Al presidente del Kazakhstan, rieletto con la frode, l’Occidente riserva un trattamento di favore

Il 3 aprile scorso il presidente uscente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, è stato rieletto per l’ennesima volta, dal momento della nascita del grande stato emerso dalle ceneri dell’URSS, con uno strabiliante 95,55% dei voti, senza che questo risultato abbia suscitato critiche da parte delle potenze occidentali, almeno paragonabili a quelle che sono state avanzate qualche mese fa nei confronti della vittoria elettorale del presidente della Bielorussia, Lukashenko. Critiche che sono state seguite dall’adozione di severe sanzioni di carattere economico e politico nei confronti di Minsk varate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Malgrado un rapporto degli osservatori dell’OSCE che hanno testimoniato del carattere truffaldino dello svolgimento della consultazione e dello scrutinio, Catherine Ashton, capo della diplomazia europea, non ha esitato a felicitarsi con Nazarbayev per il fatto che “il popolo del Kazakhstan ha potuto esercitare il suo diritto democratico nelle elezioni presidenziali”. E da parte loro, gli Stati Uniti, per bocca della loro ambasciatrice, non hanno provato alcuna vergogna ad esprimere l’intenzione “di continuare a lavorare con il presidente Nazarbayev e il popolo kazakho allo scopo di realizzare la nostra vasta partnership strategica”, prendendo atto che il governo kazakho ha deciso di inviare un contingente di truppe in Iraq e di facilitare l’approvvigionamento delle truppe USA in Afghanistan, malgrado la sua appartenenza all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva creata dalla Russia come contrappeso all’invadenza della NATO nello spazio post sovietico.

Il Kazakhstan è il paese più ricco di risorse naturali dell’Asia Centrale, possedendo il 3% del petrolio del pianeta, l’1,7% delle riserve di gas naturale (come la Libia e la Nigeria) e il 15% di uranio, subito dopo l’Australia e prima del Niger.

A sostegno della cooperazione strategica tra il Kazakhstan e gli Stati Uniti, è intervenuta anche la Francia filo-americana di Sarkozy che, nella speranza di mettere le mani su parte delle ricchezze di questo paese asiatico, ha siglato nel 2009 un accordo di cooperazione militare con il governo di Astana, che potrebbe aver accelerato la decisione di inviare un contingente militare in Afghanistan (Kazbrig).

A sancire le relazioni di buon vicinato con le potenze imperialiste occidentali che hanno garantito la rielezione indolore di Nazarbayev, ha giocato un ruolo importante anche la missione negli USA, effettuata pochi mesi prima delle elezioni dal ministro degli affari esteri Kanat Saudabayev e i suoi incontri con membri del congresso USA, con uomini d’affari e, soprattutto, con Hillary Clinton, la cui famiglia intrattiene da molti anni profittevoli scambi economici con il Kazakhstan.