Allarme Onu: il 40% delle coste del Mediterraneo mangiato dal cemento

Stanno male le coste del mar Mediterraneo. Sono scomparsi ben 20mila chilometri di coste rocciose e sabbiose, di zone umide, di estuari,delta e stagni costieri. 20mila su 46mila complessivi: vuol dire il 40% dei litorali sono stati mangiati dal cemento e entro il 2025 oltre il 50% delle coste sarà cementificato. Almeno questo è lo scenario che si prospetta secondo quanto risulta dal dossier sullo stato dei litorali del Mediterraneo elaborato dal Plan Bleu dell’Une/Map, il programma Ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite, presentato ieri a Roma a Park Life, il salone dei parchi naturali e del vivere naturale organizzato da Federparchi, Legambiente, Compagnia dei Parchi il tour operator delle aree protette italiane e Fiera Roma, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il contributo del Ministero dell’Ambiente. Proprio il cemento costituisce la principale minaccia per le zone umide costiere, che hanno un valore anche economico: delta, lagune e stagni forniscono “servizi” che vanno dalla capacità di depurare le acque alla produzione di risorse ittiche. In termini strettamente monetari secondo l’Unep/Map le zone umide possono arrivare a valere quasi 2 milioni e mezzo di euro per chilometro quadrato. Secondo i dati riportati dal dossier, il numero delle città presenti sui litorali dei 21 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo è quasi raddoppiato dalla scorsa metà del secolo, passando da 318 nel 1950 a 584 nel 1995. L’Italia in questo caso detiene il primato, con 196 comuni, che rappresentano da soli quasi un terzo di tutti i territori urbanizzati presenti nel Mediterraneo. Con il cemento aumenta anche la popolazione: altri 20 milioni di abitanti, entro il 2025, faranno compagnia ai 70 milioni gia registrati nel 2000. Una prospettiva nera per un contesto come quello del Mediterraneo, che con i suoi 46.000 km di coste ricopre solo lo 0,8% della superficie acquatica terrestre, ma contiene da solo il 7% di tutte le specie marine conosciute nel mondo. Ad affollare questo straordinario scrigno di vita sono 580 specie di pesci, 21 di mammiferi marini, 48 squali, 36 razze e 5 tartarughe, oltre a 1289 specie vegetali marine. Per questo la regione del Mare Nostrum viene annoverata tra i 25 punti nevralgici mondiali per la biodiversità , dove tanta ricchezza (il 75% di queste specie) si concentra proprio nella zona costiera, che fino a 50 metri di profondità costituisce solo il 5% dell intero bacino. «Nel 1999 è entrato in vigore in tutti paesi mediterranei un Protocollo per la difesa della biodiversità – ha spiegato Mifsud – dove sono state inserite oltre 150 aree protette costiere, di cui 50 in acque aperte. Il piano d azione strategico per la biodiversità, il SAP BIO, che rappresenta lo strumento di attuazione del protocollo, ha fissato come obiettivo l’aumento del 50% delle aree protette nel Mediterraneo e la creazione di riserve marine di pesca su almeno il 20% delle nostre coste».