«Anche noi agli Stati generali ma per battere le pentole»

Vogliamo essere chiari: non andremo a Roma in delegazione per incontrare i parlamentari; ci andremo in centinaia, con pentole e tamburi, per contestarli, perché le promesse che ci hanno fatto sulla moratoria devono essere mantenute». Inutile girarci attorno, quella che annuncia Cinzia Bottene, portavoce del Presidio permanente No Dal Molin, è una cosa clamorosa, per certi versi inedita: la contestazione di un evento della sinistra politica da parte di un importante settore di movimento che quei partiti se l’è trovati a fianco, i cui dirigenti e militanti sono parte del movimento stesso. Ma perché il popolo delle pentole riserva ai partiti della sinistra lo stesso trattamento riservato a Prodi, quando arrivò a Trento il 3 giugno scorso? Lo stesso trattamento riservato al consiglio comunale di Vicenza che ha fatto la scelta di concedere un pezzo ennesimo di territorio per la nuova base Usa. La stessa accoglienza subita da Rutelli in visita a settembre nella città palladiana. «Perché siamo stanchi di sentire solo e unicamente parole – incalza Bottene – ne abbiamo sentite troppe, non vogliamo essere presi in giro con iniziative che non hanno capacità di incidere».

A che ti riferisci in particolare?
Alla petizione che chiede la moratoria dei lavori per la nuova base, annunciata domenica alla festa del coordinamento dei comitati per il No. Ancora una volta si scarica sui cittadini l’onere di una cosa che potrebbero fare i parlamentari. Invece ci dicono “fate voi”. Una petizione richiede tempo, avrebbe avuto senso un ann o fa. Ora no: la bonifica significa già l’inizio dei lavori. E adesso per noi non ha più senso. Ci vuole un atto parlamentare che imponga una moratoria, bene, ci sono 170 parlamentari che hanno sottoscritto una lettera in questo senso, sono stati eletti da noi, agiscano dunque presso il governo. Siamo convinti che la platea del 9 dicembre condivida: noi pensiamo che sarà un momento di contestazione ma anche di scuotimento.

Ma non credete che la petizione possa dare più forza a quei parlamentari?
Se però si muovono, se no non può sostituire l’azione istituzionale, i parlamentari devono farsi carico del loro ruolo, non possono delegare a noi, sono loro i delegati. Se fossimo noi in Parlamento avremmo esercitato pressioni ben maggiori. E non accetto l’alibi per cui le pressioni ulteriori possano far cadere il governo e far tornare Berlusconi. Perché in un anno e mezzo non hanno dato corso alla legge sul conflitto d’interessi? Bastava questo per annullare lo spauracchio, invece non hanno fatto assolutamente nulla.

Ma se la mozione che chiedete viene bocciata?
Noi vogliamo che chi si dice al fianco del movimento vicentino ponga la discriminante del Dal Molin a Prodi: o la moratoria subito, oppure non saranno votati alcuni emendamenti alla finanziaria. Il governo viene costantemente tenuto in scacco da Dini e due senatori: se in tre riescono a fare quello che vogliono, dov’è la forza di 170?

Resta il fatto che scegliere di contestare gli Stati generali, un’assemblea della sinistra, un evento che riguarda il popolo della pace, è una mossa che può sembrare drastica, divaricante.
Abbiamo sempre cercato il dialogo, di fare anche un percorso insieme, di mantenere una strada aperta, ora siamo stanchi di essere presi in giro. Se la sinistra accetta di tradire il suo elettorato a fronte di nulla, è simile al tradimento di Prodi, all’editto di Bucarest che, nel gennaio scorso gelò le nostre speranze annunciando il Sì ai dictat statunitensi. Questo gesto non lo faccio con felicità, è una cosa che non avrei mai pensato di fare, che non faccio a cuor leggero ma la nostra è una linea di coerenza e libertà, nel senso che pur essendo elettori di quei partiti che si riuniscono a Roma per gli Stati generali, non ci assegnamo un ruolo di sudditanza. Penso che una posizione onesta sia anche quella di contestare. Il popolo della pace è quello che si riconosce in quei partiti.

Ma non siete stati invitati a partecipare?
Spesso viene invitato chi non pone problemi, chi è sicuro che farà un intervento in linea. Da noi non se lo sarebbero potuto aspettare, così, di solito, non veniamo invitati.

Eppure una sinistra unita potrebbe essere una spalla formidabile per i movimenti.
Se continuerà a comportarsi così non mi aspetto nulla, io avevo delle speranze ma sono state disilluse, si assumeranno le proprie responsabilità ad allontanarsi così dalla base, mi sembra che anche i sondaggi siano eloquenti, mi arrivano sempre più spesso mail di iscritti indignati. Vedi: c’è stato prima un momento di speranza, quando ha vinto il centrosinistra, poi lo stupore. Adesso siamo all’indignazione: noi siamo sempre quelli, sono loro che non ci rappresentano più. Lo dico con molta tristezza. Tra l’altro, è un anno e mezzo che noi ci stiamo esprimendo a costo delle nostre vite, consumiamo le ferie, stiamo organizzando la tre giorni europea e il corteo del 15 dicembre. E questi vengono a dirci “raccogliete le firme”!