Afghanistan, un incubo

Di fronte alla ferocia dei bombardamenti indiscriminati, di cui la stampa nazional popolare talvolta e’ costretta a parlare invandoci poche e fugaci immagini, si rimane sempre annichiliti e sconvolti.
Riferendo dell’omicido della bambina da parte delle truppe italiane di pochi giorni fa ad Herat avevamo accennato alla strategia militare delle truppe occupanti, che prevede il sistematico attacco alle popolazioni civili come deterrente anti guerriglia. Niente di nuovo rispetto alle guerre moderne, dai bombardamenti a tappeto del generale fascista Graziani in Libia, alle immagini agghiaccianti del villaggio di My Lai in Vietnam, sino alle recentissime immagini provenienti dall’Iraq o dalla Palestina occupata. Gli esempi si perdono.
Cio’ che accade in Afghanistan da oltre 7 anni pare essere un salto di qualita’ rispetto alla raccapricciante storia degli eserciti occidentali.
La media dei bombadamenti quotidiani, di cui solo i piu’ attenti possono trovare traccia nei dispacci del Pentagono e della missione Isaf-Nato ci parlano di numeri impressionanti, con decine di operazioni quotidiane, coordinate da personale dell’aviazione multinazionale, di cui fanno parte generali italiani di alto rango. Un massacro che piu’ di una strategia di dissuasione appare come espressione di una volonta’ di sterminio e/o dispersione di un intero popolo.

Zone impervie, ininteressanti dal punto di vista economico ma centrali per posizione geopolitica e per il passaggio di arterie energetiche strategiche.
Niente da controllare direttamente se non il territorio in quanto tale. In questo contesto popolazioni da secoli determinate a resistere a potenti eserciti occupanti sono solo di ingombro. Quindi l’alternativa proposta a questi abitanti pare essere secca: O la morte o l’esodo, il piu’ lontano possibile, ben oltre i confini del Pakistan.
In questa strategia il nuovo Presidente statunitense, che tante speranze ha sollecitato in una fetta consistente di opinione pubblica progressista, fa da battistrada. Non a caso Obama ha posto tra gli obiettivi militari centrali della sua politica estera la normalizzazione del territorio di confine tra i due paesi.
Una strategia lastricata di sangue, morte e distruzione, di cui possiamo talvolta vedere sloo gli effetti piu’ eclatanti.
Non sappiamo se questo nuovo metodo di sterminio ” democratico ” sortira’ gli effetti desiderati dai centri studio del Pentagono.
Di certo ci sono le vite bruciate sull’altare di una ammnistrazione che nel giro di pochi mesi disvela fino in fondo la sua feroce essenza genocida, colonialista ed imperialista.

Qualcuno oltre Oceano, molti anni fa, aveva un sogno.
Quel sogno si e’ trasformato in un incubo.

La Rete nazionale Disarmiamoli!

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