“Altro che nuovi impegni pensiamo ad andare via”

Claudio Grassi, senatore di Rifondazione comunista, è uno dei “dissidenti” che non volevano la permanenza dei soldati italiani in Afghanistan e hanno votato obtorto collo la fiducia al governo Prodi.
Senatore, il ministro della Difesa afgano parla di un ridispiegamento degli italiani, con l´estensione della missione Isaf verso il sud. Ma Arturo Parisi smentisce decisamente. Lei che ne pensa?

«Ho piacere che il ministro della Difesa abbia smentito le dichiarazioni dell´afgano Wardak. Ma si conferma la validità delle nostre posizioni: questa è una missione di guerra. Ancor di più se si dovesse verificare la partecipazione dei nostri soldati alle operazioni nel sud dell´Afghanistan, nelle zone sotto il controllo dei Taliban».

Quali sono le alternative, secondo lei?

«Bisogna trovare una strategia di uscita, il prima possibile».

Il suo gruppo punterà i piedi, fra sei mesi, quando si voterà per un rifinanziamento della missione?

«Mi auguro che la strategia di uscita si trovi prima di sei mesi».

Lei vede una differenza sostanziale fra lo schieramento dei militari a Kabul e a Herat, e nel sud del paese?

«La differenza è nelle notizie che tutti leggono: per le province del sud sarebbe un intervento in territori nei quali il governo di Kabul non ha nessun potere. Ci sono zone intere sotto il controllo dei Taliban. I giornali riferiscono di continuo di azioni di guerra e vittime».

L´ampliamento del ruolo della Nato in Afghanistan è stato richiesto dagli Stati Uniti, e molti sono convinti che sia una misura necessaria per “sganciare” truppe da impiegare altrove, magari in Iraq. Lei che ne pensa?

«È un´esigenza del governo degli Stati Uniti, che deve far fronte a una presenza massiccia su vari teatri di operazioni».

Ma è giusto che l´Italia collabori a soddisfare questa esigenza?

«Per noi sarebbe saggio prendere in considerazione una ritirata massiccia, oltre che dall´Iraq anche dall´Afghanistan».

Qual è il bilancio di queste missioni?

«Sono guerre che non hanno risolto i problemi dei Paesi, in nessun modo sono state missioni pacificatrici».

Si parla anche di una partecipazione italiana a una futura missione di pace in Libano. Lei è d´accordo?

«Prima di tutto bisogna fermare la guerra. Come Rifondazione comunista facciamo una richiesta al governo: chieda a Israele di fermare i bombardamenti e di ritirarsi dal sud del Libano, che ha occupato in modo illegittimo. Poi si dovrà cercare la soluzione migliore per garantire la sicurezza di Israele, ma anche il diritto dei Palestinesi a una patria».