al suo interno molte misure volte al contenimento del potere dell’impresa e articoli che con chiarezza mettono al centro il valore del lavoro e i diritti dei lavoratori”. “L’antidoto primario all’attacco del capitale è la risposta organizzata e di lotta dei lavoratori – ha chiosato Sgalla – ; occorre dunque riorganizzare e rilanciare il conflitto sociale; occorre mettere in campo una forza comunista, un partito, di lotta e di classe”.

La seconda relazione è stata svolta da Vladimiro Giacchè, economista e vice presidente nazionale dell’Associazione “ Marx XXI ”. Giacchè ha ripercorso le fasi dell’ultima, grave, crisi capitalistica, definendola chiaramente “una crisi classica di sovrapproduzione”, un’incapacità/impossibilità del capitale di poter immettere sul mercato la gran quantità di merci che oggi il proprio, poderoso, sistema macchinico è in grado di produrre ma che non può vendere per il semplice fatto che l’attacco al lavoro ha ristretto notevolmente i mercati e la capacità d’acquisto dei salari”. “Per questo motivo – ha proseguito Giacchè – i padroni, per uscire dalla loro stessa crisi di sovrapproduzione, sono costretti a bruciare ricchezza, a polverizzare capitale, a comprimere e mortificare la produzione, facendo pagare un prezzo alto ai lavoratori, sia in termini di salario che in termini di occupazione”. “ E’ chiaro, a partire da questo quadro materiale, che siamo di fronte ad una contraddizione profonda (che potrebbe essere persino di tipo rivoluzionario) tra l’attuale livello dello sviluppo delle forze produttive e gli attuali rapporti di produzione; come è chiaro che siamo di fronte ad una contraddizione socialmente e storicamente drammatica: da una parte vi è lo straordinario sviluppo del sistema macchinico borghese, potenzialmente in grado di liberare i lavoratori dalla storica e bestiale fatica quotidiana e produrre merci in quantità e qualità necessarie ad una vita migliore su scala di massa; d’altra parte, vi è un potere capitalistico che, per mantenere inalterato o aumentare il proprio saggio di profitto, si vede costretto – per le stesse, proprie ed oggettive contraddizioni interne – a frenare, mortificare, la spinta del proprio sistema produttivo, cercando di riaccumulare ricchezza attraverso un ulteriore giro di vite sullo sfruttamento operaio e attraverso la conquista di mercati lontani, quelli dei paesi in via di sviluppo”. “ Ed è conseguentemente a ciò, a tale analisi materiale dello stato di cose presenti, di fronte al fallimento pieno e socialmente tragico del capitale che il socialismo è – oggi più di ieri – una necessità sociale e storica. E anche una concreta possibilità”.

La relazione di Alessandro Volponi, docente di filosofia, dirigente marchigiano del PRC e membro del Consiglio scientifico di “ Marx XXI”, si è incentrata sulla questione fiscale. Volponi, in un lucido intervento corredato e sostenuto in ogni snodo argomentativo da cifre e dati concreti, ha messo in luce come l’enorme evasione ed elusione fiscale ( in gran parte del capitale, dei padroni) sia in verità uno dei principali problemi sociali e politici, uno dei più significativi impedimenti al cambiamento delle cose e al progetto di una più equa redistribuzione del reddito. Il dirigente PRC ha quindi concluso chiamando i comunisti, la sinistra anticapitalista e le forze sindacali avanzate ad elaborare, mettere in campo e popolarizzare il disegno di un nuovo fisco, di un sistema generale di tassazione volto a liberare i salari e gli stipendi dalle odierne e pesanti gabelle, spostando “l’attenzione fiscale” sul grande capitale, sui patrimoni, le ricchezze, le fortune e ciò come via essenziale, in questa fase, sia per difendere e rilanciare “lo stato sociale” che per redistribuire la ricchezza.

Finita questa prima parte del seminario, la compagna Lidia Mangani , che ha presieduto i lavori, ha proposto una “pausa-caffè” e i “ seminaristi” hanno potuto sgranchirsi le gambe fuori della casa, nella splendida visione della campagna marchigiana assolata, di fronte al mare e tra gli alberi di fichi e le viti d’uva.

