Ai nostri otto coraggiosi senatori italiani

13 Luglio 2006

Cari compagni,
sono venuto a conoscenza della vostra intenzione di votare contro il decreto di rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Appoggio pienamente i vostri coraggiosi intenti e condanno le pressioni che i vostri partiti stanno esercitando affinché voi votiate a favore del rifinanziamento. Sono loro ad essere nel torto. Sono loro ad aver ceduto all’imperialismo con il pretesto di salvare il governo.
La guerra in Afghanistan è un’impresa imperialista, una palese violazione dei diritti di un paese sovrano, una ingiustificabile invasione che, peraltro, non è stata avallata da alcuna risoluzione delle Nazioni Unite.
Negli ultimi cinque anni gli Usa hanno cercato di imporre in quel paese un protettorato, ma i loro tentativi si sono trasformati in un enorme fallimento. Perchè? Uno dei compiti fondamentali di un governo è provvedere ad un livello minimo di ordine e sicurezza. Nonostante tutti i loro limiti, i Talebani sono stati in grado di assicurare all’Afghanistan il primo governo affidabile in oltre trent’anni. Al contrario, il regime di occupazione straniera che si è a loro succeduto ha fallito miseramente nell’obiettivo. Secondo una ricerca del Centro di Studi strategici ed internazionali, « la sicurezza è crollata dall’inizio della ricostruzione nel dicembre 2001 ed è, almeno dal 2003, pressoché inesistente ». Il governo insediato da Washington e guidato da Hamid Karzai non è in grado di esercitare la propria autorità al di fuori di Kabul e di un altro paio di città. Non a caso il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha affermato che « senza istituzioni in grado di rispondere ai bisogni basilari della popolazione in tutto il Paese, l’autorità e la legittimità del nuovo governo è destinata ad avere vita breve ».
Quel che è peggio è che l’Afghanistan è diventato un narco-Stato. I Talebani sono stati in grado di ridurre significativamente la produzione di oppio. Dalla loro cacciata nel 2001 la produzione di papaveri da oppio è cresciuta vertiginosamente, raggiungendo un picco nel 2004 e acquisendo il poco onorevole primato di fornire circa l’80% del traffico mondiale di eroina. Qualcosa come 170.000 afgani fanno oggi uso di oppio ed eroina; 30.000 di loro sono donne.
Funzionari e membri del governo sono coinvolti nel 70% dei traffici di narcotici, con circa un quarto dei 249 parlamentari neo-eletti legato al traffico di droga. Il risultato di una recente inchiesta condotta dalla società indipendente “Afghanistan Research and Evalutation Unit” afferma che almeno 17 neo-eletti in Parlamento sono trafficanti di droga, altri 24 sono legati a bande criminali, 40 sono a capo di gruppi armati e 19 sono coinvolti in crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.
Per questi personaggi, che dominano la vita politica afgana, l’insicurezza, per dirla con Kofi Annan, è un “business” ed il malaffare è un “way of life”.
Una volta affidato il Paese a questi commercianti di droga, ladri e signori della guerra non sorprende che i Talebani stiano recuperando consensi e credito in tutto il Paese, specialmente nel Sud, dove sono di stanza le truppe della Nato, comprese quelle italiane nel caso in cui la loro presenza venisse confermata.
I Talebani sono fondamentalisti ma sono percepiti dalla popolazione civile come indigeni nazionalisti, forze combattenti contro un invasore imperiale e un regime corrotto e sostenuto dagli invasori. Le truppe militari straniere hanno aumentato l’appeal dei Talebani, non l’hanno diminuito.
La missione italiana, al pari di quelle delle altre forze Nato, è e sarà percepita come al servizio degli interessi Usa. Essa assolverà ad un compito che la macchina militare Usa non è riuscita a completare in questi cinque anni: imporre con successo l’occupazione militare.
Si tratta di un lavoro sporco ed immorale: la sola strada percorribile per uscire dalla crisi afgana è il ritiro di tutte le truppe straniere d’invasione.
Vi prego di tenere fermo ai vostri convincimenti: non votate il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan. Il vostro coraggio sarà d’esempio per le forze che in tutto il mondo si battono per la pace e la giustizia.

Sinceramente
vostro, Walden Bello