Algeria: Quale alternativa per il paese?

da Partito Algerino per la Democrazia e Socialismo http://pads.ifrance.com/
in solidnet.org
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Di fronte alla crisi economica e sociale
Di fronte alle manovre delle forze ultra-liberiste
Quale alternativa per i lavoratori e il paese?

La crisi politica e sociale si sta sviluppando nel nostro paese. Diverse correnti di opinione alimentano il fermento politico sulla scia delle recenti manifestazioni giovanili in varie città e regioni del paese. La caduta della dittatura del clan Benali in Tunisia, abbattuto dalla rivolta sociale della gioventù emarginata e dalla Intifada popolare, ha ridato la speranza ad ampi strati sociali del nostro paese di strappare la libertà di espressione e di organizzazione.

Diverse categorie sociali popolari nutrono un forte malcontento per le difficili condizioni e l’alto costo della vita, per il divario tra una piccola minoranza di ricchi trafficanti e sfruttatori e la stragrande maggioranza della popolazione, per la mancanza di opportunità per i giovani e i lavoratori, per la continuità del sistema capitalista parassitario e anti-nazionale, per la chiusura della vita politica. Ha raggiunto un punto tale che ha acceso conflitti di potere tra le varie fazioni della borghesia compradora, affaristica, parassitaria, trafficante e sfruttatrice e tra i loro rappresentanti nei i partiti e personaggi politici evidenziati dai media.

I vari clan della nuova borghesia e gli stati imperialisti tramano per rafforzare il loro domino sull’Algeria, saccheggiare le sue ricchezza e sfruttare ancora di più i lavoratori.

Questi scontri tra clan non hanno nulla a che fare con la ricerca di soluzioni ai problemi dei lavoratori, dei loro figli, della piccola agricoltura, degli strati sociali che vivono solo con il sudore della loro fronte, dei problemi della disoccupazione, degli alloggi, della povertà, del favoritismo e nepotismo, delle disuguaglianze di classe.

I magnati delle importazioni si stanno scontrando tra loro per accaparrarsi una quota maggiore di risorse in valuta estera dello Stato. Usano alcune frange di giovani diseredati che sono riusciti a illudere riguardo la ripartizione dei territori rientranti sotto il loro dominio dal 1990 e sul controllo dell’importazione di prodotti alimentari di base come olio, zucchero, caffè, latte in polvere, cereali e legumi, medicinali e altri prodotti su cui hanno costruito le loro vaste fortune negli ultimi anni.

Non accettano sia ridimensionata la fetta della loro torta. Vogliono più i soldi dallo Stato e meno o nessuna imposta. Vogliono continuare a far uscire i capitali impunemente attraverso il sistema di sovrafatturazione delle merci importate. Rifiutano qualsiasi progetto di investimento di reindustrializzazione del paese a cui conseguirebbe la riduzione delle importazioni e della loro quota di valuta estera. Si levano contro qualsiasi misura volta a ridurre l’emorragia di valuta correlata alla vertiginosa impennata delle importazioni e al rimpatrio dei profitti di imprese straniere. Vogliono continuare a sprecare il denaro del petrolio nell’importazione di beni di lusso per soddisfare l’appetito insaziabile della minoranza dei grossi proprietari.

Cercano di consolidare il loro potere economico tramite il controllo diretto delle leve del governo dello Stato.

Dal canto loro i paesi imperialisti sfruttano il malcontento popolare e l’impopolarità del regime. La crisi economica globale del capitalismo, li spinge a intensificare la loro pressione per aumentare la loro stretta mortale sullo Stato algerino. Più lo Stato fa concessioni – ad esempio gli accordi con l’Unione europea, il dialogo permanente con la NATO, finalizzati alla salvaguardia degli interessi delle classi possidenti e l’egemonia dei gruppi dirigenti del regime – più le potenze imperialiste chiedono ulteriori vantaggi. Queste incoraggiano i loro alleati interni a mettere in discussione i timidi tentativi di controllo delle transazioni finanziarie avviate da una frangia di questo potere a partire dall’estate del 2009.

L’obiettivo della loro pressione aperta o occulta è di portare al comando dello Stato dei loro leccapiedi per saccheggiare ancor più la ricchezza del paese. Le potenze imperialiste operano per rafforzare i poteri dei clan disposti a mettersi al loro servizio senza esitazione. Finanziano una moltitudine di associazioni e adescano dei giovani e cittadini di vari ambienti socio-professionali, tessono instancabilmente canali di influenza per stabilire il loro dominio sul paese, soffocando qualsiasi sviluppo favorevole agli interessi dei lavoratori e contrari agli interessi dell’oligarchia finanziaria imperialista. Continuano a manipolare i gruppi terroristi islamici per giustificare la loro ingerenza militare nella regione in nome della “lotta internazionale contro il terrorismo”. Sostengono gli uomini che apriranno loro tutte le porte del paese e, in particolare, che permetteranno di installare basi militari. Essi sperano di trasformare l’Algeria in uno stato neocoloniale e attraverso di essa di rafforzare la loro presa su tutta l’Africa.

