Addio Folon, disegnatore di sogni

Jean-Michel Folon si è spento oggi in terra di Francia, dopo una lunga malattia.
Nato a Bruxelles nel 1934, per tutta la vita ha regalato al mondo le immagini disegnate o acquarellate di una serie interminabili di personaggi eterei, gentili ed ironici. Un esercito di piccoli uomini goffi e smarriti che, come usciti da un sogno, hanno battuto le strade del mondo, denunciando con una dolce e popolare soavità qualsiasi progetto di arroganza e di morte rivolto contro l’uomo e contro la natura.

L’impegno civile di Folon è stato uno stigma che ha caratterizzato l’intero corso di una vita pubblica ed artistica ricca di successi e riconoscimenti. Il tratto inconfondibile del suo disegno e la leggerezza dei suoi acquerelli hanno fatto di lui, tecnicamente, un formidabile illustratore. Qualità messe al servizio di una grande opera di divulgazione artistica che ha preso in carico l’onere della difesa dei più generali e imprescindibili interessi dell’umanità, a favore della pace e contro lo sfruttamento selvaggio del pianeta.

La sua educazione artistica fu di lusso. Abbandonati, nel 1955, gli studi di architettura, egli ritrovò nel disegno la tecnica espressiva più consona al suo temperamento e al suo naturale talento. Lasciato il Belgio, fu in Francia che Folon scoprì i suoi maestri: Picasso e gli epigoni del Surrealismo. Dalla scuola di Breton lo distinse tuttavia un sovracontrollo cartesiano della ragione che ha fatto sì che la sua fantasia ad impronta onirica non abbandonasse mai gli scopi di una personale “predicazione civile”.

Questa fu la sua autentica vocazione che, non casualmente, fu alla base delle molteplici collaborazioni con riviste come Horizon, Esquire, Time, The Newyorker. Era naturale per lui realizzare manifesti, come film di animazione o illustrare opere di Kafka o di Borges. La sua era un’arte “consapevolmente applicata”. Laddove nell’aggettivo “applicata” non va riconosciuto il senso di una diminutio.

Nel 1969 una grande mostra nella galleria “Lefebre” di New York lo consacra internazionalmente, imponendo il suo nome nel novero dei grandi protagonisti del disegno e della illustrazione contemporanea. I suoi coloratissimi acquerelli cominciano ad essere conosciuti nel mondo. Un anno dopo la Biennale di Venezia gli attribuisce una ulteriore consacrazione.

Da quel momento in poi sarà interminabile la sequenza di mostre in tutte le parti del mondo: Belgio, Francia, Italia, Svizzera, Giappone, Stati Uniti, Brasile fino alle grandi e ricapitolative personali al Musée des Arts Decoratifs di Parigi e al Museo di Arte moderna di Bruxelles. I soggetti preferiti di Folon sono sempre gli stessi: il volo, la mano, il viaggio, lo sguardo, la testa, i totem, gli uccelli, disegnati, acquerellati, realizzati in tecnica serigrafica o con procedimenti plastici, all’interno di una impaginazione che tende a rendere esplicito il suo messaggio.

A partire dagli anni Novanta Folon si dedica assiduamente alla scultura ricevendo con la famosa mostra del Metropolitan di New York un significativo riconoscimento. Dalla leggerezza dei colori ad acqua, passa al peso e all’ingombro della ricerca plastica. Dalle opere a tre dimensioni dell’autore belga emerge un’inquietudine estranea alla sua precedente produzione grafica. Emerge il suo lato oscuro, il senso è più profondo di un’angoscia squisitamente umana. Resiste tuttavia la tensione ad andare oltre l’ostacolo, verso l’aria e la luce. Osserva Folon: «Toutes mes sculptures regardent le celle (la cella ndr), c’est une facon de mettre le celle dans la sculpture». Nel corso della sua lunga carriera ha lavorato per l’illustrazione di grandi progetti industriali per l’Olivetti, la Snam, l’Italgas ma non ha fatto mancare il suo contributo quando gli è stato richiesto per motivi umanitari da organismi come Amnesty International o la Fao. Non si può non citare a questo punto l’amore di Folon per il nostro paese e in particolare per la Toscana (un suo celebre acquerello del 1980 è intitolato appunto “La Toscana”). Nello scorso settembre, questa regione gli ha conferito il Gonfalone d’argento per meriti artistici, mentre l’autore regalava alla galleria degli Uffizi un suo autoritratto. A siglare questo patto di amore tra la città e il celebre illustratore, Firenze ha realizzato in maggio una grande retrospettiva fra la Sala d’Arme di Palazzo Vecchio e Forte Belvedere. Folon l’ha definita: «… la più bella mostra della mia vita».

Disgraziatamente è stata anche l’ultima, giusto in tempo per celebrare l’opera e la vita di un autore che ha messo a disposizione la sua tecnica raffinata e la sua fantasia lieve per il sostegno alla causa dei diritti fondamentali dell’uomo. Gli acquerelli di Folon restano come “cartoline contro la barbarie”.