Anche in Moldavia si apre un’altra “caccia alle streghe” anticomunista

In Moldavia, il nuovo governo delle forze nazionaliste e liberiste, subentrato ai comunisti dopo aver vinto per un soffio le elezioni politiche del 2009, ha scatenato una campagna repressiva anticomunista, che ha tutto il sapore della vendetta politica nei confronti del partito che ha governato il paese per molti anni. Obiettivo della campagna è, in particolare, l’organizzazione giovanile del Partito Comunista della Repubblica di Moldova (PCRM che, ricordiamo, fa anche parte della “Sinistra Europea”), l’Unione della Gioventù Comunista (UGC).

In una dichiarazione resa pubblica agli organi di stampa, il PCRM sostiene che decine di giovani facenti parte delle organizzazioni di partito di Kishinev, sono stati convocati nei commissariati della capitale moldava, che numerose abitazioni di militanti della gioventù comunista sono state sottoposte a perquisizioni “arbitrarie e illegali” e che alcuni giovani comunisti sono stati trattenuti illegalmente nelle sedi di polizia per più di dodici ore, senza assistenza legale e possibilità di comunicare con l’esterno.

Ai giovani viene contestata la partecipazione ad una manifestazione, avvenuta il 14 ottobre, nel corso della quale alcuni sconosciuti avevano fatto esplodere una bomba evidentemente diretta contro i comunisti. Dopo aver stornato le indagini dai possibili mandanti ed esecutori dell’attentato, ad alcuni mesi di distanza, queste si sono rivolte ora contro le stesse vittime della provocazione.

L’Unione della Gioventù Comunista ha definito l’azione di polizia “un altro anello della catena repressiva che cerca di screditare la nostra organizzazione e di paralizzare la nostra attività mediante la pressione e l’intimidazione, caratteristiche di uno stato di polizia”.

Nel comunicato dell’UGC viene denunciato con forza il crescente carattere repressivo delle azioni del nuovo governo anticomunista: “Fin dai primi giorni del suo arrivo al potere, la coalizione di ultradestra ha investito una quantità ingente di risorse e di sforzi propagandistici per screditare e intimorire i militanti del PCRM, i suoi attivisti e simpatizzanti. Ora dobbiamo constatare che disgraziatamente il governo è passato dalle parole e le minacce ai fatti, ricorrendo all’uso della forza e della provocazione nei confronti dei membri del Partito Comunista all’opposizione”.
Nel comunicato si denunciano anche le ritorsioni di carattere economico. Ad esempio, è stato arbitrariamente interrotto il finanziamento al nuovo sistema di canalizzazione (a lavori già iniziati), che avrebbe dato un notevole impulso allo sviluppo di alcune aree agricole del paese, solo perché in queste zone il Partito Comunista ottiene straordinari risultati elettorali.

Come si afferma in una dichiarazione congiunta del partito e della sua organizzazione giovanile, “la Moldavia non solo sta ritornando all’anticomunismo forsennato dei primi anni ’90, ma anche ai metodi intimidatori di pressione, caratteristici di uno stato di polizia, che dimostrano che, nella Repubblica di Moldova ci troviamo di fronte ad evidenti segnali della formazione di una dittatura di destra”.

E’ evidente che ci troviamo di fronte al segnale allarmante di una nuova ondata repressiva anticomunista in questa repubblica ex sovietica, che si aggiunge a quelle già in corso in diversi stati dell’Europa centro-orientale e che testimonia dello stato drammatico in cui versano i diritti e le libertà nel nostro vecchio continente e della necessità urgente di una mobilitazione democratica che superi i confini delle singole nazioni, della quale i comunisti e le sinistre di tutta Europa devono rendersi protagonisti.