La socialdemocrazia francese, sostegno dell’imperialismo in Africa e nel mondo, si attiva per mantenere l’Algeria nell’orbita della globalizzazione imperialista. Essa cerca l’intervento di personaggi politici affiliati all’Internazionale socialista e tenta di indottrinare alcuni sindacati “autonomi”.

Molte forze politiche di opposizione ultra-liberali sono anch’esse strettamente legate agli importatori e ai capitalisti nazionali ed esteri. Cercano attivamente il sostegno di potenze imperialiste. I leader dei gruppi di opposizione – la RCD e altre personalità – cercano la simpatia e l’appoggio degli Stati Uniti. Il leader di RCD strizza anche l’occhio al grande imperialismo francese. Ha protestato contro la conclusione di un accordo di massima tra l’Algeria e la Germania sul progetto di energia solare Desertec a scapito dei gruppi industriali e finanziari francesi a cui si è associato il gruppo algerino privato Cevital. Questo gruppo creato da zero da potenti clan di regime non nasconde il suo desiderio di mettere le banche pubbliche algerine ad uso esclusivo dei suoi progetti monopolistici. Il vero problema per il popolo algerino non è quello di scegliere con chi, Germania, Francia, Giappone e Rockefeller, deve lanciarsi a capofitto nel gigantesco progetto di energia solare per alimentare l’Europa. Il problema cruciale è quello di sfruttare razionalmente il petrolio e le risorse esistenti di gas per la propria sicurezza energetica. Il vero problema è quello di non ripetere l’esperienza disastrosa del piano delle esportazioni massicce di gas, il cosiddetto piano “Valhyd” che ha condannato l’Algeria ad esaurire i propri giacimenti in un futuro molto prossimo.

Benbitour s’inserisce appieno, anche lui, in questo gioco di cui beneficiano le potenze imperialiste. Questo personaggio era un uomo della Banca Mondiale. Nel 2000 ha dato il colpo di grazia all’apparato produttivo nazionale con la sua decisione come capo del governo, di vietare gli interventi dello Stato nel finanziamento delle imprese pubbliche industriali.

Per la nascita di un vero stato democratico popolare e di progresso, patriottico e antimperialista

Gli operai, i contadini, i giovani emarginati dal sistema capitalista attuale (espressione della borghesia “compradora”), tutti coloro che vivono solo del frutto del loro lavoro e desiderano profondi cambiamenti per realizzare le proprie aspirazioni sociali a condizioni di vita dignitose e di un domani migliore, non hanno alternative se non combattere, unirsi e organizzarsi per dei cambiamenti politici, economici e sociali radicali.

Essi devono lottare per le proprie rivendicazioni politiche e sociali di classe con la massima vigilanza per evitare di fare il gioco delle forze ultra-liberaliste e dei loro portavoce nei partiti ‘liberali’ di opposizione. Questi partiti hanno approvato e giustificato le misure imposte dal FMI all’Algeria nel 1994 e combattono tutte le politiche economiche di rottura con gli orientamenti apertamente capitalistici seguiti alle cosiddette riforme del 1990. Per evitare di svelare il loro vero programma economico e mascherare le loro azioni volte a rafforzare il peso della grande borghesia, fingono di concentrare le loro lotte sulla liquidazione del “sistema”. Sventolano la bandiera della lotta per la dignità. Danno a intendere di ignorare che la distruzione dell’economia nazionale, l’impoverimento della stragrande maggioranza della popolazione, l’aumento della disoccupazione con la dissoluzione delle imprese, la piaga della prostituzione, le disuguaglianze sociali, la corruzione, l’appropriazione indebita dei soldi dello Stato, l’accaparramento dei terreni agricoli, l’abbandono a se stesse delle popolazioni di vaste regioni del paese, ecc. sono la diretta conseguenze di quelle riforme che hanno sostenuto e che vogliono “approfondire”.

