Alitalia, vola il corteo

Non è bello sentir parlare della necessità di tagliare i posti di lavoro in azienda e vedere che aumentano le assunzioni di dirigenti. Ed è ancor meno bello venire a sapere che questi stessi dirigenti godono di benefit milionari (macchina, rc-auto, persino un’assicurazione contro il licenziamento) mentre ti fanno la predica sulla necessità di stringere la cinghia. E infatti 3.000 lavoratori delle varie società Alitalia di turno ieri mattina all’aeroporto di Fiumicino hanno improvvisato uno sciopero spontaneo e un corteo che ha bloccato i viali davanti all’aerostazione. Si sono poi riuniti in assemblea, come previsto dalla legge 300, con la partecipazione di Cgil, Cisl, Uil e Sulta.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’annuncio, tramite i giornali, di un inasprimento della ristrutturazione: i 2.500 “esuberi” previsti sono levitato fino a 5.000. Tutti i “paracadute” sociali fin qui immaginati, inevitabilmente, diventano impraticabili. Anche le esitazioni del governo (che ha il 53% delle azioni) nel varare la terza tranche dell’aumento di capitale – 750 miliardi – sono state lette come un tentativo di “svalorizzare l’Alitalia per favorire l’ingresso di privati a prezzi stracciati”. Impressione rafforzata, tra l’altro, dal ministro delle Infrastrutture Lunardi, che ha parlato della necessità di un piano di ristrutturazione più drastico di quello presentato dall’amministratore delegato, Francesco Mengozzi. E che ha anche spalancato la porta “a nuovi soci, se fanno proposte serie”. Ai nastri di partenza sarebbe infatti già schierato Paolo Sinigaglia, proprietario del calzaturificio Simod, alla testa di una cordata pronta a rilevare il 30% dell’Alitalia.
La crisi della compagnia di bandiera si trascinava da tempo, ma gli attentati dell’11 settembre hanno dato il colpo di grazia a tutto il settore. Ciò non ha impedito, dicono i lavoratori, “di procedere a quattro nuove assunzioni di dirigenti per sostituirne due”. Questo doppio binario – uno per i lavoratori semplici, che sono sempre “troppi”, e uno per i ruoli di vertice, per cui c’è sempre posto – esaspera oltre misura gli animi: “Nel ’96 c’erano 149 dirigenti, ora ce ne sono 250”. Ed è stato calcolato che soltanto i loro benefit costano 6 miliardi l’anno (“quanto il ‘taglio delle merendine’ a bordo dei veivoli”). In serata, però, il ministero delle Finanze diramava una nota che assicurava il via libera all’aumento di capitale Alitalia “nei modi autorizzati dalla Commissione europea”, e “nell’ambito del nuovo piano industriale”. Al centro del quale, secondo la stessa nota, starà la ricerca di alleanze internazionali “tenuto conto del mutato contesto del sistema globale di trasporto aereo”. I lavoratori e i sindacati chiedono però a questo punto un “tavolo triangolare” per discutere tutta la situazione della società.