Alla Cgil di Torino Rinaldini prende il 40%

«Purtroppo non siamo riusciti a costruire una rappresentanza autentica e democratica del voto sulle tesi. Abbiamo costruito una lista alternativa perché questo pluralismo ha diritto di cittadinanza». Claudio Stacchini, Cgil di Torino, è amareggiato ma convinto della scelta. Una scelta fatta in nome di quel 40% di iscritti che in tutte le categorie hanno votato per le tesi di Gianni Rinaldini. Una scelta, quella di presentare una lista contrapposta a quella della segreteria uscente, che avrà ripercussioni locali e nazionali. Anche perché Torino è la terza camera del lavoro d’Italia. «Abbiamo cercato – spiega Giorgio Airaudo segretario della Fiom torinese – di arrivare a un equilibrato rapporto nella distribuzione dei componenti del direttivo regionale, così come previsto dal regolamento. Ma la proposta che ci è stata fatta dai dirigenti uscenti è stata di 19 posti, quasi tutti Fiom, sui 106 disponibili. Abbiamo ritenuto – aggiunge Airaudo – che accettare meno del 20% di rappresentanza a fronte di un 40% di consensi ottenuti dalle tesi Rinaldini non fosse possibile». Da qui la decisione di presentare la lista «Lavoro e libertà», «per consentire a chi, nelle altre categorie, ha votato per le tesi Rinaldini di trovare espressione nei livelli successivi». Rinaldini ha ottenuto il 12% nella Funzione pubblica, il 15% nei trasporti, il 4% tra i pensionati.

Di fronte alla presentazione di una lista autonoma, anche l’area di Gianpaolo Patta ha presentato una sua lista. Così il congresso si è trovato a votare tre liste diverse. «Finito il congresso – ha detto il segretario generale Guglielmo Epifani – dovremo riflettere su come la nuova Cgil incorpora i nuovi pluralismi. A me dispiace questa contrapposizione. Non è la prima volta, ma finora erano state piccole cose, come la Fiom del Veneto e di Padova. Torino è la terza camera del lavoro d’Italia: è legittimo, ma non sono convinto che sia stata la scelta migliore. Spero e penso che possa essere un tema di riflessione per tutti».

Divisione anche sulla Tav: l’ordine del giorno Fiom, per il «no Tav», ha ottenuto il 40%. Quello della segretaria uscente Lorenzoni e della candidata alla successione Canta (filo-Tav) il 60%.