Il bavaglio alla vita politica, con il pretesto della lotta contro il terrorismo, ha servito e serve solo a spezzare qualsiasi resistenza popolare a questa politica disastrosa. E’ una grande ipocrisia quella di presentarsi come difensori della “dignità”, quando hanno sostenuto una politica il cui risultato è stato quello di immergere nella più profonda angoscia i lavoratori, di spingere all'”Harga” o al suicidio migliaia di loro e di giovani dal 1994. E’ una grande ipocrisia quella di denunciare la chiusura politica quando si ha, come nel caso dell’RCD, sostenuto nel 1996 la riforma della legge sui partiti politici in senso antidemocratico e poliziesco, quando si sono seduti senza esitazione in un governo nato da frodi e manipolazioni elettorali.

Lavoratori, giovani delle classi popolari, contadini, piccoli artigiani e commercianti, dirigenti onesti dell’economia statale, lottate per un sistema politico, economico e sociale che difenda i vostri interessi.

Lottate perché siano cacciati dallo Stato i servi dei magnatidell’importazione, degli speculatori, degli sfruttatori!

Lottate per:

– L’abrogazione della legge sui partiti, della legge e dei regolamentari scellerati che impediscono la formazione di veri sindacati di classe indipendenti, libertà di riunione, di espressione, d’organizzazione di protesta pacifica;
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– Il diritto di accesso alla radio e alla televisione pubblica per far sentire la vostra voce;
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– Porre fine all’anomalia dello Stato di emergenza e dei suoi obiettivi: la lotta contro i gruppi terroristi che usano l’Islam per raggiungere i loro disegni medievali, eliminare tutte le disposizioni del presente stato di emergenza che vieta i raduni, le manifestazioni, le riunioni di operai, di contadini, di giovani, di forze democratiche e progressiste;
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– Il sostegno finanziario e materiale dello Stato alla stampa d’opinione democratica, progressista e patriottica;
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– L’abrogazione del codice di famiglia e l’abolizione di ogni discriminazione contro le donne.
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Lottate per:

– La ricostituzione di aziende pubbliche per l’importazione e la distribuzione di prodotti alimentari di prima necessità, farmaceutici, i principali materiali da costruzione e attrezzature, l’eliminazione di monopoli privati che hanno accaparrato il commercio estero;
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– Sostenere il rilancio e lo sviluppo delle imprese pubbliche incaricate di produrre beni e servizi di prima necessità come latte, zucchero, olio, semola e farina, medicinali, trasporti pubblici, sanità pubblica, ecc, al fine di rompere qualsiasi monopolio privato in questi settori.
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– Una politica di rilancio industriale, l’unico modo per creare reali posti di lavoro durevoli, attraverso la riabilitazione del settore pubblico come motore e spina dorsale dello sviluppo; per una gestione democratica e trasparente di questo settore;
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– Un forte sostegno ai piccoli agricoltori per contribuire ad aumentare la produzione di alimenti di prima necessità, migliorare le loro condizioni di vita;
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– La rinazionalizzazione dei settori pubblici privatizzati;
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– Una vera e propria politica di formazione professionale, di ricerca scientifica e tecnologica legata ai bisogni del rilancio dei settori produttivi;
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– Una pianificazione democratica e scientifica;
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– Una politica di alloggi dignitosi e di aiuto al canone di locazione per gli inquilini a basso reddito;
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– L’applicazione della legge che impone ai datori di lavoro di registrare i propri dipendenti alla previdenza sociale, la lotta contro la precarizzazione dei salariati e l’uso arbitrario di contratti a tempo determinato per schiavizzare il lavoratore;
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– L’abolizione dell’IVA sui prodotti di base e di largo consumo e sulle attrezzature per la produzione, maggiori imposte dirette sugli utili delle imprese e sui redditi degli strati sociali più ricchi, l’applicazione di imposte sui patrimoni e su qualsiasi segno di opulenza;
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– La lotta contro l’evasione fiscale, la grossa corruzione e l’arricchimento dei funzionari a tutti i livelli dello Stato e delle imprese pubbliche;

– L’abrogazione dell’accordo di associazione con l’Unione europea;

– Rifiuto di integrazione nella WTO o di qualsiasi area di libero scambio che distrugga la nostra economia nazionale e getti i lavoratori nella povertà (regione araba, Nord Africa, UE, ecc.);

– Rafforzamento della cooperazione e intrattenimento di rapporti economici, culturali e militari con i paesi che rifiutano i dettami dell’imperialismo.

Lottate contro ogni ingerenza straniera negli affari interni del paese!

Lottate affinché l’Algeria non si integri in alcun modo nella NATO, a nessuna struttura politico-militare di dominazione imperialista dei popoli!

Fate affidamento solo sulle vostre proprie lotte organizzate e coordinate per strappare dei veri cambiamenti!

22 gennaio 2011