Al Fatah tiene, Hamas avanza

Elezioni municipali palestinesi, al partito di Abu Mazen il 55% delle preferenze contro il 33% degli islamici, ai quali però vanno 23 comuni su 84, tra cui città importanti. Sinistra al palo. Anp soddisfatta, ma sventolano anche tante bandiere verdi. E a luglio le legislative

Èandata ad Al Fatah la vittoria nella seconda fase delle elezioni amministrative in Cisgiordania e Gaza che giovedì ha visto 400 mila palestinesi andare alle urne. Il successo, apparso ieri mattina molto ampio, in serata è stato ridimensionato di fronte al buon risultato conseguito da Hamas, specie nei centri urbani, che consolida le sue posizioni sulla scena politica palestinese. Il movimento islamico guarda con fiducia alle legislative del 17 luglio quando, come molti prevedono, conquisterà decine di seggi e condizionerà la linea del presidente Abu Mazen. Il voto di due giorni fa ha purtroppo confermato anche il ruolo marginale della sinistra nel panorama politico dei Territori occupati. Oltre ai due poli, Al Fatah-Hamas, non c’è molto. Il Fronte popolare ha conquistato soltanto una delle 84 amministrazioni locali in palio, lo stesso vale per il Fronte democratico.

Barghuti non ripete l’exploit di gennaio

Meglio, ma sotto le aspettative della vigilia, è andata a Mubadara, il movimento progressista guidato da Mustafa Barghuti (avversario di Abu Mazen alle presidenziali di gennaio) che ha conquistato due, forse tre, municipalità e ha inserito un buon numero di consiglieri in altre amministrazioni locali. I risultati definitivi non si avranno prima di domenica, ma Al Fatah avrebbe ottenuto il 55% delle preferenze contro il 33-34% di Hamas. Il partito di Abu Mazen ha conquistato almeno 45 municipi, gli islamisti 23, ma il leader di Hamas, Mahmud Zahar, ha affermato che il suo movimento ha vinto in 34 località. Ha sottolineato che «la popolazione ha votato a favore del programma islamico, il programma della resistenza, del cambiamento e della riforma» aggiungendo che «in ogni caso accetteremo i risultati delle urne». Altri esponenti di Hamas sono stati più polemici e hanno accusato l’Autorità Nazionale di aver sfavorito, in vari modi, i candidati islamici. Al-Fatah da parte sua festeggia, in modo legittimo, un esito che inverte una tendenza negativa che andava avanti da mesi e che aveva fatto parlare una sua graduale uscita di scena a vantaggio degli islamisti. Il partito ha ottenuto risultati importanti in decine di località della Cisgiordania. In uno dei centri più rilevanti, Betlemme, il consiglio municipale sarà composto da otto esponenti della comunità cristiana legati ad Al Fatah e da sette musulmani (cinque sono di Hamas, uno del Jihad islami, uno è un indipendente). Il partito di Abu Mazen ha prevalso anche in altre tre cittadine cristiane: Beit Jala (Betlemme), Taibeh (Ramallah) e Zababdeh (Jenin). «Abbiamo ottenuto un plebiscito a favore del nostro programma politico», ha detto Tayeb Abdel Rahim, del comitato centrale. Entusiasta è apparso il ministro Saeb Erekat: «Penso che sia un grande giorno per i palestinesi. Questo è un messaggio a tutti quei popoli che vogliono eleggere i loro leader attraverso elezioni dirette, libere e giuste». Su questo punto è intervenuto lo stesso Abu Mazen che ha sottolineato il «clima democratico, trasparente nel quale si sono svolte le operazioni di voto e lo spoglio delle schede elettorali». Insoddisfatto si è detto invece Qadura Fares, un esponente della nuova generazione, secondo il quale al-Fatah «è riuscito a mantenere le sue posizioni, ma non è stato in grado di migliorarle». Al-Fatah in effetti ha ottenuto i consensi ampi nei villaggi e nelle zone rurali dove è più forte il ruolo delle hammule, le famiglie allargate. Gli attivisti del partito, dopo le batoste subite nella prima fase delle amministrative (dicembre e gennaio), hanno stabilito alleanze con i capi delle hammule in grado di influenzare il voto di tutti i componenti delle famiglie. Una strategia che si è rivelata vincente. Al-Fatah invece ha fatto molta fatica nei centri urbani dove il peso delle femiglie è minore e, soprattutto, i bisogni sono diversi, a cominciare dalla assistenza sociale, terreno sul quale gioca meglio Hamas. Non a caso il movimento islamico ha conquistato le città di Qalqilya (Cisgiordania), Rafah, Burej e Beit Lahiya (Gaza) e inserito suoi rappresentanti in altre decine di importanti amministrazioni comunali.

Il muro penalizza il partito del presidente

Nel caso di Qalqilya ha avuto un peso determinante la costruzione del muro israeliano che stringe da ogni lato e soffoca l’intera città. Gli elettori di questa città, di fatto, hanno fatto pagare ad Al-Fatah l’impotenza dell’Anp di fronte al progetto di Sharon. Lo stesso vale per Rafah, sul confine con l’Egitto, dove le distruzioni delle abitazioni palestinesi è andata avanti per quattro anni e l’Anp (e Al-Fatah) ha fallito anche nell’accoglimento di migliaia di sfollati, gestito invece con successo dalle organizzazioni islamiche locali. Ieri sera circa 4.000 attivisti di Hamas si sono riversati per le strade di Qalqilya e Rafah per festeggiare il risultato delle elezioni sventolando bandiere verdi islamiche e inneggiando alla vittoria. Il confronto tra Al-Fatah e Hamas è ora rimandato al 17 luglio, quando i palestinesi andranno alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Consiglio legislativo. Le preoccupazioni interne (oltre quelle del rapporto con Israele) non mancano per Abu Mazen ma il presidente, dopo il voto di giovedì, ritiene di aver arrestato l’emorragia di consensi registrata da Al-Fatah nei mesi scorsi.

In attesa delle elezioni politiche, sul terreno non cambia molto. Ieri è morto nel carcere di Ramle (Tel Aviv) un militante del Jihad Islami, Abdel Fattah Raddad, 22 anni, rimasto ferito alcuni giorni fa in uno scontro a fuoco avvenuto nel villaggio cisgiordano di Saida. In quell’episodio erano rimasti uccisi anche un comandante locale dell’organizzazione e un militare israeliano. Issa Qarake, leader dell’associazione di sostegno ai progionieri politici, ha accusato le autorità carcerarie israeliane di aver trascurato le ferite di Raddad rendendosi responsabili della sua morte. A Gaza un portavoce del Jihad ha rivendicato il lancio di razzi artigianali Qassam contro la città israeliana di Sderot, avvenuto giovedì notte.