Alle minoranze del Prc dico: abbiate l’onestà di fare autocritica

Avevamo visto giusto ad investire con grande determinazione sulle primarie come occasione di partecipazione democratica. Ma nessuno di noi era arrivato ad immaginare che all’appuntamento di quel voto sarebbero arrivati in 4.311.149. Un vero e proprio evento che ha cancellato rapidamente l’illusione della Cdl di avere recuperato il deficit di consensi sociali solo in virtù dell’unità con cui vogliono autoritariamente imporre la nuova legge elettorale.
L’esasperazione sociale e democratica del popolo delle opposizioni si è riversata in massa domenica scorsa nelle urne. Un voto, dunque, contro il governo Berlusconi e le sue politiche, ma anche un voto che chiede di poter essere ascoltato, interpretato e tradotto sul terreno delle scelte politiche. E’ questa la richiesta esplicita di rottura di ogni forma di separatezza ed autoreferenzialità della politica.

Chi si opponeva, anche a sinistra, alle primarie, in nome di una critica al modello americano non ha compreso la sostanza delle dinamiche della società italiana. L’elitarismo e l’ideologismo impediscono di leggere la realtà. Nel voto del 16 ottobre c’è l’onda lunga della stagione dei movimenti e il peso dei corpi organizzati della società. L’esatto rovescio delle lobby e delle forme escludenti e passive del modello americano.

L’onestà intellettuale di Rossana Rossanda sul tema è limpida e solare. Così si esprime sul manifesto di ieri: «Il successo delle primarie mi ha dato clamorosamente torto ed è d’obbligo riconoscerlo».

Non speravamo in tanto per le nostre minoranze interne, ma l’attacco inferto alla linea da noi praticata è francamente fuori da ogni lume di ragione. Affermano Grassi e Cannavò all’unisono che con le primarie avremmo legittimato Prodi e ridotto le possibilità, in virtù di un risultato non positivo di Bertinotti, di condizionare il programma. Nessuna, neanche lievemente accennata, forma di autocritica sul fallimento delle previsioni sulle primarie. Imperturbabili. Ci accusano di legittimare Prodi e ci propongono di costruire una relazione privilegiata e politicista con chi ha sostenuto proprio Prodi alle primarie.

Poca cosa il voto a Bertinotti? Se io avessi pronosticato a Claudio Grassi e a Salvatore Cannavò il 15 ottobre che Fausto avrebbe ottenuto 631.592 voti mi avrebbero sicuramente consigliato una visita alla neuro! Invece la nostra candidatura ha retto la prova dell’esplosione della partecipazione a dimostrazione che rappresentiamo e influenziamo una parte reale e consistente della società italiana.

Coloro che sono rimasti ancorati al loro orticello organizzativo sono stati travolti. Solo alcuni dati per intenderci: Pecorario Scanio ottiene solo il 10% dei votanti Verdi nelle elezioni europee. Prodi ottiene ben il 29% dei voti dei partiti che lo sostengono e Bertinotti addirittura il 30% dei voti nella stessa competizione elettorale.

Se non ci fossimo presentati alle primarie, come dal nostro interno ci si chiedeva, saremmo stati cancellati politicamente e con noi si sarebbe oscurato il nostro corredo programmatico che ha invece influenzato e pervaso positivamente lo stesso impianto programmatico di Prodi. Se le nostre minoranze avessero concorso con la stessa intensità con cui la più parte del partito si è impegnata generosamente e intelligentemente avrebbero scoperto che le primarie sono state una straordinaria occasione di inchiesta sociale e di relazioni forti anche con segmenti di realtà verso i quali con grandi difficoltà costruiamo un confronto quotidiano.

Penso ad aree politiche, sindacali ed associative che si sono schierate con la candidatura di Bertinotti. Faccio due esempi per intenderci. In Emilia il peso organizzativo dei Ds si è fatto fortemente sentire fino a pesare sul voto a Prodi con un 5% in più a livello nazionale. Ma pure in questo contesto spiccano i risultati a Bologna dei seggi in cui hanno votato i gay, le lesbiche e i trans e quello in cui hanno votato gli studenti fuori sede grazie al lavoro svolto da un comitato “Officine precarie” composto da compagne e compagni, gli stessi che hanno organizzato il treno per Nichi Vendola.

La direzione di un partito è cosa sicuramente complessa. Non ci si sente quasi mai all’altezza. Ma cosa sarebbe oggi di questo partito se avessimo dato retta ad alcune indicazioni di parte delle nostre minoranze? Non saremmo dovuti andare a Genova nel luglio del 2001, non avremmo dovuto organizzare il referendum per l’articolo 18, non avremmo dovuto partecipare alle primarie (né in Italia né in Puglia) e avremmo dovuto interloquire con le destre sulla legge elettorale. Roba da mettere in discussione persino la stessa esistenza del partito!

C’è un filo rosso in queste posizioni che per fortuna non sono state raccolte neanche da tutti gli stessi compagni che si riconoscono in queste aree congressuali. Ed è il giudizio sulla società italiana e sui movimenti. C’è una concezione statica, ideologica che impedisce ogni forma di comprensione e di conseguente innovazione. E sono, invece, proprio l’innovazione, il consolidamento della ricca rete di relazioni sociali costruite in questi mesi e lo straordinario lavoro delle compagne e dei compagni a cui va fortissima la nostra gratitudine, la nostra prospettiva ed il nostro futuro.

