Afghanistan, italiani brava gente

La Nato e l’esercito Usa sono all’offensiva in Afghanistan «per la protezione dei civili», ma inesorabilmente li ammazziamo come cani. Ieri gli aerei dell’Alleanza atlantica hanno centrato un convoglio uccidendo trenta civili, donne e bambini, pochi giorni fa era toccato ad altri 12, poi ad altri cinque e ancora cinque, e sempre ieri altri 4 a Kapisa. Chi li conta più? È l’aritmetica occidentale-afghana. Che sceglie i bombardamenti indiscriminati di fronte alla necessità di ridurre al minimo le perdite statunitensi e della coalizione occidentale a discapito della popolazione civile.

Stavolta erano profughi in fuga dalla battaglia di Marjah, e fatto singolare, colpiti nella provincia di Uruzgan dove sono di stanza le truppe olandesi, a poche ore dalla caduta del governo dell’Aja sulla richiesta Nato di estendere la missione. Stragi di civili che allargano a dismisura l’influenza talebana a discapito dell’alleato, il corrotto Hamid Karzai. Che è stata poi la tragedia dell’occupazione militare da subito, dopo l’11 settembre, e poi con l’inizio del ruolo della Nato nel marzo 2003, quando la guerra è stata sempre più contrassegnata dalle stragi di civili afghani. Quel popolo per cui ancora si esporta la democrazia armata. Dentro una strategia «infinita» che il nuovo inquilino della Casa Bianca ha fin qui modificato solo a parole. Scriveva il Washington Post che l’obiettivo vero dell’attacco a Marjah è «convincere gli americani che si è aperta una nuova pagina nella guerra in corso da otto anni per dimostrare agli afghani che le forze americane e il governo di Kabul sono in grado di proteggerli dai talebani». Se le cose stanno così, qualcuno avverta Obama del fallimento.
Perché la guerra non porta a nessuna soluzione, non c’è vittoria sul campo per avviare l’exit strategy, l’idea dell’ultima Conferenza di Londra di mettere a libro paga i talebani «buoni», qui non funziona. Il conflitto si è allargato in Pakistan e ogni giorni arriva la risposta della «guerra asimmetrica»: autobombe contro raid aerei.
Quella dei civili target dell’aviazione atlantica è «la tragedia degli errori» scrive l’Osservatore romano. Purtroppo fondata sul diverso valore della vita umana: le morti afghane sono di serie B. Una tragicommedia per la quale chiede «scusa» il generale McCrhystal, l’uomo che ha preteso e ottenuto da Obama altri trentamila marine per l’offensiva in corso a Marjah. E che «sciocca» il ministro degli esteri italiano Frattini. Ma nemmeno tanto l’impavido ministro della difesa La Russa che ha il «coraggio» di dichiarare: «Per vincere in Afghanistan occorre conquistare le menti e i cuori degli afghani. È una tesi che presuppone che non ci siano errori di questo genere o che ce ne siano, ahimé, cinicamente, il minor numero immaginabile possibile». È una licenza di uccidere, perché è come se dicesse: «Ammazzatene ma ammazzatene pochi di civili». Qualche rimorso deve però provarlo, se dopo essersi lungamente vantato che «sì i nostri soldati combattono», ora avverte che i quattro cacciabombardieri Tornado che ha inviato, hanno i cannoncini per «difendersi» ma non bombe da sganciare. Ma tace sul fatto che indicano i target da colpire. Mentre l’Italia viene diplomaticamente fatta fuori: l’ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi non ha avuto il rinnovo della rappresentanza Ue in Afghanistan, gli è stato scelto l’«affidabile» ex ministro Vygaudas Usaksas dimissionario in Lituania perchè responsabile di rendition con l’intelligence Usa. Un fatto che divide la stessa maggioranza, se ieri il ministro per politiche europeee Andrea Ronchi ha tuonato contro la «marginalizzazione dell’Italia».
È questo il bel viatico con cui oggi si apre in Senato l’approvazione del rifinanziamento della missione che vede impegnati in Afghanistan 2.500 soldati italiani più altri mille in arrivo, promessi dal governo Berlusconi a Barack Obama. E per la quale è decisivo il voto bipartisan del Partito democratico e, stavolta, dell’Idv. Forze d’opposizione e invece altrettanto pronte a dire sì e a confermare la vocazione atlantica. Antica quella del Pd, nuovissima quella dell’Italia dei Valori. Che, è bene ricordarlo, a dicembre del 2009 aveva denunciato l’aggiunta nel decreto che rifinanzia la missione afghana di sei mesi in sei mesi (e in Libano e nei Balcani) di un «emendamento» scellerato che garantisce ai soldati italiani in zona di guerra l’impunità sia per omicidio colposo sia per i reati ambientali – cioè «effetti collaterali», cluster bomb, uranio impoverito. Il Pd aveva votato a favore, l’Idv si era astenuto sul provvedimento oggi in Senato, presentando due mozioni contro la missione in Afghanistan. Poi ritirate per approvarne una unitaria con il governo che non nomina nemmeno la necessità di una exit strategy. Incredibile che l’unica presa di posizione del Pd siano state ieri le parole «tautologiche», di Piero Fassino: «In Italia c’è scarso dibattito sull’Afghanistan, scarsa attenzione alla dimensione internazionale…». Che non sia responsabilità anche del Pd, visto che, come una coazione a ripetere, voterà sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan, influenzando stavolta anche l’Idv?
Restano in pochi a dire no. Urla contro i «delinquenti politici» Gino Strada di Emergency, accusa le ambiguità della missione PeaceReporter, chiedono di uscire dalla guerra Prc e Pdci. Senza una sola protesta vera. Né c’è la possibilità che il «movimento viola» che scenderà in piazza sabato prossimo contro la corruzione della nuova Tangentopoli, senta il bisogno di includere nel concetto di corruzione la compartecipazione alla guerra che fa della Costituzione carta straccia.