Afghanistan, arrestati a Lashkargah tre operatori italiani di Emergency

Tre operatori italiani dell’ospedale dei Emergency a Lashkargah, nella provincia meridionale di Helmand, sono stati arrestati dalle forze di sicurezza afgane e dalle truppe Nato con l’accusa di coinvolgimento in un complotto per organizzare attentati suicidi e per assassinare il governatore locale, Gulab Mangal. Assieme a loro sono stati fermati altri sei dipendenti afgani dell’ospedale.
Secondo Daud Ahmadi, portavoce del governatore di Helmand, le forze di sicurezza che hanno fatto irruzione nell’ospedale di Emergency avrebbero trovato nel magazzino dell’ospedale due giubbotti esplosivi, granate e armi da fuoco.
Non si sa dove gli arrestati siano detenuti.
La sede milanese dell’ong non e’ ancora riuscita a parlare con loro.
“Quando abbiamo provato a chiamare il telefono di uno dei nostri operatori – ha dichiarato Maso Notarianni, responsabile comunicazione di Emergency – ha risposto un uomo che si e’ qualificato come appartenente alle forze armate britanniche, ci ha assicurato che gli italiani erano con lui e stavano bene, ma non ce li ha passati”.
“L’accusa di un qualsiasi complotto o del favoreggiamento di qualsiasi azione violenta è assolutamente ridicola”, ha detto Notarianni. “Chiunque, qualsiasi afghano medio, ridirebbe del fatto che qualunque membro dello staff di Emergency possa complottare alcunché. Dal ministro Frattini ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e che esiga che la situazione torni alla normalità. L’ospedale di Lashkargah opera in una situazione difficile nella provincia di Helmand è in corso da settimane un’operazione militare che ha colpito molti civili, che spesso non potevano ricevere alcun soccorso”.
La Farnesina, dal canto suo, “ribadisce la linea di assoluto rigore del governo italiano contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo in Afghanistan, così come altrove” e che “i medici italiani in stato di fermo lavoravano in una struttura umanitaria non riconducibile ne’ direttamente ne’ indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”.