Allarme Bce: Italia a rischio

La Bce non ha dubbi: la crescita economica in Europa «si sta diffondendo e rafforzando». Però, per i banchieri centrali di Francoforte che ieri hanno presentato il «Bollettino mensile» non tutto va bene. In Italia e in altri paesi è a rischio il percorso di risanamento dei conti pubblici; i prezzi segnalano tensioni a cominciare da quello del petrolio per il quale si ipotizzano livelli impensabili (oltre 7 dollari al barile nel 2006 e oltre 73 nel 2007) solo alcuni mesi fa. In ogni caso, almeno per ora, la politica monetaria seguita a «essere accomodante», ma, minacciano, seguiteremo a vigilare pronti a intervenire nuovamente sui tassi dopo l’aumento dell’8 giugno.
Dal’Eurotower è arrivato un nuovo schiaffo all’Italia. O meglio, non solo all’Italia visto che, secondo la Bce, In molti Paesi europei le prospettive di risanamento dei conti pubblici «sono deludenti, con carenze o addirittura battute d’arresto nel processo di risanamento che mettono a rischio gli impegni assunti per correggere i disavanzi eccessivi per conseguire solide posizione di bilancio». Nel complesso dell’area dell’euro «il disavanzo e il debito in rapporto al pil stanno diminuendo troppo lentamente» e nei paesi con debito elevato e in cui «diventeranno presto evidenti i considerevoli costi per le finanze pubbliche dell’invecchiamento della popolazione, la correzione dei conti pubblici non affronta in misura sufficiente i rischi per la sostenibilità».
Qunato all’Italia, il «percorso di risanamento e il calendario della programmata correzione del disavanzo eccessivo sono a rischio». Francoforte prevede, tra l’altro, che «il saldo di bilancio corretto per gli effetti del ciclo non migliori in Germania, Francia e Italia nel 2006, nonchè in Grecia, Francia e Italia nel 2007». Di più: i piani di bilancio suggeriscono che in Germania, Italia, Grecia e Portogallo l’obiettivo di un bilancio in pareggio o in lieve avanzo «non sarà raggiunto prima del prossimo decennio». Nel Bollettino è anche ricordato che l’Italia, assieme a Grecia e Portogallo, è uno dei paesi dell’Eurozona sottoposto a procedura per deficit eccessivo in cui si registreranno i maggiori scostamenti in termini di rapporto tra deficit e pil.
La Bce riconosce che «le previsioni meno positive rispetto agli obiettivi nazionali sono imputabili alla crescita lievemente meno favorevole prevista per il 2007» ma insiste sulle «carenze significative nelle correzioni attese». E speiga che molti Paesi «non hanno ancora definito manovre di bilancio sufficienti e pienamente credibili con cui conseguire obiettivi di risanamento e sostituire le misure una-tantum, soprattutto per quanto riguarda il 2007».
Insomma, come sempre da Francoforte si insiste sul’elemento risanamento come propedeutico per la crescita e si solecitano i paesi dall’area, in particolare l’Italia, ha varare manovre struturali (e purtroppo sappiamo cosa la Bce intende con questo aggettivo) di risanamento.E tra le manovre necessarie, c’è l’esortazione a realizzare «misure incisive» che rendano i mercati del alvoro e dei beni e servizi, competitivi e efficienti, in modo – si spiega – da contribuire «a un contesto favorevole agli investimenti ae al’innovazione e da promuovere la flessibilità di salari e prezzi». Nulla di nuovo, quindi: solite racomandazioni sulla previdenza, sanità e costo del lavoro che alla Bce piace basso.
Quanto alla crescita economica, a Francoforte sono convinti che «si sta diffondendo e rafforzando». E spiegano che «l’attesa accelerazione del pil nei primi mesi di quest’anno si è concretizzata, confermando la valutazione del Consiglio direttivo». «Tale valutazione trova ulteriore riscontro – prosegue la Bce – nelle informazioni sull’attivita’ economica nel secondo trimestre, fra cui i risultati di varie indagini sul clima di fiducia e le stime basate su indicatori, che permangono incoraggianti». E tutto questo nonostante i corsi del petrolio. Dunque, la crescita nell’area dell’euro resta «su livelli prossimi al suo potenziale». del rialzo dei corsi petroliferi”. Per quanto riguarda la crescita, la Bce ritiene che i rischi «siano essenzialmente bilanciati nel breve periodo, mentre i rischi al ribasso a lungo termine sono in gran parte connessi a potenziali ulteriori aumenti delle quotazioni petrolifere, agli squilibri mondiali e al protezionismo».
Nel Bollettino è anche affrontato il problema del boom immobiliare: i dati disponibili indicano che il tasso di incremento dei prezzi degli immobili residenziali nell’area potrebbe essere salito al 7,6% nel 2005, dal 7,2% del 2004. Secondo le stime degli andamenti semestrali, «potrebbe esserci stato un rallentamento nella seconda metà del 2005». Nondimeno, «le statistiche più recenti indicano chiaramente il persistere di una dinamica vigorosa». Anche in termini reali gli incrementi dei prezzi delle abitazioni, osserva la Bce, «sono prossimi ai livelli massimi osservati nel corso degli ultimi due decenni». Tra i paesi con maggiori aumenti, c’è l’Italia, mentre in Germania, per il quarto anno consecutivo, nel 2005 i prezzi sono scesi.