«Alla 4ª settimana siamo costretti a cenare dai miei»

Quella che fa paura è la «crisi della quarta settimana», ovvero gli ultimi giorni del mese, quando i conti cominciano a farsi di un colore rossastro, se non proprio rosso, e per tirare avanti bisogna ricorrere a qualche espediente.
Alessandro Bucoli ha 39 anni, lavora all’Ansaldo-Breda di Carini vicino Palermo, è un operaio metalmeccanico, ha una moglie, una figlia di 12 anni, da otto anni ha anche un mutuo da pagare e per gli esperti dell’Istat è solo il componente di una delle tante famiglie che vivono ai margini di quella che viene chiamata «povertà relativa».
«Quello della quarta settimana – racconta Alessandro – non è un luogo comune ma un dato di fatto. Quando arriva vado a cenare da mio padre. Lo chiamo e gli dico: “Cosa preparate domani?” e dopo la risposta “Ah! Buono! È da parecchio che non ne mangio”. Oppure, qualche volta ci invitano i miei suoceri. Comunque ci accontentiamo di una cucina più povera, più economica: uova, patate».
«In definitiva – continua – dobbiamo calcolare a priori le uscite previste e poi, sulla base del calcolo, vediamo quante sono le spese che possiamo permetterci nel corso del mese».
Ma al normale tran-tran si aggiungono le spese straordinarie, come quelle che hanno dovuto affrontare milioni di italiani alla riapertura delle scuole.
«Solo di libri – spiega Alessandro – ho dovuto spendere 109 euro, a cui bisogna aggiungere diario, quaderni e così via. Tra l’altro, quest’anno ho avuto anche la bella notizia che il buono di 80 euro non ce lo daranno, quindi alle spese extra non corrisponderà alcun reintegro».