Al via la battaglia dell’acqua

Blindato e sponsorizzato dalla Coca Cola 120 tra ministri e sovrani, 10 mila tra esperti e funzionari a discutere di come privatizzare l’«oro blu». Attorno alla «zona rossa», l’assedio di migliaia di no global che rivendicano il diritto a non toccare un «diritto fondamentale»

A pochi giorni dal día mundial del agua (la giornata mondiale dell’acqua, il prossimo 22 marzo), si è aperto a Città del Messico il quarto Foro mondiale dell’acqua, che riunisce 120 ministri di altrettanti paesi, più di 10 mila fra esperti e funzionari, alcune celebrità come il principe del Giappone Naruhito e quello di Olanda, Guglielmo Alessandro di Orange. Quota di iscrizione: 600 dollari. Dall’altra parte della barricata, è cominciato in contemporanea il foro alternativo – Jornadas en defensa del agua – che si svolgerà negli stessi giorni in molte sedi cittadine, e che vede riunite decine di migliaia di militanti ed ecologisti da tutto il mondo. Costo: totalmente gratuito. Anzi, il forum mette a disposizione una cucina economica e un accampamento vicino al monumento alla Revolución. E la barricata non è simbolica. Si tratta di barriere metalliche alte quattro metri, difese da tremila poliziotti in assetto di guerra per garantire la tranquillità degli invitati riuniti nei saloni del Centro Banamex (di proprietà di Citigroup). Il problema dell’acqua è uno dei più pressanti a livello planetario. La stessa Onu ha valutato in 1300 milioni le persone prive di acqua potabile e in 2500 milioni quelle senza rete sanitaria. I paradigmi neoliberali e l’irruzione delle multinazionali nel mercato dell’oro blu hanno reso questa insostituibile risorsa più scarsa, inaccessibile e cara per intere popolazioni, soprattutto del Terzo mondo. Un dramma umano, prima che ecologico, che dovrebbe essere affrontato e risolto con la confluenza di tutti i settori interessati.

Invece, qui in Messico – il secondo paese al mondo per consumo di acqua imbottigliata, dopo l’Italia – i governi e le imprese hanno deciso di mettere una diga, è il caso di dirlo, fra loro e la società civile mondiale. Come se quest’ultima non avesse diritto di parola ma si meritasse solo una buona razione di manganellate. Che infatti ci sono state, alla manifestazione di apertura l’altro pomeriggio (quando in Italia era già notte inoltrata), insieme a 17 arresti, una volante danneggiata e un poliziotto ferito. Le indie mazahua, che aprivano il corteo, non si sono scomposte. Neanche quando le autorità hanno mostrato alle telecamere una decina di bottigliette molotov inesplose. I tg, ovviamente, hanno biasimato la violenza dei globalifóbicos, come qui vengono definiti i no global.

Eppure, dalla parte della società civile, le iniziative sono molte e di alto livello. Da lunedì scorso, nel convento del Corpus Christi, è cominciato il Tribunal Latinoamericano del Agua, in cui si analizzano e giudicano 14 casi di particolare gravità, fra cui il passaggio di residui nucleari per il canale di Panama. Venerdì, nel Parque Gandhi, si è inaugurato Espejo de Agua, un’esposizione-fiera con eventi culturali, informazione e teatro di strada.

Il governo Fox ha fatto di tutto per mettere i bastoni fra le ruote al foro alternativo. Ad alcuni delegati centroamericani che dovevano presentare denunce al Tribunal sono stati negati i visti di entrata. Il Museo di Antropologia, che doveva ospitare l’evento, è stato dichiarato inagibile all’ultimo minuto. Ma sugli organizzatori sono piovute diverse offerte di sedi alternative, concesse anche dal governo della capitale.

Maude Barlow è un’ecologista canadese autrice, insieme a Tony Clarke, di Blue Gold, un’opera imprescindibile sui problemi idrici del pianeta. «L’acqua», afferma, «può diventare l’asse di un vero movimento per la pace mondiale». E Danielle Mitterand, a nome della sua organizzazione France Liberté, ha ricordato che «la difesa di questa risorsa ci coinvolge tutti, ricchi e poveri» e ha proposto la gratuità dei primi 40 litri giornalieri di consumo per persona. Il fatto è che l’acqua, dalle due parti della barricata, è vista con due ottiche apparentemente inconciliabili. Definita «una necessità» da governi e multinazionali – che si offrono così di soddisfarla, facendola pagare – è sentita come «un diritto universale» dalla maggioranza dell’umanità, che si vede privata del libero usufrutto.

Nella fortezza del Centro Banamex, dopo il discorso di apertura del presidente Fox, ha preso la parola Loïc Fauchon, presidente del Consiglio mondiale dell’acqua, un ente privato nato a Marsiglia nel 1996 per iniziativa delle due maggiori imprese commercializzatrici, Suez e Vivendi. «Di fucili e cannoni ce ne sono fin troppi nel mondo, ma di prese d’acqua non ce ne saranno mai abbastanza», ha detto. Il business quindi è filantropico, oltre che succoso. E Cristóbal Jaime Jaquez, che lavorava insieme a Fox nella Coca Cola e ora è presidente della Comisión Nacional del Agua, ha confermato: «La privatizzazione dell’acqua non è un problema». Dal suo punto di vista ha ragione: la Coca Cola ha raddoppiato i suoi profitti in Messico negli ultimi cinque anni e può permettersi di patrocinare generosamente il foro istituzionale.