Aldo Carra: “E’ aumentato il divario sociale. La situazione è allarmante”

«E’aumentato il divario sociale. E a subirne le conseguenze sono le famiglie a reddito fisso – operai, impiegati, pensionati – che hanno visto ridurre in maniera quasi drastica il potere reale d’acquisto del loro salario». A lanciare l’allarme è Eduardo Aldo Carra, economista dell’Ires-Cgil.

Gli stipendi degli italiani valgono sempre meno. Siamo ormai al 23 esimo posto anche nella classifica Ocse. Secondo lei questa situazione come si è prodotta?

In linea di massima con il contenimento dei salari e con l’inflazione che ha colpito i redditi bassi.

Vuol dire che ad impoverirsi sono soprattutto le famiglie che vivono da redditi da lavoro: operai, impiegati, pensionati? In definitiva il paese è più povero o vi è una diversa percezione della ricchezza?

La situazione è complessa. Nel senso che non so dire se il paese sia più povero. All’interno di questo sistema c’è chi si è arricchito di più e chi si è impoverito di più. La società, secondo una nota metafora adottata in sociologia, viene spesso rappresentata come una colonna in marcia. In questi ultimi anni la colonna si è spezzata. E non è vero che tutti hanno rallentato, è accaduto esattamente il contrario. Gli strati più alti hanno realizzato livelli e incrementi di ricchezza e di reddito straordinari. Mentre le famiglie a reddito fisso hanno visto ridurre in maniera quasi drastica il potere reale d’acquisto del loro reddito. Insomma c’è chi – imprenditori, liberi professionisti, ecc. ecc. – è andato prepotentemente avanti e chi prepotentemente indietro. Ma occorre fare una distinzione tra ricchezza e debito.

Prego…

Il paese nel suo complesso appare nel complesso più ricco perché la ricchezza viene spesso valutata sul valore del patrimonio immobiliare posseduto. In Italia si ha un’altissima propensione a vivere in case di proprietà. Ciò vuol dire che, in termini di ricchezza assoluta, tutti si sono arricchiti perché c’è stata una rivalutazione immobiliare anche questa senza precedenti. Ma chi mette a frutto questa ricchezza? La differenza c’è tra gli strati sociali ed è questa: per le numerose famiglie a reddito fisso che hanno anche una casa di proprietà questa maggiore ricchezza non si traduce in niente. E’ virtuale. Ne può usufruire solo chi ha un patrimonio immobiliare ampio.

In definitiva i ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri?

Normalmente la maggior parte delle famiglie vivono con un reddito che deriva dal lavoro. E’ per queste che “la colonna si è spezzata”. In una delle mie ricerche parlo di “Italiani tra banche e bancarelle” e utilizzando i dati ufficiali – Banca d’Italia e Istat – viene fuori proprio che le famiglie il cui capofamiglia è impiegato o operaio hanno visto diminuire il loro reddito del 4-4, 5%. Analoga diminuzione del reddito c’è stata anche per le famiglie composte da pensionati. Quando si passa all’analisi dei cosiddetti “autonomi”, vale a dire imprenditori liberi professionisti, si registra al contrario un incremento di reddito altissimo.

Ma questo come si spiega?

Mi pare evidente che siamo di fronte al fatto che le famiglie il cui reddito è fisso hanno subìto gli effetti dell’inflazione da un lato ma anche di una politica salariale di contenimento. Le famiglie che hanno visto crescere in modo quasi esponenziale il loro reddito sono al contrario imprenditori, liberi professionisti, commercianti. Di fronte, per esempio, al fenomeno euro questi professionisti hanno potuto aumentare il prezzo della propria prestazione senza alcun limite. E non hanno subìto l’effetto del contenimento salariale né dell’inflazione.

E’ da qui che si giustifica anche la diversa propensione al consumo tra strati sociali medio bassi e alti?

Certamente. E su queste ultime famiglie pesa moltissimo l’incertezza sul futuro dei figli. Nasce da qui anche la tendenza a mettere al sicuro il proprio gruzzoletto comprando una casa ai figli.

Una specie di ricorso al welfare privato…

Sì, certamente. Ma il problema è ancora più complesso e la situazione più allarmante: paradossalmente oggi i giovani hanno meno prospettive dei loro genitori. Ed è la prima volta che accade nella storia recente.

Costo del lavoro, riduzione del cuneo fiscale, e ripresa dei consumi sono al centro del dibattito elettorale. Basterà ridurre le tasse per risollevare le famiglie come intende fare la Casa delle libertà?

C’è un problema macroeconomico e uno che riguarda il fisco. In riferimento al primo è necessario sottolineare che il nostro sistema economico non è più trainato e spinto dai consumi come accade nelle altre economie europee che vanno meglio proprio perché risentono del traino dei consumi. E la politica economica di chi governerà dovrà porsi il problema di “ristimolare” la domanda. Così come sarà fondamentale rimettere mano al fisco. Ma in che modo? Proprio in base alle cose che abbiamo detto è assolutamente indispensabile riaggiustare la differenza del reddito prodotta in questi anni di berlusconismo rampante. Il centrosinistra dovrebbe proprio ripartire da qui. Rilanciare in sostanza il concetto di giustizia ed equità. Per rilanciare l’economia.