Al processo G8 il giallo del video «tagliato»

L’intimidazione. Dopo l’udienza e la denuncia del filmato manomesso il videomaker bolognese fermato da due poliziotti: “Mi hanno minacciato”.

«Ricordo una persona con le mani alzate, al secondo o terzo piano della scuola Diaz, che veniva buttata a terra dai poliziotti. Si vedeva uno di loro colpire con il manganello verso terra, questa scena l’ho vista bene perché avevo la telecamera con la quale stavo riprendendo e l’ho zoomata». Il video è stato mostrato in aula, ma «orfano» della scena sopra descritta. Il teste, osservandolo, non ha avuto dubbi: il video «è stato tagliato». Non solo: M.V., trentenne bolognese, videomaker e collaboratore di diversi network informativi di movimento tra i quali, all’epoca dei fatti, Indymedia, sulla base della propria esperienza ha precisato ai magistrati come quel genere di tagli possa essere avvenuto solo «a posteriori», motivandolo in modo preciso e «tecnico» anche alla corte. Per lui però la giornata genovese non è terminata con la sola deposizione in aula: alle 17 circa, recatosi in stazione per tornare a Bologna, sarebbe stato fermato da due poliziotti che gli avrebbero pesantemente intimato di farla finita con le accuse agli agenti. Una intimidazione bella e buona, contro la quale nei prossimi giorni verrà presentata una denuncia.
La storia del video «tagliato» e mostrato in aula è una delle tante vicende particolari che ruotano attorno ai processi genovesi: repertato inizialmente con il numero 175, fu girato da M.V. da una delle finestre della scuola Pascoli la notte del 20 luglio 2001, durante l’irruzione della polizia nella scuola di fronte, la Diaz appunto. Il filmato dopo l’irruzione della polizia nella sede del Genoa social forum sparisce e il suo autore ne denuncia la scomparsa. Il reperto viene poi inserito tra gli atti e mostrato al teste, che – già in fase di indagini – sottolinea la mancanza di una scena che ricordava invece di avere girato. Durante la sua deposizione, lo stupore della difesa dei 29 tra funzionari, agenti e dirigenti di polizia rinviati a giudizio per lesioni, falso, calunnia e abuso d’ufficio è tale da ipotizzare che non abbiano letto il verbale nel quale M.V. aveva già chiarito le sue certezze circa il taglio.
M.V. – durante la sua deposizione – ha ricostruito la vicenda legata alle sue riprese: la sera del 21 ha ricordato di avere visto passare «a velocità sostenuta» una pattuglia della polizia, senza notare «lanci di oggetti», come sostenuto invece dai poliziotti presenti nell’auto, al loro ritorno in questura, motivando così in parte la necessità di perquisire i locali del complesso scolastico. «Io mi trovavo nell’ultima stanza, sulla destra, in fondo al corridoio del terzo piano», quella che dà su via Cesare Battisti, ha spiegato il teste: «Sentii delle urla, mi affacciai dalla finestra e vidi un centinaio o forse più di poliziotti con il casco blu che urlando si avventavano contro il cancello chiuso della scuola di fronte. Nel cortile della scuola di fronte non c’era più nessuno, vidi che sfondavano il cancello con un veicolo». A quel punto impugna la telecamera e comincia a riprendere quelle scene che qualcuno poi modificherà e che sono state visionate in aula. Lo spiacevole episodio post-udienza conferma l’attendibilità delle sue dichiarazioni e il clima esasperato che si respira a Genova in questi giorni. Le udienze del processo Diaz proseguiranno nella prima settimana di aprile, mentre per oggi è prevista un’udienza sulle violenze a Bolzaneto.