Alle minoranze del Prc dico: abbiate l’onestà di fare autocritica
Chi si opponeva non ha compreso le dinamiche della società

Franco Giordano
Avevamo visto giusto ad investire con grande determinazione sulle primarie come occasione di partecipazione democratica. Ma nessuno di noi era arrivato ad immaginare che all’appuntamento di quel voto sarebbero arrivati in 4.311.149. Un vero e proprio evento che ha cancellato rapidamente l’illusione della Cdl di avere recuperato il deficit di consensi sociali solo in virtù dell’unità con cui vogliono autoritariamente imporre la nuova legge elettorale.
L’esasperazione sociale e democratica del popolo delle opposizioni si è riversata in massa domenica scorsa nelle urne. Un voto, dunque, contro il governo Berlusconi e le sue politiche, ma anche un voto che chiede di poter essere ascoltato, interpretato e tradotto sul terreno delle scelte politiche. E’ questa la richiesta esplicita di rottura di ogni forma di separatezza ed autoreferenzialità della politica.

Chi si opponeva, anche a sinistra, alle primarie, in nome di una critica al modello americano non ha compreso la sostanza delle dinamiche della società italiana. L’elitarismo e l’ideologismo impediscono di leggere la realtà. Nel voto del 16 ottobre c’è l’onda lunga della stagione dei movimenti e il peso dei corpi organizzati della società. L’esatto rovescio delle lobby e delle forme escludenti e passive del modello americano.

L’onestà intellettuale di Rossana Rossanda sul tema è limpida e solare. Così si esprime sul manifesto di ieri: «Il successo delle primarie mi ha dato clamorosamente torto ed è d’obbligo riconoscerlo».

Non speravamo in tanto per le nostre minoranze interne, ma l’attacco inferto alla linea da noi praticata è francamente fuori da ogni lume di ragione. Affermano Grassi e Cannavò all’unisono che con le primarie avremmo legittimato Prodi e ridotto le possibilità, in virtù di un risultato non positivo di Bertinotti, di condizionare il programma. Nessuna, neanche lievemente accennata, forma di autocritica sul fallimento delle previsioni sulle primarie. Imperturbabili. Ci accusano di legittimare Prodi e ci propongono di costruire una relazione privilegiata e politicista con chi ha sostenuto proprio Prodi alle primarie.

Poca cosa il voto a Bertinotti? Se io avessi pronosticato a Claudio Grassi e a Salvatore Cannavò il 15 ottobre che Fausto avrebbe ottenuto 631.592 voti mi avrebbero sicuramente consigliato una visita alla neuro! Invece la nostra candidatura ha retto la prova dell’esplosione della partecipazione a dimostrazione che rappresentiamo e influenziamo una parte reale e consistente della società italiana.

Coloro che sono rimasti ancorati al loro orticello organizzativo sono stati travolti. Solo alcuni dati per intenderci: Pecorario Scanio ottiene solo il 10% dei votanti Verdi nelle elezioni europee. Prodi ottiene ben il 29% dei voti dei partiti che lo sostengono e Bertinotti addirittura il 30% dei voti nella stessa competizione elettorale.

Se non ci fossimo presentati alle primarie, come dal nostro interno ci si chiedeva, saremmo stati cancellati politicamente e con noi si sarebbe oscurato il nostro corredo programmatico che ha invece influenzato e pervaso positivamente lo stesso impianto programmatico di Prodi. Se le nostre minoranze avessero concorso con la stessa intensità con cui la più parte del partito si è impegnata generosamente e intelligentemente avrebbero scoperto che le primarie sono state una straordinaria occasione di inchiesta sociale e di relazioni forti anche con segmenti di realtà verso i quali con grandi difficoltà costruiamo un confronto quotidiano.

Penso ad aree politiche, sindacali ed associative che si sono schierate con la candidatura di Bertinotti. Faccio due esempi per intenderci. In Emilia il peso organizzativo dei Ds si è fatto fortemente sentire fino a pesare sul voto a Prodi con un 5% in più a livello nazionale. Ma pure in questo contesto spiccano i risultati a Bologna dei seggi in cui hanno votato i gay, le lesbiche e i trans e quello in cui hanno votato gli studenti fuori sede grazie al lavoro svolto da un comitato “Officine precarie” composto da compagne e compagni, gli stessi che hanno organizzato il treno per Nichi Vendola.

La direzione di un partito è cosa sicuramente complessa. Non ci si sente quasi mai all’altezza. Ma cosa sarebbe oggi di questo partito se avessimo dato retta ad alcune indicazioni di parte delle nostre minoranze? Non saremmo dovuti andare a Genova nel luglio del 2001, non avremmo dovuto organizzare il referendum per l’articolo 18, non avremmo dovuto partecipare alle primarie (né in Italia né in Puglia) e avremmo dovuto interloquire con le destre sulla legge elettorale. Roba da mettere in discussione persino la stessa esistenza del partito!

C’è un filo rosso in queste posizioni che per fortuna non sono state raccolte neanche da tutti gli stessi compagni che si riconoscono in queste aree congressuali. Ed è il giudizio sulla società italiana e sui movimenti. C’è una concezione statica, ideologica che impedisce ogni forma di comprensione e di conseguente innovazione. E sono, invece, proprio l’innovazione, il consolidamento della ricca rete di relazioni sociali costruite in questi mesi e lo straordinario lavoro delle compagne e dei compagni a cui va fortissima la nostra gratitudine, la nostra prospettiva ed il nostro futuro.