Adele, ebrea e perseguitata: via l’assegno di risarcimento

Ha vinto, ancora una volta, il volto avido dello Stato. Da qualche giorno, anche l’ebrea Adele Drutter, 97 anni, ha perso l’ultima battaglia legale proprio contro
quello Stato che ufficialmente oggi «tutela» coloro che perseguitò nel passato. È già accaduto a centinaia di ebrei italiani: chiedere invano ai giudici – proprio in virtù di una legge ad hoc, varata nel ’95 – di essere risarciti dalle sofferenze subite durante la Shoah. L’ultima battaglia, stavolta, si è svolta presso la I sezione d’Appello della Corte dei Conti, presso la quale nel 2002 il ministero dell’Economia e delle Finanze ha presentato un ricorso contro una sentenza pronunciata a favore della signora Drutter dalla Corte dei Conti del Veneto. Oggetto del contendere, il cosiddetto «assegno di benemerenza» di 430 euro al mese attribuito ai supersiti dell’Olocausto e finora assegnato, in Italia, soltanto a poco più di un migliaio di ebrei. La sentenza, depositata da qualche giorno, nega definitivamente alla Drutter il diritto all’assegno. È finito così un calvario giudiziario durato sette anni.
Nata a Zarta, Adele Drutter perse il suo lavoro come impiegata contabile in una cartoleria di Roma e scampò ai forni grazie al sacrificio di sua madre, che fu condotta da sola ad Auschwitz dopo che si finse domestica davanti alle Ss che avevano bussato alla loro porta.
Per queste e altre motivazioni, la Corte del Veneto l’aveva ritenuta meritevole dell’assegno di benemerenza. Non così il ministero, non così il Collegio della Corte dei Conti che nel 2002 ha dichiarato ammissibile il ricorso da parte della pubblica amministrazione e non così, adesso, la I sezione di Appello della Corte dei Conti. Il collegio che ha emesso la nuova sentenza aveva al suo interno lo stesso giudice relatore che quattro anni fa fu membro della Corte che giudicò ammissibile il ricorso presentato dal ministero.
Questo il ragionamento della Corte dei Conti sul caso della signora Drutter: «L’interessata – si legge nella sentenza di accoglimento del ricorso – ha subito discriminazioni che furono comuni a tutti i cittadini di religione ebraica». Infatti, non hanno diritto al risarcimento «i cittadini ebraici che furono sottoposti a persecuzioni sulla base di disposizioni di carattere generale… ». Dichiara il professore Rafael Levi, che ha assistito legalmente la signora Drutter: «È una sentenza da far rabbrividire. Tra le altre cose, Adele Drutter, che era sposata con un cattolico, ha dimostrato con documenti alla mano che ha rischiato di vedersi revocata la potestà genitoriale in quanto ebrea. Ovvero, ha vissuto nella paura costante di vedersi allontanata da suo figlio. Ma questa sofferenza morale, secondo la cosiddetta giustizia, non le dà diritto al risarcimento perché, dice in pratica la sentenza, tale condizione era comune a tutti gli ebrei!!. Ci sono centinaia di persone nelle condizioni di Adele Drutter e lo Stato italiano sta sfruttando, contro le vittime delle leggi razziali, tutti i cavilli giudiziari e il sostanziale caos normativo. Eppure, basterebbe poco per sanare quest’assurda ingiustizia: il ministero delle Finanze potrebbe applicare l’articolo 78 della legge sulle pensioni di guerra – il DPR 915/78 – che prevede “modificazioni e revisioni, d’ufficio o a domanda, dei provvedimenti, ai fini dell’eventuale attribuzione di trattamento più favorevole”».