Alla ripresa dei lavori, altre due relazioni di alto livello politico e culturale. La prima di Francesco Francescaglia, responsabile del dipartimento esteri del PdCI, che ha messo rigorosamente a fuoco le nuove contraddizioni internazionali, le spinte egemoniche e di guerra dell’imperialismo nordamericano e – soprattutto – le nuove e possenti spinte di liberazione e rivoluzionarie dei popoli, a cominciare da quelli dell’America Latina. “ La profezia di Fukuyama – ha affermato Francescaglia – secondo la quale dopo la caduta dell’URSS e del campo socialista la storia sarebbe finita per sempre e il capitale avrebbe vinto per l’eternità, è stata resa risibile dagli eventi concreti: non solo il capitale non ha vinto per sempre ma, in pochi anni, la lotta antimperialista ha ripreso vigore e si è estesa a livello di massa, spingendo interi continenti – come l’America Latina – a liberarsi sino a rilanciare e costruire concretamente – come in Venezuela – il socialismo”. “Il mondo cambia positivamente – ha proseguito Francescaglia – e la Cina, l’India, il Vietnam, i paesi del BRIC e tanti altri popoli e paesi della Terra sviluppano concretamente modelli diversi da quello capitalista, si liberano, cambiano i rapporti di forza nel mondo tra forze imperialiste e antimperialiste rilanciando le vie della trasformazione sociale e della transizione al socialismo su scala planetaria”.

L’ultima relazione, prima delle considerazioni finali, è stata quella di Ruggero Giacomini, storico del movimento operaio e dirigente PdCI, il quale non ha avuto troppa difficoltà, dopo le approfondite relazioni già svolte, ad argomentare richiamando Gramsci e Lenin circa la necessità sociale e storica del Partito comunista. Dopo un breve intervento del segretario provinciale PdCI Maurizio Formica, ha concluso Fosco Giannini, della Direzione nazionale del PRC e coordinatore nazionale dell’area de l’ernesto.

Giannini ha messo in rilievo come l’attacco durissimo del capitale contro i lavoratori; la vera e propria dittatura culturale della classe dominante sul senso comune di massa; il razzismo dilagante, il progetto eversivo delle destre, il conseguente attacco alla democrazia e la subordinazione delle forze della finta opposizione ( con il testa il PD) chiedano oggettivamente la presenza e l’azione di una forza di massa anticapitalista, comunista, sia per difendere il movimento operaio dall’attacco che per riaprire un orizzonte di trasformazione sociale.

“ Occorre come il pane un partito comunista di quadri, di lotta, di massa per rispondere alla reazione dilagante – ha affermato Giannini – e per giungere a un partito di questo tipo è innanzitutto necessario unire i comunisti, è necessario che le comuniste e i comunisti ovunque collocate/i si riuniscano in una sola organizzazione”. “E’ sempre più evidente – ha aggiunto il coordinatore nazionale dell’area de l’ernesto – che tenere i comunisti divisi vuol dire fare il gioco del padrone; l’unità dei comunisti appare a tutti una cosa di buon senso, un’ovvietà e i comunisti di base, del PRC e del PdCI, vorrebbero unirsi in un solo partito già da domani. Chi impedisce questa unione è la maggioranza del gruppo dirigente nazionale del PRC. Dunque, compagne e compagni, occorre ribellarsi, occorre disobbedire all’ordine sbagliato diretto a mantenere la divisione tra i comunisti e occorre invece unirsi dal basso, dai territori, da incontri come questo che stiamo vivendo…Non voglio fare dell’enfasi a buon mercato, ma credo che questa giornata, questa domenica 12 settembre 2010, tra alcuni anni, quando saremo uniti, ce la ricorderemo, come una giornata importante, di svolta, unitaria…”.

In verità, tra le decine di compagni del PdCI, del PRC e di altri e altre fuori dai partiti che hanno vissuto il seminario, l’unità si è costituita davvero, sia nella fase della discussione che a cena, tra le penne ai piselli di Luciano Nobili ( capo storico delle Feste comuniste anconetane, prima nel PCI, poi nel PRC) l’arrosto e il vino rosso delle colline marchigiane ( e della nostra speranza…).

Il seminario ha svolto positivamente il suo ruolo: unire i comunisti, unirci – hanno detto tutti i “seminaristi” – non è solo giusto, necessario e possibile, ma è anche la via per ritrovare la nostra comunità, quella che da più senso anche alla nostra vita, dà concretezza ai nostri valori e permette, organizzandoci, di tornare a lottare: il partito comunista. Di particolare importanza (segno del buon lavoro fatto per questo seminario, specie dai compagni giovani : Fabio Pasquinelli, Andrea Martini, Giacomo Forni) è stato il caloroso saluto finale dato da compagni storici e importanti della provincia di Ancona, compagni/e che da anni non militano più in nessun partito ma che hanno aderito allo spirito unitario lanciato da “ Marx XXI”: Laura Baldelli, CGIL- Scuola Nazionale; il prestigioso e molto amato avvocato del lavoro Rino Pirani, il popolarissimo maestro di scuola Luciano Marasca, l’attrice teatrale Tiziana Tosto e altri ancora…